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Atalanta, una Coppa molto amara: ora la ricarica per il secondo posto - BergamoNews
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Atalanta, una Coppa molto amara: ora la ricarica per il secondo posto

Nerazzurri meno brillanti del solito, ma episodi troppo a senso unico a favore della Juve. Domenica chiusura a caccia dell'ultima vittoria

Ha vinto la squadra più ‘cattiva’, più esperta e diciamo pure anche più furba, se consideriamo furbizia la capacità di… indurre certe decisioni arbitrali a proprio favore. In una finale, anche queste hanno il loro peso.

Beh se si può dire che è una Coppa Italia stregata, dopo quella persa e seguita da tante polemiche due anni fa, stavolta resta più l’amarezza che la delusione: sicuramente la Lazio era avversario più alla portata dei nerazzurri, mentre una Juve sia pure non all’altezza della sua fama è sempre avversario difficile da superare per chiunque. E con l’Atalanta raramente sbaglia partita, se vogliamo anche in quella vinta un mese fa grazie al gol di Malinovskyi non era stata una brutta Juve, anzi.

Ma l’Atalanta? Meno scintillante del solito e di come ci ha abituati, però non si può considerare una colpa, contro gli ex campioni d’Italia. Anche perché tutto deve girare dalla tua parte, se vuoi portare a casa la vittoria e quindi una Coppa: non puoi subire gol dopo che un tuo giocatore, leggi Gosens, è stato scalciato dal solito Cuadrado che innesca l’azione per la rete dell’ex Kulusevski.

E, ancora prima, eravamo appena al 12′, Pessina finisce a terra in area bianconera in un contrasto molto dubbio. Però niente Var, né sul primo né sul secondo caso: doveva pensarci Valeri, l’arbitro (se volete fare un po’ di dietrologia) del famoso tuffo di Chiesa punito con un rigore in Fiorentina-Atalanta di tre anni fa.

Adesso Chiesa si conferma tra i migliori della Juve e fa gol prima di essere sostituito, come aveva fatto gol nel dicembre scorso nell’1-1 (pareggio di Freuler) a Torino, lo stesso Kulusevski aveva già colpito i nerazzurri, il 28 luglio scorso all’ultima partita col Parma, anche allora aveva rimediato Malinovskyi e poi aveva segnato la rete vincente Gomez.

Però la Juve non è il Parma e, pur senza incantare, gli uomini di Pirlo riescono a non far giocare bene l’Atalanta, mettendo il confronto molto sul piano fisico, vedi le ammonizioni già nel primo tempo di Chiellini e De Ligt.

Purtroppo nel secondo tempo l’Atalanta non ritrova la brillantezza del primo e anche alcune decisioni arbitrali finiscono per innervosire i nerazzurri, che capiscono di non avere più le energie e la lucidità per recuperare un’altra volta.

Certo nel primo tempo il risultato poteva essere molto diverso, interpretando diversamente gli episodi Gosens e Pessina e forse si parlerebbe di un’altra partita.

Anche per questo parlare di delusione sembra eccessivo. C’è amarezza e non è bello nemmeno fare esperienza giocando finali senza vincerle, che pure sotto questo aspetto in campo internazionale la Juve ha più di un precedente.

Ma non si può parlare di delusione dopo la stagione straordinaria dell’Atalanta dei record, dei 90 gol, del primato di vittorie uguagliato, soprattutto di quel secondo posto che è lì da difendere e sarebbe un traguardo molto prestigioso, non solo perché vale più soldi nelle casse della Dea.

Perciò bisogna riuscire a dimenticare la fredda (in tutti i sensi) serata di Reggio Emilia, dove l’Atalanta non aveva mai perso e per la legge dei grandi numeri poteva capitare, naturalmente si sperava non proprio nella finale di Coppa Italia.

Vedere Zapata in ginocchio a fine partita, consolato da compagni e avversari, la rabbia di Toloi espulso dalla panchina, anche come Hateboer e Gosens seguivano gli ultimi minuti dalla panchina, lo stesso Gollini lanciato verso la porta di Buffon…segnali di grande dispiacere e di rabbia, energie anche nervose spese oltre a quelle fisiche, che però non devono togliere nulla all’impegno di domenica.

Peccato che non ci siano ancora i tifosi, non sembrava vero rivederli e risentirli al Mapei, anche solo in presenza ridotta.

Comunque l’Atalanta, chiuso con onore il capitolo Coppa Italia, avrà voglia di salutare domenica con una vittoria per conquistare quel secondo posto che sarebbe un bellissimo certificato, per un’altra stagione alla grande, da ricordare.

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