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L'arte dopo il Covid, Facchinetti: "Bergamo apra spazi pubblici e privati a pittori e scultori" - BergamoNews

Arte

L'intervista

L’arte dopo il Covid, Facchinetti: “Bergamo apra spazi pubblici e privati a pittori e scultori”

Paolo Facchinetti: "Gli artisti sono una categoria poco protetta e si è visto in questi quindici mesi. Sono scesi in piazza attori, musicisti, cantanti, ballerini, modelli .. mentre nessuno scultore e pittore. Si sono sentite solo alcune voci fuori campo sui social. Prendiamo ad esempio Bergamo: sono scomparsi moltissimi spazi espositivi pubblici e di gallerie non ce ne sono quasi più".

Paolo Facchinetti è un artista stimato, che ha profonde radici e legami nell’humus culturale del nostro territorio e, allo stesso tempo, si confronta su larga scala con le istanze del contemporaneo.

Originario di Nembro, dove vive e Lavora, ha elaborato un suo codice pittorico che spazia dalla ritrattistica all’astrattismo. La sua è una ricerca cromatico-formale che spesso si innesta su una calligrafia spoglia ma fluida, fatta di concretezza materica e di eteree sospensioni. Tra le mostre che ricordo personalmente, l’ipnotica e seducente grande rassegna dell’inverno 2019 al Museo Bernareggi – una sequenza di oli su tela, oli su carta, oli su tavola, tutti rigorosamente realizzati in monocromo bianconero con effetti, a prima vista, fotografici. E poi, le mostre digitali del dicembre 2020 e della primavera 2021, in piena “seconda ondata”, concepite in ambienti virtuali per far fronte a un periodo in cui era impossibile allestire e fruire di uno spazio fisico: lo spettatore collegato da remoto si poteva liberamente muovere e soffermare di fronte alle opere, come accade nelle gallerie d’arte o nei musei.

“Già prima della pandemia avevo pensato di utilizzare lo strumento digitale per divulgare i miei lavori – commenta in proposito l’artista – la nuova situazione generata dal Covid mi ha spronato a sperimentarlo”.

Paolo Facchinetti decide di raccontarsi professionalmente in relazione a questo difficile biennio che stiamo vivendo.
Con l’aiuto di mio figlio, titolare con Andrea Salvi di uno studio grafico, ho allestito due mostre personali virtuali, accompagnate da un agile catalogo stampato in 200 copie numerate e firmate. Mentre nel gennaio 2020 avevo cominciato un progetto, Presenze, che giaceva nel cassetto da almeno 10 anni. All’inizio di marzo ho avuto il Covid , non in forma grave per fortuna, ma tanto è bastato perché sospendessi il lavoro iniziato. La condizione di chiusura severa oltretutto mi costringeva a stare a casa e i materiali che si possono utilizzare in uno spazio abitato non sono molti.

Quindi il Covid l’ha obbligata a ripensare i suoi progetti.
Certo, mi sono organizzato e ho iniziato a disegnare a matita su album Daler Rowney formato A3, ritratti, drappeggi, alberi. Ho ripreso il gusto della manualità, i chiari/scuri, le proporzioni, era un riscoprire le lezioni dell’accademia. Ho lavorato molto e mi sono divertito. Non so se ho risentito della reclusione forzata e delle distanze fisiche, perché trascorro sempre gran parte della mia giornata in studio. Piuttosto, essendo di Nembro, il paese più colpito dal Covid, ho sentito molto la presenza della morte. Alcuni miei amici e tanti nembresi sono deceduti e non hanno avuto una degna sepoltura e nessun saluto.

È stato un momento di sgomento collettivo, che ha lasciato un grande vuoto. Come si può elaborare questo vuoto in arte?
I momenti di vuoto sono anche momenti di riflessione, mi sono trovato a dover elaborare qualcosa che mai avrei pensato di vivere. Dalle riflessioni e da questo ri-pensarci, è vero, nascono anche nuove idee e nuove opere. Ho appena finito una serie, “Sindone”, che consiste in 22 lenzuola di cm. 130 x 200 a olio, polvere di grafite e vernice spray. Sono lenzuola che mantengono impresse le tracce di un umano passaggio: in fondo sono storie che riguardano ognuno di noi.

Generico giugno 2021

A che cosa sta lavorando attualmente?
Ho terminato una serie di 50 ritratti di artisti pittori che ho sempre guardato e amato, un’idea che mi è venuta leggendo le Vite del Vasari.. e il 51° ritratto è proprio il suo. Ora sono fermo da circa un mese, ma nella mente il lavoro continua. Al momento sono presente in una collettiva dal titolo “I sette vizi capitali” al Monastero della Misericordia di Missaglia, in provincia di Lecco. È un segno che si ricomincia.

Il mondo dell’arte cambia anche in ragione dell’effetto-pandemia.
Sicuramente è cresciuto il lavoro in smart working e così anche l’arte digitale. Già da alcuni anni siamo entrati in una nuova fase, l’arte dell’intelligenza artificiale, con l’uso di software e l’elaborazione di algoritmi: questo periodo di chiusura non ha fatto altro che premere sull’acceleratore. Naturalmente però sarà sempre l’artista a servirsi di questa intelligenza artificiale per elaborare una sua opera.

Generico giugno 2021

Che cosa si potrebbe fare di più e meglio per sostenere il mondo dell’arte oggi?
Gli artisti sono una categoria poco protetta e si è visto in questi quindici mesi. Sono scesi in piazza attori, musicisti, cantanti, ballerini, modelli .. mentre nessuno scultore e pittore. Si sono sentite solo alcune voci fuori campo sui social. Prendiamo ad esempio Bergamo: sono scomparsi moltissimi spazi espositivi pubblici e di gallerie non ce ne sono quasi più. Lo stesso in tutta la provincia. Tra l’altro è cambiato nelle nuove generazioni il concetto di casa e di conseguenza è cambiato un certo interesse per la pittura, per la scultura, per l’oggetto ricercato. Forse bisognerebbe anche combattere certe lobby, ma il discorso è lungo e complesso.

Quale contributo, viceversa, può dare il mondo dell’arte alla crisi ora in atto?
Già questa intervista è un piccolo sasso buttato nello stagno e, cerchio dopo cerchio, si può allargare almeno negli ambienti in cui viviamo. L’arte può dare molto sempre, soprattutto nei periodi bui, l’arte è apertura mentale, è porsi delle domande, è amare il bello e accettare le diversità.
Purtroppo anche l’arte non è immune dall’ipocrisia del nostro tempo. Tomaso Montanari e Vincenzo Trione lo spiegano molto bene nel libro “Contro le mostre”. Penso che la partenza sia proprio da qui: offrire al pubblico delle mostre con un livello culturale alto e di memoria, in cui si insegna la storia dell’arte antica che si incontra con il nuovo.

Generico giugno 2021
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