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Addio Epifani, gli ex segretari Cgil bergamaschi: “Un signore, e insieme un punto di riferimento” - BergamoNews
I ricordi

Addio Epifani, gli ex segretari Cgil bergamaschi: “Un signore, e insieme un punto di riferimento”

Giovanni Barbieri, Maurizio Laini e Luigi Bresciani ricordano il leader della Camera del lavoro scomparso a 71 anni

A 71 anni, in seguito a una embolia polmonare, Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil dal 2002 al 2010; dall’11 maggio al 15 dicembre 2013 segretario del Partito Democratico, lasciato nel 2017; dal 2018 deputato di Liberi e Uguali.

Primo socialista a guidare la Cgil, si era laureato in Filosofia alla Sapienza di Roma con una tesi su Anna Kuliscioff. Iniziò la sua carriera di dirigente sindacale nel 1979 con l’incarico di segretario generale aggiunto della categoria dei lavoratori poligrafici e cartai. Vice di Sergio Cofferati dal 1994 al 2002, divenne segretario generale della Cgil fino al 2010.

Un pezzo di strada insieme a Epifani l’ha fatta Giovanni Barbieri, segretario della Camera del lavoro di Bergamo dal 1992 al 2000, che lo ricorda così: “Con lui ho percorso un lungo tratto nella Cgil. Con lui, uomo dalla grande e forte intelligenza e profonda cultura, ci siamo visti, incontrati, parlati tantissime volte. Si discuteva durante le riunioni di corrente, in occasione di direttivi, convegni nazionali o locali”.

E ricorda: “Non l’ho mai sentito, in nessuna occasione, alzare la voce. Non l’ho mai visto alterarsi per frasi o affermazioni poco riverenti nei confronti delle idee o delle proposte da lui manifestate. È stato per me, per molti sindacalisti e attivisti sindacali, per gli iscritti alla Cgil, punto di riferimento solido e importante”.

Epifani Barbieri

Barbieri poi rammenta “una riunione della corrente socialista a Roma. Lui aveva da poco sostituito Riccardo Del Turco nell’incarico di segretario generale aggiunto della Cgil nazionale. Noi eravamo in 6 o 7 sul pulmino della Camera del Lavoro bergamasca, lui in auto e, per puro caso ci siamo incontrati a una rotonda. Non appena ha potuto, ha fatto fermare la macchina (noi eravamo dietro il suo mezzo) e, avendomi riconosciuto, è sceso a salutarci. Piccolissimo episodio che dimostra il carattere dell’uomo Epifani”.

“Ci ha lasciato come ha vissuto, senza clamore, con pacatezza ed enorme dignità. Ciao Guglielmo, Ti ricordo e ti ricorderò con stima e affetto, fai buon viaggio”, conclude.

Dal canto suo Maurizio Laini, che ha guidato la Cgil orobica dal 2000 al 2008 , sottolinea: “Guglielmo Epifani era un ‘signore’. La sua immagine – molto diversa da quella dei grandi uomini della Resistenza e del Partito che fino a pochi anni prima avevano con grande carisma governato la Cgil – è stata più quella di un ragionatore fine, di un politico molto attento e abile, com’è per tutti i grandi dirigenti, spigoloso la sua parte: ha dovuto gestire un periodo difficile della Cgil, un ‘dopo Cofferati’ complicato e particolarmente duro”.

E spiega: “Aveva da reggere una dialettica interna a sinistra molto combattiva e gestire il rischio di un isolamento pesante del suo sindacato, non nel Paese, ma dentro il quadro politico nazionale, disordinato e incerto”.

Epifani a Bergamo Fiera Congresso 2005

Epifani, ricorda Laini, “è stato più volte a Bergamo e in particolare ha seguito e concluso il Congresso del 2005. Ci siamo incontrati spesso: di lui mi rimane un ricordo molto caro. È stato un uomo coerente, con grande rigore, politico e morale. Ha fatto un lavoro pesante di cui la Cgil – che lo piange così come il Paese – deve andare fiera”.

Anche  Luigi (Gigi) Bresciani, leader della Cgil Bergamo dal 2008 al 2016, è addolorato per la scomparsa: “Di lui ho un ricordo ben preciso: autorevole, poco espansivo, un gran ragionatore. Con profondità di analisi e di proposte. Ne avremmo bisogno ancora oggi di dirigenti come lui”.

Epifani Bresciani

E la dimostrazione, spiega Bresciani, “l’abbiamo avuta durante le fasi congressuali del 2010: volle venire ad una assemblea non facile all’Ospedale di Bergamo. Non partecipò, consapevole, a una assemblea facile… fu molto bravo, persuasivo. Non era un comiziante no, ti costringeva a ragionare”.

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