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Il no della Regione al Pirellone illuminato per il Pride; Carretta: "Impossibile parlare di certi diritti" - BergamoNews
La lettera

Il no della Regione al Pirellone illuminato per il Pride; Carretta: “Impossibile parlare di certi diritti”

Il racconto del consigliere regionale bergamasco di Azione Niccolò Carretta dopo l'accesa discussione in consiglio regionale sulla proposta di accendere il Pirellone con i colori dell'arcobaleno per il Pride di Milano

“Mi trovo a scrivere questa breve lettera a mente fredda e a 24 ore dalla seduta d’Aula di un Consiglio Regionale che improvvisamente si è accesa”, inizia così la lettera del consigliere regionale bergamasco Niccolò Carretta (Azione) inviata a Bergamonews.it dopo la discussione nell’aula consigliare milanese di martedì 15 giugno attorno alla proposta di illuminare dei colori dell’arcobaleno il Pirellone per il Pride di Milano, che si terrà dal 18 al 24 giugno.

Un ordine del giorno bocciato dalla maggioranza del centrodestra, alla fine di un acceso dibattito in cui non mancati toni molto duri e insulti

“Insieme ai colleghi Verni e Bocci, avevamo presentato una mozione simbolica per provare a dare un segnale di vicinanza ad un mondo che sta vivendo un momento molto particolare. Come sappiamo la discussione attorno al DDL ZAN in Parlamento ha suscitato notevoli divisioni, nonostante si trattasse di un testo volto a aumentare le tutele e disincentivare la violenza omofoba che, purtroppo, riempie ancora quasi quotidianamente le pagine dei giornali italiani. Il Disegno non è ancora Legge e, purtroppo, la strada per l’approvazione non è sicuramente in discesa. Si sa, per i diritti bisogna combattere, lottare, metterci la faccia e ingoiare più di un rospo, ma per i diritti sappiamo anche che non bisogna mollare mai”, continua Carretta.

“In Regione, visto il mese del Pride e della comunità LGBTQIA, avremmo voluto far fare a tutto il Consiglio uno scatto d’orgoglio e far adottare un gesto simbolico che avrebbe sicuramente fatto piacere a molti. Dopo essersi acceso per il Family Day, perché, il Pirellone, non poteva tingersi per qualche istante con i colori dell’arcobaleno?”, sottolinea il consigliere.

“Purtroppo, però, il dibattito è sceso sotto ogni limite tollerabile, passando dalle questioni politiche agli insulti personali a me, alle mie colleghe e ai miei colleghi di Opposizione. Motivazioni più che legittime, ma onestamente lontane dal vero senso della questione, hanno portato la discussione sul tracciato sbagliato, fino a farlo accendere improvvisamente, tanto da obbligare il VicePresidente dell’Assemblea a chiudere in fretta e furia la Seduta. Parlare di diritti, in Lombardia è come buttare benzina sul fuoco. Perché?
Non è stata una serata facile, perché credevo che difendere i diritti fosse un’azione politica trasversale, apartitica e post-ideologica. Non è stato così, perché in Regione il clima, quando si parla di certi diritti, si fa pesante, l’aria è quasi irrespirabile soffocata da brutte parole, colme di arroganza, supponenza e, talvolta, omofobia. Non indietreggio perché so di essere nel giusto. Perché non si sbaglia mai quando si aggiungono diritti, perché è sempre sbagliato negarli per partito preso.
Badate, non voglio e non ho mai voluto applicare la censura verso chi la pensa diversamente da me, ma ho sempre chiesto e chiederò sempre che la discussione si basi sul rispetto della persona e sull’ascolto reciproco. Quanto successo non è degno dei cittadini che rappresentiamo e entrerà nella storia del Consiglio Regionale lombardo, come uno dei giorni più tristi. Da liberale democratico quale sono continuerò a lottare per i pieni diritti di tutti”.

Il centrodestra, dal canto suo, attraverso le parole dell’assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato, ha risposto alle accuse: “La sinistra, tenutaria della difesa delle minoranze, si è dimenticata di manifestare per la povera pakistana uccisa Saman Abbas. In aula ha perso l’occasione per denunciare, insieme a Maryan Ismail, l’inerzia degli imam nel combattere la sottomissione della donna all’interno del mondo islamico”.

La consigliera Viviana Beccalossi (gruppo mistro, ex Fdi) aggiunge: “Milano è da sempre la città più internazionale e tollerante d’Italia. Ma il Pride verrà usato non per chiedere diritti che ormai sono perfettamente riconosciuti, quanto per rivendicare istanze che oggi sono il ddl Zan e domani diventeranno le richieste di adozioni”.

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