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L'anno scorso volontario all'ospedale da campo: ora l'inviato delle Iene si tatua "Mola Mia" sul polso - BergamoNews
La storia

L’anno scorso volontario all’ospedale da campo: ora l’inviato delle Iene si tatua “Mola Mia” sul polso

E il tatuaggio se lo è fatto proprio a Bergamo, da Marco Carminati che aveva impresso la Sicilia sul petto del magazziniere in pensione finito in coma e salvato a Palermo

Ad aprile dello scorso anno aveva lasciato la sua Sicilia per venire a Bergamo, allora nel pieno dell’emergenza Covid con la prima ondata che si stava mostrando in tutta la sua violenza. 

Ismaele La Vardera, giornalista del programma di Italia 1 Le Iene, aveva deciso di toccare con mano lo spirito bergamasco e nella doppia veste di inviato e volontario, si era rimboccato le maniche per lavorare gomito a gomito con gli alpini e con tutte le altre professionalità che in quei giorni stavano dando gli ultimi ritocchi e hanno poi accolto i primi pazienti nell’ospedale da campo di via Lunga.

Da operaio tuttofare a cuoco, La Vardera si era messo a completa disposizione: “Quando dal divano di casa mia ho visto cosa stava succedendo a Bergamo – ci aveva spiegato – ho pensato di fare qualcosa che potesse essere utile per il mio lavoro ma soprattutto per la vostra città. Così ho deciso di venire a Bergamo per dare una mano nel mio piccolo e allo stesso tempo raccontare cosa è stato realizzato qui”.

Pienamente coinvolto, ci aveva raccontato in un video le sue emozioni del momento, sottolineando subito lo straordinario spirito che aveva immediatamente notato nei bergamaschi, con la loro voglia di rialzare subito la testa e di lavorare a testa bassa per farlo il prima possibile.

 

 

 

Un’esperienza nella quale si era subito sentito coinvolto e che da qualche giorno ha deciso di imprimere per sempre sulla sua pelle, facendosi tatuare la scritta “Mola mia” accompagnata da una penna alpina sul polso. 

“Mola mia, mai mollare – racconta oggi -. Era il motto degli artigiani e degli alpini che hanno costruito, in soli 8 giorni l’ospedale da campo di Bergamo, salvando centinaia di vite umane. Lavoravano anche 14 ore al giorno, quando saliva la stanchezza la parola d’ordine era MOLA MIA. Che anima e che cuore i bergamaschi”.

Ma il 28enne siciliano è voluto andare oltre, perchè quel tatuaggio se lo è fatto proprio a Bergamo, nello studio di via Pignolo di Marco Carminati che lo scorso anno, più o meno di questi tempi, aveva realizzato la Sicilia sul petto di Ettore Consonni: 62 anni, magazziniere in pensione, era finito in coma e al suo risveglio si era trovato a Palermo, nell’ospedale che poi lo salverà dal Covid. Come segno di riconoscenza aveva promesso che si sarebbe tatuato la sagoma della Sicilia e così aveva fatto al suo rientro a casa, abbracciato da moglie e figli.

“Come un cerchio magico che si chiude – spiega la sua scelta l’inviato de Le Iene – Mola Mia, oggi più che mai”.

 

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