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L'intervista

Abf, i sassolini di Amaglio: “Le istituzioni si servono, non ci si serve delle istituzioni”

Damiano Amaglio, dopo l'esperienza da Presidente di Azienda Bergamasca Formazione, racconta com'è andata.

Damiano Amaglio, ex Presidente di Azienda Bergamasca Formazione, è stato al centro di un’accesa polemica politica in Provincia, conclusasi con la nomina, al suo posto, di Beppe Pezzoni. Sinora era rimasto in silenzio ma conclusasi la vicenda ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Sul suo nome ha traballato la maggioranza di via Tasso, che effetto le fa?
In politica è facile scambiare la causa con l’effetto: la mia nomina non ha creato alcuna crisi, se è diventata un problema è perché c’era già una rottura.

La lista Gafforelli Presidente che si è dichiarata in disaccordo con il Presidente Gafforelli, si riferisce a questo?
Le sembra normale? Veda lei…

Deve averla combinata proprio grossa…
Mi creda, i consigli di amministrazione non decadono per antipatie o questioni personali, e chi vuol far passare questo messaggio lo fa per coprire maldestramente altri disegni. Quel che ho “combinato” in 20 mesi di presidenza è agli atti: chiedete in via Tasso la relazione che ho depositato a metà aprile e fatevi un’idea. Il Presidente Gafforelli stesso, recentemente, mi ha ribadito che nulla ha da ridire sul lavoro svolto.

Vuole farci un sunto?
In piena pandemia planetaria abbiamo governato un’Azienda di Formazione professionale garantendo continuità dell’offerta, progettazione, vicinanza al territorio e bilanci migliori del pre-Covid. Nel contempo abbiamo riscritto lo Statuto dopo dieci anni di tentativi a vuoto.

E non le è bastato per conservare la fiducia del presidente Gafforelli?
È una persona molto esigente…

Qualcuno sostiene che lei abbia pagato una certa reticenza ad allinearsi alle indicazioni…
Per seguire le indicazioni ci vorrebbero…le indicazioni. Ho lavorato, ho guardato dentro le cose, ne ho chiesto conto e ho detto qualche no. E quando è stato il momento ho anche deciso, se permette, nell’interesse dell’azienda.

E forse il punto è questo. Ha deciso senza condividere?
Se si riferisce al processo di nomina del nuovo direttore generale dell’autunno scorso la fermo subito, perché un conto sono le leggende metropolitane o le strumentalizzazioni politiche, un altro i fatti. E chi vuole i fatti li trova nei documenti che mostrano il rigore e la trasparenza di ogni passaggio.

La critica che le viene sollevata è di aver spaccato il Consiglio di Amministrazione.
Ho cercato fino allo sfinimento la convergenza, ma poi ho capito che la pretesa di unanimità era solo un modo per assicurarsi un diritto di veto ad oltranza. Alla fine dovevamo scegliere e abbiamo scelto.

Mettendosi contro la parte politica del consiglio…
Una parte partitica, è diverso: se abbiamo deliberato è perché c’era una maggioranza. Parliamo di formazione e servizi al lavoro e condividere una valutazione curriculare e strategica con coloro che oggi guidano la Camera di Commercio a me non pare un limite ma un valore aggiunto. Forse si è trattato di un equivoco iniziale: io avevo inteso di andare a presiedere la maggiore Azienda speciale della Provincia, non un circolo del maggiore partito in Consiglio Provinciale.

Più che un equivoco direi una grossa ingenuità…
Gli errori si misurano in rapporto all’obiettivo ed il mio non era la conservazione del posto in eterno ma aprire l’azienda al territorio. L’input sul voltar pagina anche nella scelta delle persone, fra l’altro, era giunto dal Presidente della Provincia in sede istituzionale. Insomma, se ad un certo punto qualcuno ha cambiato idea non sono stato certo io.

Perché non si è dimesso?
A breve in Abf arriverà un nuovo Direttore Generale, c’è un nuovo statuto che cambia gli equilibri di governance, siamo ancora in pandemia: la posizione del gruppo politico che mi ha indicato a suo tempo è stata di confermare un Cda che ha fatto tanto e bene.

Il nuovo Statuto assegna al Presidente del Cda la rappresentanza legale, togliendola al Direttore Generale.
Su questo col Presidente Gafforelli c’è sempre stata piena sintonia, ma non creda che in Cda fossero tutti d’accordo. Il resto è cronaca dei giornali: 4 consiglieri si dimettono, il Cda decade e un posto più importante di prima si libera.

Come vede ora il futuro di Abf?
Chi conosce Abf sa come il vero snodo sarà il cambio di Direttore. Auguro all’Azienda di trovare una figura autorevole attraverso una procedura finalmente, e veramente, ad evidenza pubblica.

La precedente non è stata esattamente così…
Il passato è passato, nella gestione della cosa pubblica ci sono cose consentite, ma non opportune!

Cercherà delle rivincite?
La rivincita è una componente del gioco, ma con le Istituzioni non si gioca. O almeno io non intendo giocarci.

Ritiene che qualcuno l’abbia fatto in questa vicenda?
In questa come in tante altre. Vedo crescere giovani giocatori d’azzardo piuttosto spregiudicati.

Alcuni nomi?
Come dice il proverbio, nolite peccate peccator. A loro mando un messaggio, un convincimento consolidato in quella straordinaria palestra formativa che è stata la mia decennale collaborazione con la Pastorale del Lavoro della nostra Diocesi: le Istituzioni si servono, non ci si serve delle Istituzioni.

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