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Cinghiali, la protesta degli agricoltori: Coldiretti scende in piazza - BergamoNews
A milano

Cinghiali, la protesta degli agricoltori: Coldiretti scende in piazza

La delegazione bergamasca in prima linea nella protesta.

Anche numerosi agricoltori bergamaschi, con il presidente e il direttore di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio e Carlo Loffreda, hanno partecipato alla manifestazione che si è svolta questa mattina a Milano in piazza Città di Lombardia con centinaia di agricoltori provenienti da tutta la regione che hanno lanciato un grido d’allarme contro l’invasione dei cinghiali.

Esasperati per una situazione ormai fuori controllo, hanno voluto denunciare i continui attacchi dei selvatici che con le loro incursioni distruggono i raccolti, rovinano le coltivazioni e minacciano gli animali allevati, senza contare gli incidenti stradali e le problematiche di tipo sanitario. In piazza con gli agricoltori anche numerosi sindaci e rappresentanti delle Istituzioni.

Per Bergamo erano presenti il sindaco di Dossena Fabio Bonzi, il sindaco di Berzo San Fermo Luciano Trapletti, il sindaco di Fontanella Mauro Brambilla, il sindaco di Covo Andrea Cappelletti, il sindaco di Foresto Sparso Gennaro Bellini, il sindaco di Grone Enrico Agazzi, il sindaco di Osio Sopra Edilio Pelicioli, il vicesindaco di Pedrengo Giacomo Tomaselli, il vicesindaco di Misano Gera D’Adda Piero Pilenga, l’assessore di Sotto il Monte Giovanni XXXII Debora Biffi, l’assessore di Mozzanica Giulia Pelizzari e l’assessore di San Paolo D’Argon Marco Facchinetti. Hanno voluto far sentire la loro vicinanza anche i consiglieri regionali Giovanni Malanchini e Paolo Franco.

“I cinghiali sono una vera e propria calamità – sottolinea il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio -; causano danni ingentissimi al settore agricolo e rappresentano un pericolo anche per l’incolumità dei cittadini. I cinghiali ormai si stanno diffondendo su tutto il territorio collinare e montano della nostra provincia e sono arrivati fino alle porte di Bergamo città”.

A Milano nella piazza piena di gente, gli agricoltori bergamaschi hanno portato cartelli con scritte che riassumono la loro esasperazione: “Noi seminiamo, i cinghiali raccolgono”; “Chiuso per cinghiali”, “Difendiamo il nostro territorio” e “Niente lockdown per i cinghiali”.

Generico luglio 2021

Coldiretti stima che, in dieci anni, siano stati almeno novemila gli assalti dei cinghiali in Lombardia che hanno devastato le campagne e provocato incidenti stradali.

“Sono 30 anni che subiamo i danni causati dai cinghiali – afferma Angelo Casali, agricoltore di Berzo San Fermo – un incubo che ormai è cresciuto a dismisura. Noi lavoriamo e questi animali nel giro di poche ore distruggono tutto. La loro azione è devastante: frantumano la cotica erbosa nei prati mentre nelle vigne sradicano le barbatelle più giovani e quando l’uva è matura mangiano i grappoli più vicini al terreno. Le incursioni nei prati poi si ripercuotono anche nelle stalle: nei terreni dove passano lasciano le zolle tutte sollevate, così si raccoglie un foraggio di scarsa qualità che quando viene utilizzato per l’alimentazione delle mucche mette a rischio il loro benessere e anche il latte che producono ne risente”.

Coldiretti Bergamo sottolinea che con l’emergenza Covid, che ha ridotto per mesi la presenza dell’uomo all’aperto, i cinghiali proliferano e dopo il lockdown hanno raggiunto in Italia la cifra record di 2,3 milioni di esemplari con un aumento a livello nazionale del 15%, secondo stime della Coldiretti. Le limitazioni imposte dalla pandemia hanno spinto ancora di più questi selvatici verso le città alla ricerca di cibo tra i rifiuti, nei parchi e addirittura nei cortili delle case con evidenti rischi della salute.

“Il tema è per noi molto caldo e molto sentito – ha detto Fabio Bonzi, sindaco di Dossena – in quanto in questo periodo molti dei nostri allevatori stanno monticando sugli gli alpeggi e più che dedicarsi all’attività agricola sono costretti a dedicarsi alla sistemazione dei danni causati dagli animali selvatici, in particolare dai cinghiali. Serve quindi una scelta di campo da parte della politica per tutelare chi tutti i giorni si alza alla mattina all’alba per fare il proprio lavoro”.

I cinghiali sconvolgono anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico e non risparmiano i muretti a secco, la cui arte è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’Umanità. Senza dimenticare il pericolo per la diffusione di malattie evidenziato dallo stesso Piano di sorveglianza e prevenzione per il 2021, pubblicato dal ministero della Salute, che ribadisce come i cinghiali abbiano una responsabilità fondamentale per la diffusione della Peste Suina Africana (Psa) e dunque una delle misure necessarie in Italia è la gestione numerica della popolazione di questi animali. L’azione dunque secondo il Piano deve essere indirizzata alla riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette.

Generico luglio 2021

La Coldiretti a livello nazionale chiede che le Regioni si coordinino strettamente con lo Stato e operino in modo risoluto per attuare le misure previste per il controllo e il contenimento dei cinghiali, affinché:
• gli agricoltori possano avanzare richiesta di intervento e procedere direttamente in quanto muniti di apposita licenza;
• l’attività di coordinamento delle azioni di contenimento e prelievo spettino alla polizia municipale e provinciale;
• gli agricoltori vengano coadiuvati dalle stesse forze dell’ordine, da guardie venatorie volontarie ma possano delegare le attività a cacciatori abilitati iscritti all’apposito registro regionale;
• il calendario venatorio venga allargato fino a comprendere i mesi che vanno da settembre a gennaio;
• che la regia complessiva di tali azioni di contenimento e prelievo sia affidata al prefetto in quanto “competente per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza”.

“La fauna selvatica – conclude Brivio – non è solo un problema degli agricoltori, ma è un problema di comunità e soprattutto di civiltà. Abbiamo manifestato perché vogliamo che ci venga garantito il diritto di vivere in sicurezza, di avere raccolti che siano indispensabili per assicurare quell’autoapprovvigionamento alimentare di cui i cittadini hanno bisogno. Questa è una battaglia che dobbiamo condurre tutti insieme, soprattutto con quelle forze politiche che dimostrano di essere responsabili verso questo problema”.

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