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Tumore alla prostata, gli esperti “L’importanza della diagnosi precoce e della multidisciplinarità nelle cure” - BergamoNews
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Salute

L'intervista

Tumore alla prostata, gli esperti “L’importanza della diagnosi precoce e della multidisciplinarità nelle cure”

Ne parliamo con il dottor Alessandro Piccinelli, responsabile dell’unità operativa di urologia del Policlinico San Pietro e con il dottor Riccardo Galli, urologo della stessa unità

Il tumore alla prostata è la forma di neoplasia maligna più frequente nell’uomo adulto. Colpisce prevalentemente sopra i 60 anni rappresentando un importante problema di spesa sanitaria. Basti pensare che nei Paesi Occidentali costituisce circa il 15% di tutti i tumori nella popolazione maschile. Come tutti i tumori, deriva da una crescita incontrollata delle cellule della prostata, ovvero la ghiandola localizzata tra vescica e uretra, anteriormente al retto.La buona notizia è che se diagnosticato e curato tempestivamente la probabilità che la malattia abbia un esito infausto è bassa. Ne parliamo con il dottor Alessandro Piccinelli, responsabile dell’unità operativa di urologia del Policlinico San Pietro e con il dottor Riccardo Galli, urologo della stessa unità, dove è possibile essere seguiti in un percorso personalizzato di diagnosi e cura del tumore alla prostata con tecnologie all’avanguardia e un approccio multidisciplinare che vede coinvolti oltre all’urologo anche oncologo e radioterapista.

alessandro piccinelli

Dottor Piccinelli e dottor Galli, quali sono i fattori di rischio del tumore alla prostata?

I principali sono l’età e la familiarità. Le possibilità di ammalarsi sono molto scarse prima dei 40 anni, mentre aumentano considerevolmente dopo i 50 anni e circa 2 tumori su 3 sono diagnosticati dopo i 60 anni. Inoltre, il rischio di ammalarsi è pari al doppio in chi ha un parente consanguineo (padre, fratello etc.) con questo tumore rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia.Esistono poi anche alcuni fattori di rischio modificabili, che possono favorire l’insorgenza e lo sviluppo della malattia, legati allo stile di vita. Tra questi il sovrappeso e l’obesità, la sedentarietà e la dieta ricca di grassi saturi.

Come si manifesta e come può essere diagnosticato?

Questo tumore della prostata è asintomatico, pertanto è di vitale importanza la diagnosi precoce, innanzitutto con dosaggio del PSA (dosaggio dell’antigene prostatico specifico) e visita urologica dai 50 anni in poi (con cadenza indicata dallo specialista urologo in base agli eventuali fattori di rischio), da anticipare se c’è familiarità diretta per questa neoplasia. Se nella maggior parte dei casi il tumore alla prostata rimane confinato e cresce molto lentamente, al punto da non essere diagnosticato per anni, in altri, invece, può risultare molto aggressivo e diffondersi velocemente ad altre parti del corpo. Inquadrarne correttamente la tipologia e il livello di aggressività è indispensabile per poter mettere a punto la strategia terapeutica più efficace e meno invasiva.L’algoritmo diagnostico corrente del tumore alla prostata si basa su: anamnesi, esame digito-rettale, dosaggio dell’antigene prostatico specifico (Psa) e biopsia prostatica ecoguidata.

riccardo galli

In cosa consistono nello specifico queste indagini?

L’anamnesi è il primo e fondamentale passo per avere un inquadramento corretto del paziente e consiste nella raccolta dei sintomi e della storia clinica del paziente e dei suoi familiari.L’esplorazione rettale invece permette a volte di identificare al tatto la presenza di eventuali noduli a livello della prostata. Il dosaggio del PSA è un semplice prelievo di sangue per misurare i livelli di PSA, ovvero l’enzima prodotto e secreto dalla prostata che mantiene fluido il liquido seminale, contribuisce alla corretta viscosità dello sperma e garantisce la motilità degli spermatozoi. La produzione di questo enzima può aumentare quando le cellule prostatiche degenerano in tumore (la produzione è 10 volte superiore). In particolare, risulta più alto quando le cellule prostatiche sono infiammate, in caso di iperplasia prostatica benigna, poiché aumenta il numero di cellule prostatiche con conseguente incremento del PSA e in presenza di un tumore alla prostata. Infine, la biopsia multipla ecoguidata è indispensabile in caso di sospetto palpatorio alla visita specialistica o di alterazione del PSA e rappresenta l’unico esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali. Questa indagine consiste in una sola puntura, con apposito ago, a livello del perineo (la zona tra i testicoli e l’ano), da cui si prelevano dei piccoli campioni di tessuto prostatico che vengono poi analizzati al microscopio per rilevare o escludere la presenza di cellule neoplastiche. Da qualche anno è disponibile anche un nuovo tipo di biopsia prostatica, chiamata fusion, che permette di eseguire biopsie in modo ancora più mirato e preciso, ma allo stesso tempo meno invasivo. Nello specifico, questa biopsia viene eseguita in modo mirato su aree sospette per tumore segnalate alla Risonanza Magnetica Multiparametrica. In pratica si trasferiscono le informazioni della risonanza sull’immagine ecografica tridimensionale, permettendo così di ‘mirare’ in modo molto preciso. In questo modo si può massimizzare e velocizzare la diagnosi del tumore alla prostata riducendo la necessità di ricorso a biopsie multiple, incrementando la diagnosi dei tumori più aggressivi e riducendo quella dei tumori a più lenta crescita.

Quali sono le cure per il tumore alla prostata?

Oggi sono disponibili diversi tipi di trattamento, nello specifico la chirurgia, la terapia ormonale e chemioterapica e la radioterapia.La scelta della terapia o delle terapie deriva da un’attenta valutazione delle caratteristiche del paziente (età, aspettativa di vita etc.) e della malattia (basso, intermedio o alto rischio). In quest’ottica, negli ultimi anni, è diventato sempre più cruciale per l’elaborazione di strategie terapeutiche il più possibile personalizzate ed efficaci l’approccio multidisciplinare. Da due anni anche al Policlinico San Pietro tutti i casi oncologici prostatici vengono affrontati in modo multidisciplinare.

Ma quali vantaggi offre nello specifico questo approccio?

Permette di affrontare al meglio tutte le fasi della malattia, migliorando la scelta terapeutica, il supporto e la risposta ai trattamenti.Si basa sulla sinergia e competenza di più specialisti coinvolti a formare un team, tra cui oncologo, radioterapista e urologo, che collaborando permettono di porre il paziente al centro del percorso di diagnosi e cura, proponendo un approccio ‘personalizzato’, diverso da paziente a paziente. Le figure professionali coinvolte integrano le proprie competenze e esperienze cliniche-relazionali per ottimizzare il percorso diagnostico-terapeutico. La gestione varia sulla base delle caratteristiche del paziente e della malattia, valutando percorsi diagnostici, di stadiazione e indirizzando a diverse terapie come la chirurgia, la radioterapia esterna, l’ormonoterapia, la chemioterapia, come anche atteggiamenti osservazionali di vigile monitoraggio. Tutti i casi di patologia oncologica prostatica vengono ‘discussi collegialmente’ in assenza del paziente, per pianificare il percorso migliore in ogni singolo caso. Successivamente l’esito della discussione viene comunicato al paziente dallo specialista di riferimento o con “visite multidisciplinari”, in cui il paziente incontra simultaneamente gli specialisti coinvolti nel suo percorso assistenziale.

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