Sugli spalti

Vince la Juve, ma per i bergamaschi tornare allo stadio è già una vittoria fotogallery

L'emozione dei duemila a Reggio dopo quasi un anno e mezzo. Alcuni a fianco degli juventini, ma nessuno scontro: forse la pandemia ci ha insegnato qualcosa

L’Atalanta entra in campo a Reggio Emilia per il riscaldamento e dalla gradinata nord dove ci sono i bergamaschi sale forte il primo, liberatorio, urlo di incitamento dopo quasi un anno e mezzo. Al Mapei Stadium sono le ore 20.21 e con un gioco numerico vien da pensare a un calcio nei confronti di un funesto 2020 e un abbraccio al nuovo anno.

In ogni caso il 19 maggio è la data di un nuovo inizio, con gli stadi che tornano ad aprirsi al pubblico, anche se solo in minima parte e con tutte le precauzioni del caso. E si riparte proprio con una partita della Dea, 455 giorni dopo quel 19 febbraio della sfida di Champions a San Siro contro il Valencia, indicata dagli esperti come una delle bombe che fece esplodere il Covid nella nostra provincia, colpita poi ben più di altre.

I tanti morti e le scene drammatiche non si dimenticheranno mai, ma in qualche modo la vita va avanti. Lo sappiamo bene da queste parti, abituati come siamo a rialzarci sempre. Così, con vaccini in crescita e contagi in calo, si prova a tornare a una normalità, pure rientrando in uno stadio.

La sconfitta contro la Juve brucia, eccome, ma essere di nuovo sugli spalti vale – quasi – come una vittoria. I pochi di Reggio Emilia, circa duemila come gli juventini, faticano a farsi sentire in campo. Al gol del momentaneo pareggio di Malinovskyi, però, in curva esplode una gioia incontenibile e qualcuno scavalca la barriera per avvicinarsi ancora di più ai giocatori che esultano.

Ma la felicità è effimera e svanisce sotto le due reti degli uomini di Pirlo. Tanti bergamaschi sono sparsi negli altri settori dell’impianto del Sassuolo, che nel recente passato ha portato spesso bene alla banda di Gasperini. Alcuni sono a fianco dei rivali, che alla fine esultano per la Coppa Italia vinta. Scatta qualche sfottò, ma a parte un paio di bombe carta esplose dai bianconeri fuori dal Mapei prima della partita, all’interno non ci sono scontri. Roba inimmaginabile solo fino a un anno e mezzo fa. Forse la pandemia ci ha insegnato qualcosa.

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