Atalanta in Champions, è qui la festa (per il brindisi aspettiamo la Coppa) - BergamoNews
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Atalanta in Champions, è qui la festa (per il brindisi aspettiamo la Coppa) fotogallery

Gasperini trionfa anche nella 'sua' Genova e riporta la Dea all'Università del calcio, tra le grandi d'Europa. A suon di gol e con l'alta qualità del gioco

La state risentendo la musica della Champions? Sarà sicuramente la più scaricata dai tifosi orobici, da qui a settembre, quando l’Atalanta tornerà in campo per la Coppa dalle grandi orecchie, la più prestigiosa, l’Università del calcio come l’ha definita il presidente Antonio Percassi.

Altro che SuperLega. Qui i diritti acquisiti sono quelli sul campo, per la terza volta consecutiva la Dea se la vedrà con i migliori club del continente. E come i migliori club, Bayern e Borussia Dortmund, Real Madrid, Atletico, Barcellona, Psg, Liverpool, Manchester City, tutti presenti nelle ultime tre edizioni consecutive della Champions. E quasi tutti già visti e già affrontati come avversari dalla Dea.

L’Atalanta torna in Champions, parlano le classifiche e non i budget, parla (perché no?) il gioco dei Gaspboys: in Serie A non ci sono dubbi, la Critica mette da tempo l’Atalanta davanti a tutti, ora assieme al Napoli più che all’Inter campione che indubbiamente ha il merito delle vittorie. Comunque, è qui la festa, è qui lo spettacolo.

Anche a Genova, dove Gasperini aveva già messo in vetrina e portato alle soglie della Champions i rossoblù ed è tornato da conquistatore, portando a casa il terzo passaporto Champions consecutivo. Con qualche sofferenza, ma non sarebbe calcio, sarebbe solo un film se fosse tutto scontato, ogni tappa una vittoria e via.

Così per un’ora l’Atalanta offre grande calcio, il suo marchio di fabbrica, perché solo giocando il meglio possibile i nerazzurri sanno fare gol e vincere. Tanti gol, sempre. E per fortuna, perché se succede (non sempre, ma a volte succede) come a Marassi che “a un certo punto si stacca la spina, nel finale devi soffrire”, riassume nel dopopartita Gasperini. Che ha ancora un po’ di voce nonostante abbia urlato per guidare i suoi ragazzi, con un po’ di batticuore per gli ultimi dieci minuti tirati e sudati, in vantaggio solo di un gol. Quando la partita sembrava stravinta.

Chiaro, certe disattenzioni (l’errore di Djmsiti sul primo gol subìto, il fallo di mano di Gosens sul rigore, il liscio di Pessina che agevola il terzo gol) sono un campanello d’allarme e non potranno essere ripetute contro una Juve che non aspetterà altro, mercoledì. Ma sicuramente avrà i suoi problemi per arginare la forza di Zapata, di Malinovskyi, le invenzioni di Muriel e gli inserimenti di Gosens. Soprattutto per dimostrare di essere unita e compatta come è stata anche questa volta l’Atalanta: non insistiamo a rimarcare gli errori, ricordiamo piuttosto le nove vittorie e i due pareggi dopo la sconfitta con l’Inter, una vera e propria marcia trionfale, seconda soltanto a quella dei neocampioni d’Italia.

Anche nell’ultima trasferta la trama sembra quella di un film thrilling, il primo brivido è bergamasco ma lo crea il Filippo Melegoni di Azzano che esordì a 17 anni in A all’Atalanta con il Gasp e, subito dopo, colpisce il palo Masiello. Insomma, fanno male ma non tanto. Non come i ‘nostri’ che hanno una forza e una qualità superiori, Zapata che sale al vertice dei bomber stranieri dell’Atalanta e nella classifica dei bomber di sempre al 2° posto da solo dietro a Doni (66 gol contro 112). Poi Malinovskyi, che si vede restituito il favore dell’assist da Duvàn, Ruslan che in A è il primo nella classifica degli assistmen.

Gosens e Pasalic si esaltano pensando anche alla finale di Coppa Italia, dove servirà il genio di Muriel e anche quello di Ilicic, dove sarà indispensabile il contributo dei signori del centrocampo, Freuler e De Roon, così normali nell’essere ogni volta straordinari che non li cambieremmo con nessun’altra squadra.

Ecco, se possiamo esprimere un augurio, speriamo che la finale non venga decisa al Var. Di rigori molto dubbi ne abbiamo visti anche all’ultima giornata e, ricordando anche quello negato due anni fa con la Lazio, meglio voltare pagina…

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