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Bergamo segreta

Villa Gromo, un gioiello settecentesco incastonato fra le colline dell’Isola Bergamasca

Una struttura situata nei pressi di Mapello che ha vissuto diverse trasformazioni strutturali e artistiche, tra cui l’intervento dell'artista Carlo Innocenzo Carloni

Incastonata fra le pendici del Monte Canto e la pianura bergamasca, Villa Gromo è una delle dimore più affascinanti del territorio orobico. La struttura, situata nei pressi dell’abitato di Mapello, risale probabilmente alla prima metà del Settecento quando l’edificio venne costruito su commissione dei conti Zanchi di Alzano Lombardo.

Il delicato profilo che si staglia all’ombra del Monte Canto è però frutto di una serie di interventi che hanno interessato l’edificio nel corso dei secoli, passato prima nelle mani della famiglia Finardi e poi in quelle della signora Stampa di Vicosoprano. Quest’ultima procedette alla metà del XIX secolo alla realizzazione di una portineria in stile chalet svizzero, lasciando così un segno intangibile della propria presenza anche a seguito della cessione operata dal figlio Ferdinando a favore della famiglia Antona-Traversi.

A testimoniare il progressivo ampliamento del fabbricato vi è l’ala occidentale, aggiunta a posteriori mantenendo la simmetria che contraddistingue l’intero stabile e che conserva nella parte orientale la parte più antica, compreso l’ingresso rivolto verso Mapello.

Seguendo l’esempio di altre dimore lombarde del periodo, Villa Gromo presenta un impianto a U il quale riprende alcuni prototipi palladiani nelle barchesse ribassate rispetto al corpo centrale, accompagnato dai due androni a colonne binate che danno accesso ai cortili rustici.

Questo espediente consente a questa sezione dell’edificio di risaltare particolarmente nella simmetria del complesso, offrendo un particolare colpo d’occhio a chi raggiunge l’ingresso dopo aver percorso il lungo viale che si snoda fra gli oltre ventimila metri quadrati del parco circostante.

Ad accompagnare gli ospiti all’interno della struttura vi è un ampio scalone a gradini curvi che conduce a un porticato a colonne sopraelevato su uno zoccolo a bugne e suddiviso in sette arcate.

Decorate da stucchi e pavimenti pregiate, le stanze conservano ancora oggi importanti affreschi attribuiti al pittore Carlo Innocenzo Carloni, operante nello stesso periodo in Città Alta all’interno della chiesa di San Michele all’Arco.

Fra questi dipinti spiccano infine la “Gloria di San Giuseppe” visibile nella volta della cappella gentilizia e realizzata con ogni probabilità dal maestro comasco.

Fonti

Luigi Angelini; 12 ville bergamasche; Bergamo; Stamperia Conti; 1962

Carlo Perogalli, Maria Grazia Sandri, Vanni Zanella; Ville della provincia di Bergamo; Milano; Rusconi immagini; 1983

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