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Francesco Biroli, il dottore che porta il vaccino a domicilio ai bergamaschi più fragili - BergamoNews
Comunità della salute

Francesco Biroli, il dottore che porta il vaccino a domicilio ai bergamaschi più fragili

Con una lunga esperienza alle spalle, tra clinica e ricerca, il dottor Biroli ci racconta con un entusiasmo giovanile la sua attività di medico vaccinatore volontario svolta nell’ambito del progetto Comunità della Salute

“Portare il vaccino a domicilio alle persone più fragili partecipando ad un progetto di volontariato sanitario così ben strutturato, aderente alle esigenze del territorio, che nulla lascia al caso e, soprattutto, mette al centro la relazione interpersonale è una delle esperienze più significative che ho fatto”. Parola di Francesco Biroli, che ha guidato la neurochirurgia e il dipartimento di chirurgia del sistema nervoso e di scienze neurologiche dell’Ospedale di Bergamo fino al 2013, attualmente responsabile dell’area neuroscienze di From la Fondazione di Ricerca dell’Ospedale.

Con una lunga esperienza alle spalle, tra clinica e ricerca, il dottor Biroli ci racconta con un entusiasmo giovanile la sua attività di medico vaccinatore volontario svolta nell’ambito del progetto Comunità della Salute, la rete che coinvolge i comuni di Ciserano, Levate, Osio Sopra e Verdellino nata a maggio 2020 con l’obiettivo di costituire una struttura sovracomunale per sperimentare azioni e strategie sostenibili per prendersi cura più da vicino della salute dei cittadini coinvolgendo le istituzioni e il terzo settore.

La Comunità della Salute ha siglato un accordo con Ats Bergamo per la somministrazione dei vaccini domiciliari alle categorie di persone fragili dei quattro comuni, che non possono recarsi autonomamente nei punti vaccinali del territorio. L’organizzazione ha attivato una rete di medici e infermieri che partecipano in forma volontaria, accreditati come unità vaccinale e adeguatamente formati grazie al corso dell’Istituto Superiore della Sanità per la somministrazione del vaccino anti-Covid-19.

“La From si è messa a servizio del territorio per la campagna vaccinale; ho dato la mia disponibilità e ho conosciuto Mirco Nacoti, medico anestesista e rianimatore dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, membro di Comunità della Salute e Andrea Ciocca, ingegnere, esperto di crisi e operatore umanitario per Medici Senza Frontiere, coordinatore del progetto di rete. Ho colto immediatamente l’unicità della proposta, che unisce la competenza medica e quella logistico-organizzativa per operare al meglio su un territorio di cui erano perfettamente mappate le esigenze. Un modello che pareva perfetto, sviluppato mettendo le persone al centro del sistema. Un modello collaborativo con le istituzioni del territorio, amministrazioni locali e Ats in primis, in cui il volontariato era sì protagonista ma nell’ambito di un’organizzazione attenta e capace di massimizzarne l’efficacia”.

èquipe vaccinale comunità salute

L’unità vaccinale di Comunità della Salute è composta da un’ambulanza, messa a disposizione dalla Croce Bianca di Ciserano, adeguatamente attrezzata come mezzo base per il 118, che si sposta nei quattro comuni al seguito dell’equipe vaccinale composta da un autista, un amministrativo, un medico e un infermiere.

“L’organizzazione è davvero perfetta anche sul campo – continua Biroli –. Entriamo nelle case dei pazienti da vaccinare, fragili per diversi motivi, tra cui età molto avanzata, coesistenza di più patologie, disabilità, solitudine, marginalità sociale, etc. Prima dell’intervento la persona viene avvisata telefonicamente. Arrivato il giorno, l’ambulanza giunge sul posto a supporto di eventuali emergenze. Il medico e l’infermiere dell’equipe si occupano dell’anamnesi, informano il paziente sul vaccino che gli sarà inoculato e poi, una volta effettuata l’iniezione, attendono un tempo di vigilanza che va da 45 minuti ad un’ora. Dopo un’ora, i vaccinati ricevono una telefonata dai volontari del Punto di ascolto della Comunità della Salute per sapere come stanno; dopo 24 ore, una seconda telefonata accerta nuovamente lo stato di salute del paziente. Sono rimasto davvero ammirato dall’organizzazione efficiente, attenta, appassionata. Noi medici siamo abituati ad una medicina efficiente sì ma un po’ meccanizzata; l’entusiasmo per la relazione che ho colto nelle donne e negli uomini della Comunità della Salute fa la differenza”.

“La Comunità abbassa il baricentro della cura – ci conferma Andrea Ciocca. La salute non è solo intervento medico ma relazione, benessere psicofisico, armonia sociale. Il nostro è un approccio dal basso, che punta a coinvolgere attivamente tutti gli attori protagonisti sul territorio: Ats, amministratori locali, medici di base, volontariato, etc. Non siamo partiti con la missione di diventare unità vaccinali ma lo siamo diventati per rispondere all’urgenza della situazione. Di questo c’era bisogno e questo abbiamo fatto. Le somministrazioni a domicilio da parte della Comunità sono partite il 15 maggio, iniziando da un elenco di 53 persone fornito da Ats. Tra quelle che, stanche di attendere al domicilio hanno provveduto recandosi all’hub vaccinale, in 6, 4 rifiuti, 4 non idonee per motivi medici e 2 non disponibili, ne abbiamo vaccinate 37. A cui si sono aggiunte altre 17 segnalate ‘in corsa’ da medici di base e assistenti sociali dei quattro comuni. In tutto, 54 persone con un’età media di 81 anni, 68,5% donne e 31,5% uomini. Abbiamo somministrato Moderna e torneremo tra un mese per la seconda dose.”

Non c’è che dire: un’organizzazione congegnata da chi si sa muovere nell’emergenza e conosce le pandemie. Del resto, quando si è trattato di allestire l’ospedale da campo alla Fiera di Bergamo un contributo importante lo hanno dato Emergency e gli Alpini. E non è un caso se a coordinare il piano vaccinale nazionale, dopo la falsa partenza del commissario Arcuri, è arrivato il generale Figliuolo.

“Un processo ingegnerizzato – conclude il dottor Biroli – in cui la cultura medica si unisce a quella tecnico-organizzativa e logistica. Per certi versi adottiamo lo stesso approccio in From, che fa e divulga ricerca scientifica basata sulla promozione dei dati clinici. La From è impegnata nel promuovere la cultura del dato e ben è rappresentata dal suo presidente, l’ingegner Alberto Bombassei. La sua presenza è sintesi della forza che rappresenta per noi l’unione della cultura medico-clinica con quella tecnico-ingegneristica. Un’importante spinta verso l’innovazione”.

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