Lockdown a Barcellona, coniugi bergamaschi creano linea di camicie identiche padre-figlio - BergamoNews
Dopo il trasferimento

Lockdown a Barcellona, coniugi bergamaschi creano linea di camicie identiche padre-figlio

Antonio e Sheila: “Il 2020 è stato l’anno di nascita della nostra secondogenita. Nessuno poteva venire a trovarci, eravamo chiusi in casa come tutti. Così abbiamo sfruttato il tempo a disposizione per pensare un po’ e vedendo che la pandemia progrediva e noi stessi acquistavamo tutto online, ci è venuta l’ispirazione"

“Mollo tutto e mi trasferisco in un posto lontano, magari vicino al mare”: quante volte lo abbiamo pensato?

A volte basta un po’ di coraggio, altre ancora bisogna cogliere al volo un’opportunità lavorativa che ti spalanca le porte di una nuova vita.

Ed è esattamente ciò che hanno fatto nel 2018 Antonio Cometti, 35enne di Sorisole, e la moglie Sheila Caccia, 36 anni e originaria di Cazzano Sant’Andrea, quando alla loro porta ha bussato il Gruppo Inditex, colosso spagnolo della moda.

“Avevamo due lavori sicuri, a tempo indeterminato, in aziende importanti – racconta Antonio – Io al Gruppo Albini, mia moglie alla Tesmec. L’offerta per me era davvero irrinunciabile, così senza pensarci troppo ci siamo guardati negli occhi e in un paio di mesi siamo partiti”.

Destinazione: Santa Susanna, piccolo centro della provincia di Barcellona sulla Costa Brava della Catalogna.

“Non pensiate che sia stato tutto facile – aggiunge Sheila – In molti si sono stupiti della nostra decisione: a Bergamo stavamo bene, ci torniamo sempre volentieri e sarà sempre nei nostri cuori. Avevamo la nostra comfort zone. Ma eravamo interessati a un’esperienza all’estero e nostro figlio aveva due anni, età perfetta per un cambiamento senza strapparlo ad alcuna abitudine già costruita”.

Eppure non è stato il trasferimento la vera svolta.

Quella, Antonio e Sheila, se la sono inventata da soli lo scorso anno, durante il primo lockdown, quando sfruttando esperienza nel tessile e competenze personali hanno deciso di diventare imprenditori, creando il marchio “VivalaVida”.

“Il 2020 è stato anche l’anno di nascita della nostra secondogenita – raccontano – Nessuno poteva venire a trovarci, eravamo chiusi in casa come tutti. Così abbiamo sfruttato il tempo a disposizione per pensare un po’ e vedendo che la pandemia progrediva e noi stessi acquistavamo tutto online, ci è venuta l’ispirazione. E da lì poi il progetto di un e-commerce di capi di qualità, partendo dalla volontà di offrire t-shirt per l’intera famiglia e camicie identiche per padre e figlio”.

vivalavida

Un progetto sbocciato da un incredibile allineamento di fattori e che ha trovato terreno fertile, dato che la provincia di Barcellona è uno dei pilastri dell’industria tessile spagnola e vi trovano casa tantissimi confezionisti.

Tutto nasce a casa Cometti, dalla creazione dei modelli all’acquisto delle materie prime della miglior qualità come i cotoni Albini o Liberty London, ma l’attenzione è massima anche sui dettagli come bottoni interamente naturali e sostenibili. Poi la produzione è esterna ma questione di prossimità, tra la Spagna e il Portogallo.

“La nostra filosofia è stata da subito quella della qualità – spiegano – Questo significa avere dei prezzi un po’ più alti, ma certamente equi per ciò che proponiamo. Oltre ai tessuti pregiati per le nostre camicie, abbiamo un cotone organico delle magliette di origine indiana ma filato qui in zona, i bottoni in madreperla o riciclati made in Bergamo. Puntiamo su quello che si chiama ‘slow fashion’, recuperando risorse locali in un periodo in cui invece sempre più aziende delocalizzano per poter essere competitive. Sappiamo cosa stiamo vendendo e siamo sicuri che i clienti apprezzeranno, pur consapevoli di inserirci in una nicchia di mercato. Anche gli abbinamenti familiari o padre-figlio non sono una novità assoluta, ma lo è farlo in questo modo e su capi per tutti i giorni: è sicuramente un nostro tratto distintivo, insieme a dettagli allegri e con fantasie colorate”.

Una precisa spiegazione ce l’ha anche il nome, che vuole essere un inno alla vita: “Ci è piaciuto da subito, soprattutto per il periodo che stavamo vivendo. Quando siamo partiti per Barcellona abbiamo fatto tanti sacrifici, lasciando casa e affetti, dovendoci adattare a una nuova cultura, relazionandoci con persone nuove. È stata dura e complicata, ma siamo felici: abbiamo abbandonato tutte le certezze per andare incontro a un’avventura che ci sta regalando tante soddisfazioni. E allora VivalaVida, perché dalle difficoltà possono generarsi nuove opportunità.

Dall’apertura ufficiale delle vendite a metà maggio, il feedback dal mercato è stato subito positivo, con i legami con Bergamo a farla da padrona ma con un 30% di clienti spagnoli in rapida e curiosa ascesa.

Nel futuro, però, non c’è solo il perfezionamento dello store online e la crescita sui social, ma anche i negozi fisici: “Al momento l’obiettivo è quello di coprire la maggior parte dei costi che abbiamo sostenuto, sfruttando la collezione appena lanciata e quella invernale che verrà. Ma il negozio fisico è qualcosa a cui puntiamo, pur consapevoli che per arrivarci dovremmo aumentare sensibilmente la produzione, abbattendo i costi. Una collaborazione in realtà l’abbiamo già pronta, con un concept store di Palma di Maiorca, sfruttando una collezione molto estiva, colorata e divertente, con camicie di lino. Il secondo passo sarà su Formentera”.

 

 

 

 

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