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Covid, la variante Delta che ora spaventa il mondo, gli esperti: "È necessario vaccinarsi" - BergamoNews
L'allerta

Covid, la variante Delta che ora spaventa il mondo, gli esperti: “È necessario vaccinarsi”

La mutazione del coronavirus scoperta per la prima volta in India si sta diffondendo da un continente all'altro costringendo diversi Paesi a ripristinare le restrizioni. In Gran Bretagna venerdì oltre 18 mila casi, record da febbraio. Lockdown a Sidney in Australia, in Israele torna la mascherina e in Sudafrica si apre una "fase esponenziale della pandemia".

La diffusione della variante Delta del Covid 19, prima conosciuta come indiana e che ha fatto la sua apparizione nel dicembre 2020, spaventa sempre più il mondo e preoccupa anche l’Italia. Questa mutazione del virus ha una maggiore trasmissibilità e può eludere parzialmente la risposta immunitaria, come è stato fatto presente anche nell’ultimo monitoraggio settimanale dell’Iss-Ministero della Salute.

In Italia la variante Delta è in aumento al 16,8%, mentre la più diffusa rimane ancora la variante Alfa (74,92%). In Lombardia, dai dati raccolti nel mese di giugno sulle varianti, prevale quella inglese (64% del totale delle varianti), seguita dalla indiana (la Delta 3,2%, la Kappa 0,8%), dalla Brasiliana (1%) e dalla Sudafricana (2%). “Abbiamo deciso in questo periodo in cui abbiamo pochi positivi di sequenziare tutti i positivi, e lo confermo: tutti i positivi vengono sequenziati per tenere sotto controllo le varianti”, ha detto la vicepresidente e assessore al Welfare della Regione, Letizia Moratti. Per ora sono 25 i casi positivi alla variante Delta riscontrati tra Piacenza e Cremona. Ed emerge che “nessuno era vaccinato”. Il focolaio è stato rilevato in due aziende del polo logistico piacentino e ha coinvolto sia dipendenti che i loro familiari o amici. Nessuno ha manifestato sintomi gravi.

Sebbene i dati di giugno non siano ancora consolidati, dalle prime segnalazioni di sequenziamenti, c’è un aumento, in percentuale, dei casi di variante Kappa e Delta, e un suo sottotipo, che passano dal 4,2% nel mese di maggio, al 16,8% del mese di giugno (dati estratti al 21 del mese). Sono le prime segnalazioni delle ultime settimane, monitorate dal Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 dell’Iss.

LA VARIANTE DELTA NEL MONDO
Se in Italia assistiamo fortunatamente per ora a pochi contagi della variante Delta del Covid 19, non mondo i segnali sono preoccupanti. Letale è la la sua diffusione in Russia, dove la campagna vaccinale procede a rilento. Si registra un’impennata di casi anche in Israele dove è tornato l’obbligo della mascherina mentre Sydney, in Australia, impone di nuovo il coprifuoco. Secondo l’Oms la variante Delta è presente in almeno 80 Paesi. Da Ginevra, sede dell’Organizzazione mondiale della Sanità, osservano che “bisognerebbe sequenziare almeno il 5% dei casi positivi, mentre la gran parte dei Paesi sono lontani da questa cifra”. L’Italia, per esempio, non supera l’1%. A smorzare la paura, i primi studi sembrano indicare che la protezione dei vaccini con questa variante si abbasserebbe sì ma di poco.

GLI ESPERTI
Gli esperti invitano la popolazione a non rinviare la seconda dose di vaccino a dopo le vacanze.

Per il presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli: “Una sola dose di vaccino non copre adeguatamente dalla variante Delta. “La variante – precisa – solleva preoccupazione perché è più contagiosa e può provocare patologie significative nei soggetti non vaccinati o in chi ha una sola dose di vaccino. Per questo è importante progredire con la campagna vaccinale”.

“Quando il Regno Unito ha deciso di estendere l’intervallo di tempo tra la prima e la seconda dose dei vaccini a mRNA ho dichiarato la mia preoccupazione, spiegando che generare immunità parziale nella popolazione durante una pandemia favorisce la circolazione di varianti resistenti agli anticorpi. È questo quello che sta accadendo con la variante Delta”. Scrive sul proprio suo profilo Fb l’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola.
“Il virus è non solo più trasmissibile ma anche meno sensibile agli anticorpi. Per questo motivo, come ora indicato nel sito ECDC, chi ha ricevuto una sola dose, può non solo infettarsi ma anche ammalarsi. Ecco quindi ora la corsa a fare i richiami in fretta: meglio coprire bene le persone con più di 50 anni piuttosto che vaccinare i ragazzi. Anche questo avrebbe dovuto essere ovvio da subito. Errori a parte, per i cittadini il messaggio è: bisogna vaccinarsi tutti perché nessuno godrà del l’immunità di gregge (che, come dico da mesi, non si raggiungerà); bisogna fare il richiamo senza rimandare a dopo le vacanze; finché non si è completamente vaccinati (10 giorni dalla seconda dose), bisogna continuare a usare mascherine e distanziamento. Solo dopo il ciclo completo di vaccinazione possiamo sentirci al sicuro” conclude.

“È importante che si parta per le vacanze con la seconda dose di vaccino effettuata. Noi dobbiamo convincere a non rinviare il vaccino per andare in ferie – afferma Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani di Roma -. Allo stesso tempo dobbiamo andare incontro alle persone per agevolarle nelle vaccinazioni. Non è il tempo della preoccupazione, ma è il tempo ancora di più di agire, dobbiamo vaccinare sempre più vaste aree di popolazione e metterci in sicurezza. Poi isolare, sequenziare le varianti, studiarle e adeguare i nostri strumenti: vaccini e anticorpi monoclonali”.

“Per le discoteche devono esserci le stesse regole che valgono per gli stadi e per gli altri luoghi di aggregazione penso agli spazi con i maxi schermi. Innanzitutto devono essere all’aperto. Quindi il green pass, il vaccino o un tampone negativo nelle ultime 24 ore – aggiunge Vaia -. Queste regole ci servono per andare avanti e godere degli spazi. Evitiamo furbizie per non rischiare di tornare indietro”.

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