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Bergamo, nuovo servizio bike sharing di ATB. Tremaglia: "Economicamente sta in piedi?" - BergamoNews
L'interrogazione

Bergamo, nuovo servizio bike sharing di ATB. Tremaglia: “Economicamente sta in piedi?”

Il Comune di Bergamo e ATB sono al lavoro per individuare un unico sistema di sharing delle biciclette, a regia pubblica, in grado di coniugare le due filosofie attualmente in uso in città, a postazioni e a flusso libero: il commento del consigliere di Fratelli d'Italia Andrea Tremaglia

Da pochi giorni sul sito Atb Bergamo è stata pubblicata la gara per il rinnovo del servizio di bike sharing cittadino.

Il Comune di Bergamo e ATB sono infatti al lavoro per individuare un unico sistema di sharing delle biciclette, a regia pubblica, in grado di coniugare le due filosofie attualmente in uso in città, a postazioni e a flusso libero.

Dal 2017 a Bergamo esistono due sistemi di bike sharing: quello free-floating (ovvero a rilascio libero) offerto dalla società privata RideMovi (ex Mobike) e avviato nel novembre 2017 si è affiancato a quello “a postazioni” offerto dalla BiGi di ATB, lanciato nel 2009 dall’allora amministrazione Bruni. I due sistemi hanno convissuto in questi anni, registrando insieme circa un migliaio di servizi al giorno, in epoca pre-covid: ora il Comune pensa a una razionalizzazione e a un sostanziale rinnovo dell’offerta.

Oggi le biciclette BiGi sono circa 100 per 24 postazioni diverse: il bando punta a 350 biciclette (un numero di poco superiore anche al numero di mezzi che RideMovi mette a disposizione sulla città attualmente) nuove in città. Con la sostituzione, anche, delle 24 postazioni attualmente in uso. Ma non solo, poiché il bando richiede in tutto 60 postazioni totali da collocare nei quartieri, alcune “fisiche” con rastrelliere dedicate e brandizzate, altre “virtuali” con sole aree delimitate a vernice sull’asfalto per il rilascio e la presa delle biciclette.

La gara sarà aperta per un mese: sarà quindi intorno all’inizio di luglio il risultato del bando, che prevede un servizio di durata di 4 anni, rinnovabili per ulteriori 2.

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Ad esprimersi sul bando e sul quadro economico del nuovo servizio approvato nell’ultima Giunta comunale è il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Andrea Tremaglia che, in merito, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta Con lo scopo di “chiedere chiarimenti circa i risultati e le previsioni per il bilancio di ATB e capire valutazioni sono state fatte per ritenere questo progetto adeguato e prioritario, e parimenti se esistano idee per renderlo anche sostenibile finanziariamente”, si legge nel documento.
“Bike sharing integrato in capo ad ATB: siamo sicuri che stia in piedi economicamente? – scrive Tremaglia – Desta più di qualche preoccupazione il quadro economico del nuovo servizio che è stato approvato in Giunta, che prevede a fronte di un impegno di quasi due milioni di euro da parte di ATB appena 32.500 euro di ricavi all’anno, con una stima di più di 200.000 euro di perdite annuali: nelle altre città e laddove il servizio è gestito da privati, i conti quali sono?
Sottolineando, “là la scelta del Comune nel 2017 di affiancare alla “BiGi” il bike sharing “a flusso libero” e, dunque, di fare concorrenza a sé stesso, non era sembrata particolarmente lungimirante: ma ora che dopo grandi lodi e soddisfazione per le Mobike il servizio viene ripensato a sistema con le bici a stallo fisso viene anche qualche dubbio “di comprensione”. La BiGi è un servizio che funziona oppure no? E il free floating è una proposta integrativa o alternativa? Nella stessa premessa di ATB presente in delibera si afferma che “con l’introduzione del servizio sperimentale di bike sharing a flusso libero, si sono generate sovrapposizioni di servizi”.
“La perplessità si fa poi preoccupazione guardando i conti e immaginando l’anno tremendo che il bilancio di ATB deve aver vissuto a causa della pandemia, dopo peraltro diversi esercizi nei quali avevo già diverse volte fatto presente come le casse della partecipata fossero state quasi svuotate dai dividendi per il Comune di Bergamo. Le società di pubblico servizio ovviamente non devono lucrare su quanto offrono ai cittadini, ma ricordiamoci altrettanto che gli eventuali buchi nei conti poi li pagano sempre i bergamaschi”, conclude Tremaglia.
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