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“Master of None”: storie comuni di trentenni fuori dal comune - BergamoNews
La lanterna magica di guido

“Master of None”: storie comuni di trentenni fuori dal comune

Seguendo la vita privata di Dev, attore trentenne di origini indiane, la serie racconta la storia dei suoi tentativi per cavarsela a New York City

Titolo: Master of None

Creatori: Aziz Ansari, Alan Yang

Durata: 30 episodi da 40’ circa

Genere: Commedia drammatica

Interpreti: Aziz Ansari, Noel Wells, Eric Wareheim, Lena Waithe, Alessandra Mastroianni

Programmazione: Netflix

Valutazione IMDB: 8.3/10

Dev Shah (Aziz Ansari) è un attore trentenne di origini indiane residente nella frenetica New York che, al pari di molti suoi coetanei, sta cercando faticosamente di trovare il suo posto all’interno del mondo. Le ambizioni sono molte così come le amicizie, la vita sentimentale non è da meno ma tutto questo, con il progredire del tempo, deve fare i conti con un ambiente sociale chiuso, figlio di stereotipi e tristemente limitante. Dev, facendosi carico del peso che migliaia di persone portano ogni giorno, si troverà allora a riflettere su tematiche come i tabù legati alla sua pelle e alla sua cultura, al pregiudizio verso il “tassista indiano” nella Grande Mela, allargando poi il tutto a digressioni sulla sessualità, sulle passioni e sul vero senso della vita.

Master of None

Prendendo il titolo dall’espressione americana “Jack of all trades, master of none” (traducibile in italiano come “capace in tutto, maestro di niente”), “Master of None” è una serie televisiva statunitense creata da Aziz Ansari e Alan Yang, distribuita da Netflix tra il 2015 e il 2021. Vincitore del Golden Globe nella categoria di “miglior attore in una serie drammatica o musicale”, Aziz Ansari si getta come sceneggiatore, ideatore e interprete principale di una serie che si muove semplice che con coraggio si muove controcorrente rispetto al mare di banali minestre riscaldate che viene continuamente propinato allo spettatore. Facendo in modo che ogni episodio della serie riguardi un momento particolare della vita del ragazzo di origini indiane, “Master of None” muove sapientemente i suoi passi all’interno di un canovaccio canonico che, partendo da dilemmi della vita di tutti i giorni di un trentenne comune, indaga l’animo umano e i modi che questi ha di ritrovarsi.

Fotografando in modo ironicamente e malinconicamente drammatico i frenetici ritmi di una persona schiacciata dalle frenetiche dinamiche politiche e sociali del ventunesimo secolo, Ansari porta in scena un complesso sistema di emozioni sempre efficace nel comunicare il messaggio desiderato, tanto grazie un linguaggio incisivo quanto ad una regia audace che non disdegna di dedicare un intero episodio a “Ladri di Biciclette” di Vittorio De Sica.

Partendo da ponderazioni su banali questioni di tutti i giorni e prendendo, via via che si dipana la trama, un respiro sempre più ampio riguardo all’amore, al lavoro, alle relazioni, e alla vita nel senso più profano del termine, “Master of None” gode di recensioni entusiastiche della critica che in alcuni siti dedicati come Rotten Tomatoes si aggira attorno al 100% del gradimento.

Non è difficile capire il perché.

Battuta migliore: “Lui è Dev: un uomo con tante domande e nessuna risposta

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