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Settore meccanico: Bergamo supera i valori pre-crisi, resta il problema approvvigionamenti - BergamoNews
Primi tre mesi 2021

Settore meccanico: Bergamo supera i valori pre-crisi, resta il problema approvvigionamenti

Clima positivo, commenta Giorgio Donadoni, presidente Gruppo Meccatronici di Confindustria Bergamo: rimbalzano infatti tutti e tre i grandi comparti, quello della siderurgia (+8,8%), quello della meccanica/meccatronica (+15,3%), e quello dei mezzi di trasporto/automotive (+24,4%)

Sono stati diffusi oggi, mercoledì 9 giugno, i risultati dei primi tre mesi 2021 dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica, giunta alla sua 158ª edizione.

La produzione metalmeccanica nazionale, dopo il crollo registrato nel 2020 (-13,5%), ha evidenziato un progressivo miglioramento che, iniziato a partire dai mesi estivi, è proseguito anche nei primi mesi dell’anno in corso. Nel primo trimestre del 2021, infatti, i volumi di produzione sono cresciuti del 15,6% nel confronto con l’analogo periodo dell’anno precedente e dello 0,8% rispetto all’ultimo trimestre del 2020.

“Questo miglioramento – ha osservato Fabio Astori, vicepresidente Federmeccanica – ha interessato tutte le attività dell’aggregato metalmeccanico che, in termini tendenziali, hanno evidenziato aumenti a doppia cifra. Va tuttavia sottolineato che i dati positivi rilevati si basano sul raffronto tra marzo 2021 e marzo 2020, primo mese del lockdown che ha poi determinato il più grande calo della produzione e del fatturato mai registrato nel nostro Settore dal dopoguerra. C’è quindi ancora tanta strada da fare per tornare a parlare di crescita e sviluppo. Non si può pertanto abbassare la guardia, anzi si deve alzare il tiro con politiche industriali mirate ed efficaci”.

Nell’Unione Europea emerge una forte differenziazione delle dinamiche produttive tra i paesi membri: l’Italia, che nei mesi di lockdown aveva subito perdite maggiori, si è riportata successivamente in linea con gli altri principali paesi dell’area, con un recupero dei livelli di produzione superiore nei mesi più recenti. Sui buoni risultati acquisiti ha influito, oltre al miglioramento della domanda interna, anche la ripresa del commercio mondiale che ha comportato, infatti, ricadute positive sul nostro interscambio commerciale.

Nel primo trimestre del 2021, le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute dell’8,9% (in misura maggiore rispetto al +4,6% rilevato per l’intera economia) e le importazioni del 15,1%.

È cresciuto sensibilmente l’export verso i principali partner europei quali la Germania (+22,3%), la Francia (+15,1%) e la Spagna (+14,3%), mentre, al di fuori dell’Unione Europea, i flussi sono significativamente cresciuti verso la Cina (+48,0%) e sono diminuiti verso gli Stati Uniti (-20,0%). Le prospettive a breve emerse dall’Indagine Congiunturale condotta presso un campione di imprese metalmeccaniche associate indicano la possibilità di ulteriori recuperi dell’attività produttiva anche se permane un clima d’incertezza strettamente connesso all’evoluzione della pandemia, della campagna vaccinale, nonché al problema della reperibilità e dei costi delle materie prime: il 53% delle imprese intervistate dichiara un portafoglio ordini in miglioramento; Il 42% prevede incrementi di produzione; Il 16% ritiene di dover aumentare, nel corso dei prossimi sei mesi, gli attuali livelli occupazionali rispetto all’8% che ritiene invece di doverli diminuire. Rispetto a questo quadro emergono due fattori di criticità – sottolineati dalle imprese -: il costo e la reperibilità delle materie prime e la difficoltà a trovare profili professionali qualificati.

Per quanto riguarda Bergamo, rispetto allo stesso periodo del 2020, il primo segnato dalla pandemia, rimbalzano tutti e tre i grandi comparti: quello della siderurgia e delle lavorazioni in metallo (+8,8%), quello della meccanica/meccatronica (+15,3%), e quello dei mezzi di trasporto/automotive (+24,4%), con un effetto netto superiore alla media della manifattura bergamasca (+10,6%).

Peraltro, anche retrodatando il confronto al primo trimestre del 2019, per eliminare l’anomalia del periodo Covid, i valori rimangono positivi, seppur ridimensionati. Il settore ha quindi riguadagnato e superato i suoi valori precrisi. Anche il valore elevato del tasso di utilizzo degli impianti conferma il tono e l’energia del recupero. Con l’eccezione della siderurgia, i dati bergamaschi sono superiori a quelli regionali. Questa migliore performance è probabilmente da collegare, sia al confronto con un periodo dove il nostro territorio ha sofferto più degli altri, e quindi ora evidenzia un rimbalzo più accentuato, sia ad una maggiore internazionalizzazione delle imprese locali.

Concordemente con questi andamenti, nell’indagine di Federmeccanica si nota che le imprese con un aumento dei livelli produttivi sono a Bergamo il 71% contro il 46% a livello nazionale e che la produzione destinata all’estero aumenta per il 60% delle imprese bergamasche contro il 42% a livello nazionale. L’87% delle imprese locali esprime un giudizio positivo o normale sui consuntivi di produzione e solo il 13% segnala criticità.

In merito alle prospettive, il tema cruciale è quello dell’approvvigionamento delle materie prime, che pesa sulla capacità di evadere gli ordini in portafoglio. Il 98% delle imprese bergamasche (è il 90% a livello nazionale) segnala impatti significativi sui costi di produzione, dei rincari dei prezzi delle materie prime e dei semilavorati in metallo, impatti che significano non soltanto aumento dei prezzi di vendita, ma anche riduzione dei margini. Al di là dei costi di approvvigionamento, pesa la scarsa disponibilità di reperimento sul mercato. Da questo punto di vista Bergamo (con il 77% delle imprese che dichiara difficoltà di approvvigionamento) soffre più della media nazionale (54%), tanto che non solo sul nostro territorio le scorte si sono ridotte in misura decisamente più significativa (per le materie prime nel 45% delle imprese e per i prodotti finiti nel 51% delle imprese) ma che addirittura quasi un terzo delle imprese (il 33%) teme interruzioni nell’attività produttiva, contro il 14% del livello nazionale).

Criticità anche sul fronte del personale: se la tendenza dell’occupazione viene considerata stabile per l’81% delle imprese bergamasche e per il 17% in aumento (dati lievemente migliori della media nazionale), il 75% dichiara difficoltà a reperire personale qualificato, contro il 56% del dato nazionale.

“Il clima è positivo, si rafforza la ripresa già manifestatasi nei primi mesi del 2021 e c’è la volontà di lasciarsi alle spalle la seconda ondata della pandemia, grazie soprattutto al buon esito che sta avendo la campagna vaccinale – commenta Giorgio Donadoni, presidente Gruppo Meccatronici di Confindustria Bergamo -. Dobbiamo tuttavia fare i conti con le problematiche dei prezzi e della scarsità delle materie prime, con il caso particolare dei microchip che sta impattando pesantemente sull’automotive. Inoltre, se da un lato questo scenario ci rende moderatamente ottimisti sulla tenuta generale dell’occupazione nella nostra provincia, salvo limitate situazioni specifiche, porta però nuovamente in luce la carenza di competenze che rischia di diventare uno dei fattori di maggiore criticità e ci chiama a un ulteriore impegno in questo ambito come imprenditori e come Associazione”.

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