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Albino dà il via alle celebrazioni del suo grande artista con "Il Codice Moroni" - BergamoNews

Arte

I 500 anni

Albino dà il via alle celebrazioni del suo grande artista con “Il Codice Moroni”

Le mostre, i restauri, e poi convegni, concerti, spettacoli teatrali, escursioni a tema, visite giudate, eventi di animazione culturale ed enograstronomia, intendono valorizzare, nel segno di Giovan Battista Moroni, le risorse umane e culturali della Valle Seriana

Con la mostra Il Codice Moroni, che inaugura il 2 giugno alle 18.30 ad Albino, partono le celebrazioni per i 500 anni dalla nascita del pittore albinese.

Un progetto pensato in grande, che fino alla primavera 2022 vedrà protagonista la Valle Seriana (e non solo) attraverso l’opera e l’eredità di uno dei suoi più grandi artisti. Restauri, convegni, concerti, spettacoli teatrali, escursioni a tema, visite giudate, eventi di animazione culturale ed enograstronomia intendono valorizzare, nel segno di Giovan Battista Moroni, le risorse umane e culturali del territorio.

A segnare l’apertura e la fase finale di Moroni500 saranno tre mostre ad Albino, nella chiesa di San Bartolomeo e di San Giuliano.

Dal 2 giugno Il Codice Moroni, innovativo storytelling espositivo curato da Barbara Mazzoleni e Orietta Pinessi; dal 18 settembre, Giovan Battista Moroni. Ritorno ad Albino, una selezione di opere legate alla città natale di Moroni a cura di Simone Facchinetti e Paolo Plebani; dall’11 dicembre Moroni Sequel, un’interpretazione dell’artista contemporaneo Gianriccardo Piccoli a confronto con la Crocifissione, un vero capolavoro moroniano di adesione naturalistica espressa con raccolta drammaticità.

Il Codice Moroni è una rassegna originale, che promette sorprese e percorsi inediti alla scoperta del pittore e del suo contesto: non un percorso tradizionale, ma un racconto di dettagli pittorici, di oggetti parlanti, di colori e tessuti che restituiscono il sapore di un’epoca e non solo la biografia artistica dell’autore.

“L’idea del titolo il Codice Moroni – sottolinea la critica d’arte Barbara Mazzoleni – è quella di decodificare, come in un cubo di Rubik, tutti i fattori tra loro correlati che ci aiutano a capire, conoscere e riconoscere il Moroni”. L’evento intende inoltre “superare lo stereotipo di una gerarchia, che non ha ragione di esistere, tra i celebrati ritratti e le opere sacre relegate spesso a un ruolo minore”.

Nella Chiesa di San Bartolomeo una serie di sezioni, o “stanze”, scandisce il racconto del Moroni uomo, pittore e ritrattista: C’era una volta; il Codice Moroni; l’Atelier; un Set di posa; Di sua mano e no; il Sarto, una bottega di tendenza; un Protagonista inatteso: il Paesaggio; la Libreria di Moroni.

Qui sono le riproduzioni dei dipinti a dialogare con documenti autografi del pittore e con oggetti ricorrenti, che aiutano a ricostruire i set di posa del Moroni: si scopre così che non era l’artista a recarsi dai committenti, ma erano questi ultimi ad andare nel suo studio, come rivelano la sedia, il libro, una piccola scultura e una serie di altri indizi frequenti nei ritratti; oppure si possono toccare tessuti e vestimenti ricreati ad hoc per restituire i colori e gli spessori di sete, rasi, velluti con cui si abbigliavano i soggetti immortalati dal pittore. Ci si può imbattere a sorpresa nella stilista albinese Simona Brena alle prese con la confezione in diretta dell’abito mozzafiato indossato dalla principessa salvata da San Giorgio nel Polittico di Fiorano al Serio. Mentre nell’angolo social è a disposizione un “set” moroniano per calarsi con un selfie nei panni di un ritrattato dall’artista.

Potremo inoltre decodificare i paesaggi cari all’autore scovando precisi riferimenti al Monte Cornagera, alla Chiesina della Trinità, al paesino di Aviatico, a tutta una geografia di coordinate fisiche e mentali che svelano la profonda appartenenza dell’uomo alla sua valle e a quella terra in cui il “pittore della realtà” nacque e operò per gran parte della vita.

giovan battista moroni

Nella Chiesa di San Giuliano invece entriamo nel mondo delle “immagini per lo spirito”, ossia opere sacre di particolare importanza, restaurate da Antonio Zaccaria grazie a Fondazione Credito Bergamasco e a Fondazione della Comunità Bergamasca. Il Crocefisso adorato dal santi Bernardino e Antonio da Padova, capolavoro d’arte sacra del Moroni, grazie a recenti indagini diagnostiche rivela un dettaglio di particolare eccezionalità espressiva, l’effetto traslucido del sangue del Cristo la cui brillantezza doveva colpire fin da lontano lo sguardo dei fedeli. Mentre in Sacrestia una sequenza di opere normalmente non visibili perché confinate nei depositi costituiscono una vera scoperta: si tratta di tre stendardi processionali che ci parlano del Moroni devoto, membro di confraternite, interprete sincero dei sentimenti della sua comunità.

Accompagna la mostra una miniguida al mondo del Moroni, un diario-catalogo per raccontare il maestro albinese con un linguaggio contemporaneo, con contributi di tutti gli autori che hanno collaborato alla mostra.

Giovani story-tellers dell’ISIS Oscar Romero di Albino sono a disposizione per “visite narrate” da concordare su prenotazione. Per info www.valseriana.eu e 035.704063.

Orari di apertura: giovedì e venerdì 15.00-18.00; sabato 9.30-12.30 e 15.00-20.30; domenica 9.30-12.30 e 15.00-18.00. Sabato e domenica obbligo di prenotazione con almeno 24 ore di anticipo.
Per il calendario completo degli eventi di MORONI500, visitare il sito https://www.valseriana.eu/moroni-500/

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