I progressi negli ultimi decenni e le risposte alle malattie emergenti - BergamoNews
Storia dei vaccini - 14

I progressi negli ultimi decenni e le risposte alle malattie emergenti

Dagli anni '60 sforzi sempre crescenti per sviluppare istituzioni per la previsione e la pianificazione a lungo termine, nonché progressi nella sorveglianza e prevenzione delle malattie infettive e nello sviluppo di vaccini.

Nella storia della salute e in gran parte della letteratura scientifica, c’è la percezione degli anni Sessanta e Settanta come un periodo in cui c’erano pochi sviluppi degni di nota in termini di scienza medica o inerenti alla globalizzazione. Al contrario, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, progressi se ne sono fatti, soprattutto nel decennio successivo alla pandemia influenzale asiatica del 1957, sottolineando, nel monitoraggio della deriva antigenica nei virus dell’influenza, che essa era cruciale per la produzione di vaccini. Walter Dowdle, virologo dell’NCDC (National Centers for Disease Control), lo ha detto sinteticamente quando ha osservato: “Tutto ciò che abbiamo imparato dal 1957 è stato applicato” e ha suggerito che l’influenza di Hong Kong è stata la prima pandemia in cui sono state sistematicamente dispiegate le moderne tecniche virologiche.

La formazione di un’infrastruttura di sorveglianza globale dell’influenza negli anni Cinquanta è avvenuta in tandem con la ricerca, che ha indicato la stretta relazione tra virus umani e virus aviari. Le risposte all’influenza di Hong Kong devono essere viste in relazione ai crescenti sforzi negli anni ’60 per sviluppare istituzioni per la previsione e la pianificazione a lungo termine, nonché i progressi nella sorveglianza e prevenzione delle malattie infettive e nello sviluppo di vaccini. Dalla fine degli anni Quaranta, la minaccia della poliomielite scatenò il panico negli Stati Uniti, ma verso la metà degli anni Cinquanta Jonas Salk aveva sviluppato un vaccino contro il virus inattivato, seguito all’inizio degli anni Sessanta dal vaccino orale di Albert Sabin. Durante la pandemia influenzale asiatica del 1957, il programma di sorveglianza della poliomielite era servito da modello di risposta, con attività incentrate sulla raccolta e la valutazione di rapporti sulle malattie epidemiche, nonché la diffusione di informazioni alle agenzie sanitarie e al pubblico in generale.

Nel 1954, il virus del morbillo fu isolato, con un vaccino disponibile nel 1963. Il virus della rosolia fu isolato nel 1962 e il vaccino distribuito dal 1969. Dal 1967 l’epidemiologo Donald Henderson guidò una Unità dell’OMS finanziata dall’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) responsabile del programma di eradicazione del vaiolo. Ciò ha comportato una intensa campagna di vaccinazione, insieme all’impiego di nuove misure di sorveglianza e contenimento.

Anche la pandemia del 1968, sebbene non abbia innescato un diffuso panico pubblico, è servita da catalizzatore per lo sviluppo di una nuova capacità di sorveglianza virale. Come ha notato l’epidemiologo ceco Karel Raška nel 1966: “la sorveglianza ha coinvolto lo studio epidemiologico di una malattia come processo dinamico che coinvolge l’ecologia dell’agente infettivo, l’ospite, i serbatoi e i vettori, nonché i complessi meccanismi coinvolti nel diffusione dell’infezione e misura in cui si verifica questa diffusione”. Almeno, questo era l’ideale, ma in realtà questa sorveglianza multiforme era “ostacolata da vari problemi pratici e difficoltà”. Questi includevano l’assenza di servizi epidemiologici e sanitari congiunti, laboratori microbiologici e studi di ecologia, nonché la mancanza di interdisciplinarità.

Allora la virologia era resa operativa dallo Stato e la produzione di vaccini era la priorità, quindi nonostante differenze evidenti, e in piena Guerra Fredda, si cercava di collaborare fra i diversi Stati. Negli anni ’60 e ’70, le ambizioni guidate dagli Stati Uniti di creare un regime di sorveglianza globale ampliato ha contribuito a plasmare il mandato dell’OMS. La geopolitica è stata determinante in questo processo, ovviamente, ma la salute poteva anche accogliere differenze ideologiche: gli Stati Uniti potevano collaborare con l’Unione Sovietica e all’inizio degli anni Settanta le relazioni USA-Cina stavano migliorando: nel 1972 il presidente Nixon è diventato il primo presidente degli Stati Uniti a visitare la Cina, lo stesso anno in cui la RPC ha aderito all’OMS, dopo l’adesione alle Nazioni Unite avvenuta l’anno precedente.

La Dichiarazione di Alma Ata nel 1978 e l’impegno dell’OMS per la “salute per tutti” riflettevano una nuova visione dell’assistenza primaria che si ispirava al modello di Mao dei “medici a piedi nudi”. In questo senso, gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, che sono così spesso messi da parte nelle storie di pandemia, possono benissimo essere considerati un periodo chiave nell’ascesa di una maggiore attenzione alla salute globale.

Sottolineando gli sviluppi dalla fine degli anni ’50 agli anni ’70, abbaiamo qui riassunto la cronologia dominante del controllo delle malattie infettive del ventesimo secolo, propedeutica alla ricerca di vaccini di nuova generazione e la possibile eradicazione di malattie epidemiche.

L’eradicazione di un malattia infettiva, garantendo l’equità e la giustizia per la salute globale, rappresenta ancora oggi l’aspirazione più alta della sanità pubblica. Attualmente, si tende a dare definizioni diverse ai termini “eradicazione” ed “eliminazione”. Mentre con il termine di eliminazione si fa riferimento ad una definita area geografica, con la necessità di continue misure per prevenire il ristabilirsi della trasmissione, l’eradicazione viene definita come la permanente riduzione a zero dell’incidenza mondiale delle infezioni causate da un agente specifico, come risultato di sforzi deliberati, in cui misure di intervento non sono più richieste. Non tutte le malattie infettive hanno tuttavia le caratteristiche per poter essere eradicate. Perché l’eradicazione di una malattia infettiva sia fattibile, è necessario che vi sia una concomitanza di fattori biologici, tecnici, economici, politici e sociali.

In termini di fattibilità biologica e tecnica, è necessario che l’agente eziologico possieda determinate caratteristiche. Il ciclo vitale dell’agente eziologico deve avere come sede esclusivamente l’uomo e non devono esistere vettori animali o portatori cronici che possano perpetuare la circolazione del patogeno e la sua moltiplicazione nell’ambiente. È necessaria, inoltre, l’esistenza di un vaccino efficace e sicuro, in grado di garantire immunità di lunga durata e la pianificazione attenta delle strategie di distribuzione dello stesso. Infine, la malattia causata dal patogeno deve essere clinicamente riconoscibile e facile da diagnosticare.

I fattori economici devono comprendere la valutazione dei costi delle attività di eradicazione, i potenziali risparmi conseguibili e la possibilità di auto finanziamenti e di fondi da enti governativi e non. I programmi di eradicazione richiedono ingenti somme di denaro per periodi prolungati, con il rischio di incorrere in rischiose lacune finanziarie. È chiaro, inoltre, come la constatazione dell’effettiva convenienza dell’eradicazione sia di estremo aiuto nella promozione di una campagna.

Infine, la consapevolezza del risparmio sui costi dovuto alla riduzione di attività di controllo post-eradicazione può essere un importante incentivo per i governi nel sostenere l’iniziativa. Le possibilità di successo aumentano quando grandi Paesi endemici, come la Cina o l’India, autofinanziano le attività di eradicazione. È pur vero che in zone come l’Africa, il Sud dell’Asia e altre aree povere sono necessari fondi di aiuto provenienti dall’esterno, non essendo garantita la continuità dei finanziamenti. Governi di Paesi non endemici e associazioni non governative hanno tuttavia sempre sostenuto finanziariamente le campagne di eradicazione, spinti in parte da fattori umanitari, in parte dall’impatto che la malattia può avere a livello nazionale ed internazionale.

Quando una malattia viene eradicata tutti i Paesi ne traggono un beneficio. I Paesi che hanno investito nella vaccinazione post-eliminazione e pre-eradicazione, risparmiano risorse da poter destinare ad altri scopi. Ovviamente anche i Paesi endemici ne beneficiano: non solo evitano la necessità di vaccinazioni future, ma si liberano definitivamente della malattia. Ogni Stato quindi ottiene un beneficio, che varia per natura e per entità. I programmi di eradicazione fino ad ora sono stati giustificati primariamente sulla base del bisogno di salute e della fattibilità tecnica, piuttosto che per fattori economici. Delle iniziative di eradicazione del secolo scorso, solo la campagna di eradicazione contro il vaiolo è stata promossa in termini di rapporti costi-efficacia favorevoli, anche se nessuna valutazione formale completa fu mai eseguita prima del suo lancio.

Nel 1966, l’Assemblea mondiale della sanità ha chiesto l‘eradicazione globale del vaiolo, che è stata lanciata l’anno successivo. Durante il primo anno del programma sono stati segnalati 217.218 casi di poliomielite in 31 paesi endemici del vaiolo. Quattro anni dopo, il CDC ha raccomandato l’interruzione della vaccinazione di routine per il vaiolo negli Stati Uniti a seguito di un rischio di malattia notevolmente ridotto.

L’8 maggio 1980, l’Assemblea mondiale della sanità dichiarò il mondo libero dal vaiolo naturale e pochi anni dopo, nel 1988, approvò una risoluzione per eradicare la poliomielite entro l’anno 2000. Durante l’anno 1994, il programma ampliato per lo sviluppo dei vaccini e il programma di fornitura e qualità dei vaccini sono stati fusi creando il programma globale per i vaccini e l’immunizzazione.

Il 24 ottobre 2019, in occasione della giornata mondiale contro la poliomielite, l’OMS ha dichiarato che anche il poliovirus di tipo 3, una delle tre varianti del virus della poliomielite, è stato eradicato. La certificazione, emessa da una commissione internazionale indipendente di esperti, si unisce a quella rilasciata quattro anni prima per il poliovirus di tipo 2 e rappresenta un importante progresso nel contrasto a una malattia che per millenni ha condizionato l’esistenza dell’umanità, con grandi epidemie che hanno riguardato soprattutto i bambini, causando forme permanenti di paralisi.

Il numero di casi di poliovirus è diminuito del 99,9% negli ultimi trent’anni grazie a un partenariato tra organismi pubblici e privati, ma il lavoro da fare è ancora tanto. Al momento la poliomielite da poliovirus di tipo 1 rimane endemica in Afghanistan e Pakistan, dove rappresenta un’emergenza sanitaria. Tuttavia, siamo molto vicini all’eradicazione del virus. Esistono, infatti, tre ceppi di poliovirus selvatici individuali e immunologicamente distinti: il poliovirus selvaggio di tipo 1 (WPV1), il poliovirus selvaggio di tipo 2 (WPV2) e il poliovirus selvaggio di tipo 3 (WPV3). Sintomaticamente i tre ceppi sono identici, in quanto causano una paralisi irreversibile o addirittura la morte, ma ci sono differenze genetiche e virologiche che li rendono tre virus separati, che devono essere eradicati singolarmente.

Risposta alle malattie emergenti
nel ventunesimo secolo

Negli ultimi due decenni, i miglioramenti nella salute ambientale hanno contribuito enormemente al controllo dei vettori della malattie. Tuttavia, rimangono sfide sostanziali nell’affrontare le malattie emergenti come la sindrome respiratoria acuta grave (SARS), l’influenza H1N1, H7N9 e H5N1, la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS-CoV), il virus Ebola e una varietà di altri malattie virali, batteriche e da protozoi. A queste, ovviamente, si è aggiunto il Covid-19.

Il ruolo dei vaccini nel controllo e nella protezione dalle malattie emergenti sopra menzionate non può essere sottovalutato. In realtà, l’importanza di indurre l’immunità protettiva attraverso la vaccinazione è risultata essere lo strumento più potente e la strategia efficace per prevenire la diffusione di virus emergenti tra le popolazioni, in particolare tra le persone immunologicamente fragili. Tali malattie rappresentano una delle principali preoccupazioni per la salute pubblica: colpiscono sia il bestiame che gli esseri umani, minacciando così oltre la salute anche l’economia mondiale. Le strategie vaccinali per patologie emergenti sono limitate dall’improvvisa comparsa dell’agente patogeno e dal processo di sviluppo del vaccino tradizionale che richiede, solitamente, molto tempo. Si stanno sperimentando nuovi metodi per sviluppare rapidamente i vaccini, per cui i ricercatori stanno lavorando per ottenere una migliore comprensione della natura delle interazioni tra il sistema immunitario e un gruppo di nuovi microbi dannosi. Su questa base sono state sviluppate e applicate diverse nuove strategie. Il successo del vaccino contro il SARS-CoV-2 fa ben sperare per il futuro.

Nella gestione e soprattutto nella prevenzione dell’emergenza di nuove malattie infettive, dovrebbe essere sviluppato un piano per rafforzare la sorveglianza e promuovere una risposta multi-partner all’interno di programmi locali, nazionali e globali. Con l’elevato carico di malattie infettive emergenti (EID) diventa una parte essenziale trovare un metodo efficace per prevenire o controllare la loro diffusione, ed è qui che prevale il ruolo dei vaccini.

È significativo ricordare che il tasso medio di mortalità per Ebola è di circa il 50% e le epidemie stanno colpendo sia i Paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo. Un’altra malattia emergente, la MERS-CoV, ha causato la morte di circa il 36% delle persone che hanno riferito di aver contratto la malattia. Un’altra malattia con un elevato onere sanitario ed economico è il Rotavirus, che si stima abbia costi annuali diretti e indiretti di circa 1 miliardo di dollari con più di 400.000 visite mediche, più di 200.000 visite al pronto soccorso, da 55.000 a 70.000 ricoveri e centinaia di decessi ogni anno solo negli Stati Uniti.

Questi sono alcuni dei fatti riguardanti l’afflizione dell’EID (Malattie Infettive Emergenti), la maggior parte dei quali non ha ancora un vaccino approvato. D’altra parte, il virus dell’influenza che è stato stimato causare migliaia di decessi all’anno con un costo di 12 miliardi di dollari, ha dimostrato che con l’introduzione del suo vaccino la mortalità è notevolmente calata: gli studi hanno dimostrato che è efficace all’80% nel prevenire la morte. Queste cifre sono riuscite a influenzare molte organizzazioni governative e senza scopo di lucro a intervenire tramite finanziamenti per la ricerca di nuovi vaccini.

I vaccini rimangono tra gli interventi medici più affidabili ed efficaci nel fornire i mezzi per combattere malattie debilitanti e prevenibili, garantendo così la continuità dell’umanità e salvando vite umane. Attraverso la revisione delle schede fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità, che forniscono dati statistici sulle percentuali di mortalità e morbilità prima e dopo l’introduzione dei vaccini, si può comprendere il ruolo vitale che essi hanno svolto fino ad oggi.

Alcune delle cifre che descrivono l’impatto dei vaccini sulla diminuzione della mortalità e della morbilità includono una diminuzione di oltre il 99% nei casi di poliomielite dal 1988, con casi che raggiungevano i 350.000 in oltre 125 paesi endemici, mentre ora sono poche centinaia. Il vaccino contro il morbillo ha prevenuto la morte di circa 15,6 milioni di bambini nel periodo 2000-2013 e, in generale, i vaccini prevengono circa 6 milioni di decessi ogni anno in tutto il mondo. Questo successo nel fornire una migliore salute pubblica non annulla l’onere economico della vaccinazione.

I programmi di vaccinazione richiedono finanziamenti elevati per garantire una corretta manipolazione e manutenzione, di personale adeguato, di fornitura continua, di controlli sull’ efficacia e sicurezza e per lo sviluppo di nuovi vaccini. Tuttavia, l’onere economico e sociale relativo alle spese per il ricovero di persone non vaccinate colpite supera ancora l’onere di cui sopra. Inoltre, una migliore salute nella società promuoverebbe la crescita economica e la produttività. Di conseguenza, la consapevolezza pubblica e gli sforzi dell’opinione pubblica concordano sull’importanza della vaccinazione come un modo per ridurre i focolai di malattie prevenibili e migliorare la salute e la prosperità globali.

Più informazioni
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI

Per favore, disabilita AdBlock per continuare a leggere.

Bergamonews è un quotidiano online gratuito che non riceve finanziamenti pubblici: l’unica fonte di sostegno del nostro lavoro è rappresentata dalle inserzioni pubblicitarie, che ci permettono di esistere e di coprire i costi di gestione e del personale.
Per visualizzare i nostri contenuti, scritti e prodotti da giornalisti a tempo pieno, non chiediamo e non chiederemo mai un pagamento: in cambio, però, vi preghiamo di accettare la presenza dei banner, per consentire a Bergamonews di restare un giornale gratuito.
Vuoi continuare a leggere BergamoNews senza pubblicità? Scopri come su bergamonewsfriends.it