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Gallone: "I Coraggiosi? Senza Forza Italia nessuno conoscerebbe il loro nome" - BergamoNews
L'ultima diaspora

Gallone: “I Coraggiosi? Senza Forza Italia nessuno conoscerebbe il loro nome”

La senatrice di Bergamo commenta la nascita della nuova compagine fuoriuscita da Forza Italia e dai già fuoriusciti da Forza Italia: "Sanno che col taglio dei parlamentari non saranno ricandidati. Si trasferiscono, inventano un nome nuovo e sperano in un posto al sole"

“Se questi ‘capitàni coraggiosi’ che oggi ‘cambiano’ fossero veramente forti, leali e ardimentosi avrebbero potuto lavorare all’interno di quella Forza Italia in cui sono cresciuti, provando ad arrivare almeno vicino a quel campione fuoriclasse che è Silvio Berlusconi senza il quale, oggi, di loro non si conoscerebbe neppure il nome”. È un’Alessandra Gallone piuttosto inedita quella che commenta, nel suo gruppo degli “audaci” in chat e a Bergamonews, la nascita della nuova compagine fuoriuscita da Forza Italia e dai già fuoriusciti da Forza Italia.

La senatrice di Bergamo fa propria la crasi dei nomi dei due fondatori del gruppo che “scimmiotta Forza Italia, chiamandosi Coraggio Italia: Brugnaro e Toti, ovvero… Bruto”. Si capisce che è tutt’altro che in sintonia con chi “scende” da un partito (certamente in difficoltà) per dare vita a squadre camaleontiche “che tirano su di tutto per restare a galla, abbandonando i principi. Come Cambiamo, il nome perfetto per quelle persone che sanno che col taglio dei parlamentari non saranno ricandidati. Si trasferiscono, inventano un nome nuovo e sperano in un posto al sole”.

Lei se ne andò nel 2010 e approdò a Forza Italia.

Sono stata tra i fondatori di Fratelli d’Italia. Quando me ne sono andata, lasciando Gianfranco Fini ero consapevole che per me non si sarebbero aperti portoni. Allora feci, come sempre, una scelta controcorrente e di principio: non ho voluto seguire quello che per me è stato il tradimento di Fini del Popolo della libertà. Sono entrata in Forza Italia, consapevole che avrei perso il mio posto in Parlamento. Mi sono messa a lavorare e per 5 anni niente regali, niente cda, niente ruoli prestigiosi, niente ricatti, solo i miei voti e le mie preferenze… Poi sono stata rieletta.

Non le vanno proprio giù questi gruppi: prova un senso di abbandono?

No, non è questo. Io dico che quando uno parte in un percorso politico lo fa perché ha dei principi, ma anche un po’ di gratitudine. Seguire i sondaggi, che, peraltro cambiano a ogni soffio di vento e che, si sa, determinano e condizionano il voto (non il contrario), lo trovo irrispettoso verso se stessi oltre che verso il partito. Mi dispiace l’ingratitudine dei beneficiati. Perché non provano a cambiarlo, il partito?

Cosa intende?

Che non servono tattiche e trattative, serve lavorare. Certo chiedere i congressi ci sta, ma diamoci da fare per per modificarlo. Ci sarà qualcuno così forte, bravo, carismatico in grado di lottare da dentro e conquistare la leadership?

Ci sarà?

Non possiamo saperlo se nessuno si mette in gioco. Davvero. Ci sono i giovani, quelli con gli ideali ancora. Certo, poi vedo certi giovani che invece passano con disinvoltura massima da un gruppo all’altro…

E dire che lei è in politica da un bel po’. Sembra ancora ingenua.

Nel 1995 quando Marzio Tremaglia mi chiese di candidarmi in Consiglio comunale per la prima volta, a 26 anni dichiarai: “Il giorno in cui la politica mi cambia torno a casa”. Parlo con tanti e, sì, molti sono disamorati, ma molti ci credono ancora. Credibilità e reputazione per me sono ancora valori per chiedere la fiducia a chi vota. Noi non parliamo e non agiamo per noi stessi, ma per conto di chi ci ha affidato la propria delega.

Quindi, nessun dubbio, lei resta.

Può immaginare quanto sia tirata dalla giacchetta? “Torna a casa”, “Passa di qua”… Ho detto no. Perché qui sto molto bene. Mi ritrovo in questo che è un movimento liberale per eccellenza, senza integralismi, in cui ti puoi esprimere. Accanto a chi produce e dà lavoro, europeista e riformista. Mi ritrovo appieno qui. Ho anche delle responsabilità: sono commissario per Forza Italia a Bergamo, responsabile nazionale del settore formazione politica del partito, responsabile nazionale del dipartimento ambiente, vicepresidente del gruppo in Senato, capogruppo in commissione ambiente. Tanto lavoro. Che faccio con gioia.

Intanto Forza Italia perde pezzi. Tanti.

Preferisco dire che liberiamo posti per chi se lo merita. Ma sottolineiamo anche i progetti e i programmi visto che oggi Forza Italia è forza di governo. E se avremo una ripartenza seria e forte è grazie a chi sta lavorando nel governo e sui territori.

Cosa succederà?

Vediamo cosa succede. L’Italia ha bisogno di persone serie e preparate. Ricordiamoci che Draghi è stato sostenuto da Berlusconi. E che in politica i vuoti si riempiono. Ho visto tanti corsi e ricorsi in questi anni, a destra come a sinistra: pensi al Nuovo Centrodestra di Alfano, dissolto nel nulla.

Però…

Però certo è un dispiacere perché se non fosse “diasporata” in questo modo Forza Italia sarebbe il primo partito.

Cosa augura ai fuoriusciti?

A quel gruppetto di parlamentari inquieti “appartenenti” a diversi schieramenti, che hanno aderito a questa ulteriore nuova formazione? Auguro loro di trovare finalmente pace e una casa definitiva.

Spostiamoci in città: c’è già chi fa il suo nome come candidato sindaco del centrodestra per il 2024.

Vedremo. Io l’ho sempre detto: per la mia città lascio qualsiasi cosa.

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