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Terziario bergamasco ancora penalizzato, lontani i livelli di fatturato pre-Covid - BergamoNews
Camera di commercio

Terziario bergamasco ancora penalizzato, lontani i livelli di fatturato pre-Covid

Nel primo trimestre 2021, nonostante il rimbalzo “fisiologico” su base annua, servizi e commercio al dettaglio mostrano un indice del fatturato ancora in fase calante. Il risultato è comunque migliore della media regionale e le aspettative sono in netta ripresa.

Le imprese bergamasche del terziario continuano a essere penalizzate dalla situazione di emergenza sanitaria, che anche nel primo trimestre del 2021 ha comportato restrizioni per molte attività. Il fatturato cresce su base annua per le imprese con almeno 3 addetti dei servizi (+2,5%) e del commercio al dettaglio (+3,5%), ma tale dato risente del confronto con il valore molto basso del primo trimestre 2020, periodo in cui lo scoppio della pandemia aveva determinato una significativa caduta dei livelli di attività.

La variazione congiunturale, calcolata rispetto al trimestre precedente, mostra invece un segno negativo per entrambi i comparti (-1,7% per i servizi e -0,6% per il commercio al dettaglio), portando il valore del numero indice rispettivamente a quota 85,7 e 83,3, in ulteriore allontanamento rispetto ai livelli pre-Covid (-11,3% per i servizi e -3,4% per il commercio al dettaglio rispetto ai valori medi del 2019). Dopo il recupero intenso, seppur parziale, che aveva caratterizzato i mesi estivi del 2020, gli ultimi due trimestri hanno registrato un peggioramento della dinamica: la recrudescenza dei contagi verificatasi e le conseguenti misure di contenimento adottate hanno avuto un impatto negativo su molte attività già duramente colpite durante il primo lockdown.

congiuntura terziario

SERVIZI
I servizi, come visto, mostrano la perdita più significativa rispetto ai livelli precedenti alla pandemia, ma al loro interno l’impatto della crisi è stato fortemente disomogeneo: l’epicentro si è avuto nelle attività di alloggio e ristorazione, che registrano un’ulteriore variazione negativa rispetto al primo trimestre 2020 e che hanno perso circa il 50% dei livelli di fatturato pre-Covid. Anche i servizi alla persona risultano ancora distanti dai valori del 2019 (-20% circa), mentre i servizi alle imprese e il commercio all’ingrosso stanno mostrando una buona capacità di recupero, registrando un divario inferiore al 5% rispetto al 2019.
Nonostante i dati non positivi archiviati nel trimestre, la performance delle imprese della provincia risulta migliore rispetto alla media lombarda, che non solo registra un calo congiunturale peggiore (-2,6%) ma anche una variazione negativa su base annua (-1,8%). Il risultato è un assottigliamento dello storico divario dell’indice del fatturato provinciale rispetto a quello regionale.

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I prezzi mostrano un’accelerazione (+1,3% rispetto al trimestre precedente) in confronto ai ritmi di crescita degli ultimi anni: il fenomeno è evidente soprattutto nel commercio all’ingrosso, settore che per la sua posizione nelle filiere internazionali recepisce con maggior rapidità le tensioni sui mercati delle materie prime.
Anche dal punto di vista occupazionale i servizi hanno registrato le maggiori perdite durante l’emergenza sanitaria: non solo perché il settore è stato particolarmente colpito dalle conseguenze economiche della pandemia, ma anche per l’elevata quota di forza lavoro inquadrata con contratti a tempo determinato o comunque poco protetti. Il numero di addetti registra un saldo leggermente negativo tra ingressi e uscite anche nel primo trimestre 2021 (-0,1%), mostrando un divario rispetto ai livelli pre-Covid pari al -3,7%.
L’attesa per la fase di progressiva riapertura delle attività al momento limitate dalle misure anti-contagio, grazie al progresso della campagna vaccinale, e la ripresa dei consumi che ne dovrebbe conseguire generano comunque un diffuso miglioramento delle aspettative tra gli imprenditori: i saldi tra previsioni di crescita e diminuzione tornano positivi sia per il fatturato (+6,5%) che per l’occupazione (+3,3%).

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COMMERCIO
Anche il commercio al dettaglio continua a essere caratterizzato da un’estrema eterogeneità dei risultati, per via del diverso impatto delle misure anti-Covid sulle tipologie di esercizi commerciali. Da un lato i negozi non alimentari subiscono ancora restrizioni significative all’attività, senza considerare il calo di domanda che ha colpito molte categorie merceologiche, come l’abbigliamento: per queste imprese il divario dai livelli del 2019 del fatturato è ancora significativo (-20% circa) e in ulteriore allargamento rispetto al trimestre scorso. I negozi che invece vendono prodotti alimentari, in particolare quelli della grande distribuzione, non hanno sperimentato alcuna limitazione e si sono anzi avvantaggiati della crescita dei consumi domestici a scapito di quelli fuori casa, per via della sostanziale chiusura del canale Horeca: il loro fatturato si posiziona così su valori superiori a quelli precedenti la pandemia. Tale dato è confermato dalle vendite di ipermercati e supermercati in provincia di Bergamo, che secondo IRi – Information Resources mostrano una ulteriore crescita (+3,7% tendenziale in valore) rispetto ai picchi del 2020.
Il confronto con i risultati regionali mostra una performance migliore delle imprese commerciali bergamasche: in Lombardia la variazione su base annua assume infatti segno negativo (-1,6%), così come il divario rispetto ai livelli pre-Covid risulta più marcato (-11,7%). Nonostante una caduta di fatturato più significativa nella prima metà del 2020, l’andamento successivo ha permesso alle imprese della provincia di colmare il divario rispetto all’indice regionale.

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I prezzi mostrano una lieve crescita rispetto al trimestre precedente (+0,3%), in linea con quella registrata negli ultimi mesi del 2020, mentre le valutazioni sugli ordini ai fornitori registrano una netta prevalenza di indicazioni di diminuzione (43,9%) su quelle di aumento (24,4%), con un saldo (-19,5) in peggioramento rispetto allo scorso trimestre. Il saldo tra giudizi di eccedenza e scarsità delle scorte si attesta al +11,4, suggerendo un lieve decumulo della merce nei magazzini.
Sul fronte occupazionale si registra una diminuzione del numero di addetti, con un saldo negativo tra ingressi e uscite nel trimestre (-0,4%), facendo seguito a un consuntivo 2020 che non aveva comunque evidenziato perdite nella forza lavoro delle imprese, anche grazie agli strumenti di sostegno messi in campo dalle istituzioni.

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Il trimestre in esame mostra quindi un lieve peggioramento degli indicatori congiunturali rispetto alla fine del 2020, per via del perdurare della situazione di emergenza sanitaria, ma le attese degli imprenditori sono orientate verso una graduale ripresa delle normali condizioni di attività, con saldi tra previsioni di aumento e di diminuzione che registrano valori positivi per fatturato (+5) e occupazione (+4,1), mentre sugli ordinativi il dato migliora pur rimanendo in territorio negativo (4,9).

Carlo Mazzoleni: “La vera ripresa guidata dai consumi delle famiglie”
Commenta il presidente Carlo Mazzoleni: “Se la ripresa ha iniziato a interessare l’industria e ha già riattivato il commercio internazionale, il terziario nel suo complesso continua a soffrire, in particolare delle misure restrittive adottate con la seconda ondata, che hanno frustrato i buoni risultati dell’estate scorsa. Ci sono rilevanti differenze tra i vari settori, ma la vera ripresa sarà guidata dai consumi delle famiglie con l’avanzare della campagna vaccinale e la fine delle restrizioni ai movimenti delle persone.”

Lorenzi, Fisascat Cisl: “Terziario settore precario per eccellenza” 
“Siamo preoccupati, soprattutto perché è da tempo che stiamo facendo la conta delle vittime del “blocco licenziamenti”: mentre l’industria e i contratti a tempo indeterminato venivano giustamente e per fortuna tutelati dalla norma introdotta nel mezzo della pandemia, nel terziario, settore “precario” per eccellenza, abbiamo visto cadere tutti gli apprendisti non confermati, i tanti tempi determinati, i somministrati. Ora è naturale aspettarsi una nuova e pesante emergenza alla fine del blocco. Inoltre, è alta la preoccupazione per il calo dei consumi, condizione inevitabile vista la riduzione delle entrate a causa di cassa integrazione. Diventa un circolo vizioso: calano i consumi e cala il fatturato, di conseguenza si attivano gli ammortizzatori sociali per riduzione del lavoro. Ci auguriamo che le riaperture diano ossigeno agli imprenditori e dignità ai lavoratori”.

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