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Vaccini Covid, Ariela Benigni: "Quanto ci proteggono e quando possiamo dirci al sicuro" - BergamoNews
L'intervista

Vaccini Covid, Ariela Benigni: “Quanto ci proteggono e quando possiamo dirci al sicuro”

Con la coordinatrice delle Ricerche delle sedi di Bergamo e Ranica dell’Istituto Mario Negri, facciamo il punto sull'efficacia dei vaccini anti-Covid

Chi si vaccina è al sicuro dal contagio da Covid? In che misura? E quando il nostro organismo comincia a produrre gli anticorpi? Abbiamo intervistato la dottoressa Ariela Benigni, Segretario scientifico e coordinatore delle ricerche delle sedi di Bergamo e Ranica dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri (Irccs), chiedendole tutte le informazioni.

Il riferimento è ai vaccini approvati finora dall’Ema (European Medicines Agency, l’agenzia europea per i medicinali), cioè i due vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna) e i due vaccini a vettore virale (AstraZeneca e Johnson&Johnson, prodotto dalla Janssen, azienda farmaceutica che fa parte del Gruppo Johnson & Johnson).

Chi si vaccina è al sicuro dalla malattia?

Tutti e quattro i vaccini che sono stati approvati dall’Ema prevengono dalla malattia grave. Le persone vaccinate sono protette dallo sviluppo del Covid in forma severa: i dati raccolti indicano che sono in grado di evitare le ospedalizzazioni dei soggetti che contraggono il virus. Prevengono in modo significativo anche il rischio di sviluppare la malattia in forma non grave: più precisamente Pfizer e Moderna hanno un’efficacia che supera il 90%, AstraZeneca il 75% e Janssen il 73%. È un’ottima copertura: considerando che i vaccini vengono ritenuti efficaci dalla comunità scientifica quando sono in grado di prevenire la malattia nel 50% dei casi possiamo renderci facilmente conto di come la protezione che offrono sia superiore a quello che ci si aspettava.

Cosa significa che un vaccino ha un’efficacia del 95%?

Significa che su 100 soggetti vaccinati 95 non corrono il rischio di sviluppare la malattia da Covid mentre 5 potrebbero contrarla in forma leggera. Nessuno, invece, l’avrà gravemente. Questi sono i dati depositati all’Ema: stanno arrivando anche quelli raccolti con ricerche successive ma la variazione è modesta e i dati vanno nella stessa direzione. La differenza è dovuta al fatto che gli ultimi studi sono riferiti alla cosiddetta real-life, cioè riguardano milioni di vaccinati mentre i precedenti si basavano sugli studi di fase 3, che sono stati condotti su decine di migliaia di persone e hanno permesso agli enti regolatori di dare l’approvazione.

Giornali e tv hanno riferito di persone risultate positive pur avendo ricevuto il vaccino. Appartengono alla percentuale di non-copertura del vaccino dalle forme lievi?

Possono essere positive dopo aver ricevuto la prima dose perché avevano già in incubazione la malattia oppure perché hanno contratto il virus nei 12-14 giorni successivi alla somministrazione, il lasso di tempo entro il quale il nostro sistema immunitario si attrezza per sviluppare gli anticorpi. Con la seconda dose è possibile in una piccola percentuale sviluppare il Covid dopo averla ricevuta perché la copertura non è totale. Non avranno, comunque, la malattia in forma grave.

Come mai per Pfizer, Moderna e AstraZeneca vengono eseguite due dosi?

I protocolli che hanno permesso a queste aziende di avere l’approvazione degli enti regolatori hanno previsto due dosi perché nel minor tempo possibile bisognava trovare la soluzione in grado di garantire la maggior protezione possibile. Tuttavia ci sono dati che mostrano un’efficacia molto elevata anche dopo una sola somministrazione, per esempio uno studio pubblicato in Inghilterra ha evidenziato che in pazienti anziani che hanno ricevuto una sola dose di AstraZeneca la copertura ha raggiunto addirittura l’80% a 28 giorni dalla vaccinazione, anche se queste persone avevano comorbidità, cioè erano affette da altre patologie.

Lo confermano anche altri studi?

Si, uno studio scozzese mostra che dopo 28 giorni dalla somministrazione della prima dose c’è un effetto protettivo del vaccino Pfizer del 91% per le forme gravi e dell’88% per AstraZeneca. Questo ha indotto i governi e gli enti regolatori a posporre la seconda dose: per AstraZeneca è stata posticipata di 12 settimane mentre per Pfizer e Moderna di 42 giorni. Raccogliendo ulteriori evidenze scientifiche probabilmente nel prossimo futuro il tempo che intercorre tra le due dosi potrà essere ulteriormente dilazionato: in questo modo sarebbe possibile vaccinare un maggior numero di persone a fronte della scarsità delle dosi. Ma c’è un’altra novità.

Quale?

Per Pfizer, Moderna e Novavax (vaccino non ancora approvato dall’Ema) sono in corso sperimentazioni per gli adolescenti. Pfizer ha pubblicato uno studio su poche migliaia di pazienti di età compresa fra i 12 e i 16 anni e il vaccino è risultato efficace in termini di produzione di anticorpi, anche in misura maggiore rispetto a quanto avviene nei giovani tra i 18 e i 25 anni. Sono stati confrontati due gruppi: nel primo, che ha ricevuto un placebo, si sono verificati 18 casi d’infezione, mentre nel secondo, che ha avuto il vaccino, non c’è stato nessun contagio. Non si sa ancora se riduca le infezioni asintomatiche: è un aspetto che si sta analizzando considerando che molti giovani sono asintomatici. Non è tutto: per i vaccini a mRNA come Moderna si sta studiando l’efficacia nei bambini fra i 6 mesi e i due anni ma al momento non sono disponibili i risultati.

Tra persone vaccinate bisogna tenere la mascherina?

Al momento conviene essere prudenti: bisogna stare attenti perché, come dicevamo prima, una persona che è stata vaccinata da poco potrebbe infettarsi. Inoltre non si hanno ancora molte informazioni sulla capacità della vaccinazione di prevenire la trasmissione del virus: ci sono dati confortanti per quanto riguarda il vaccino Pfizer, che previene anche la trasmissione in un’altissima percentuale – più dell’80% – così AstraZeneca (52%) e Janssen (72%). Considerando che in Italia è stata vaccinata una piccola quota di popolazione (il 25%) è necessario essere cauti: bisogna continuare a tenere la mascherina e osservare il distanziamento anche se vaccinati per evitare la trasmissione ad altri se si è positivi o, viceversa, contrarre l’infezione da qualcuno positivo, mentre quando verrà vaccinata la gran parte dei cittadini si potranno allentare queste misure.

E quanto dura la protezione del vaccino dopo la seconda dose?

Non è trascorso abbastanza tempo per affermare quanto duri la protezione dopo aver ricevuto la seconda dose.

C’è un modo per sapere se il nostro organismo ha sviluppato gli anticorpi contro il Covid?

Basta effettuare un test anticorpale specifico. Alcune persone ne producono di più mentre altre meno: è un aspetto che stanno studiando vari gruppi, noi in modo particolare per Pfizer e AstraZeneca, che sono i vaccini più utilizzati in Italia. Bisogna tener presente che la produzione di anticorpi è molto variabile tra un soggetto e l’altro. E va considerato che anche le cellule della memoria possono avere un ruolo.

Ci spieghi

Sappiamo che nell’immunità naturale, quella non indotta da vaccino, ci proteggono gli anticorpi ma anche le cellule della memoria, cioè particolari cellule del sistema immunitario – i linfociti della memoria – che si ricordano di aver incontrato il virus, si attivano nel momento in cui dovessimo venire in contatto con un virus analogo e avvertono altri linfociti di produrre anticorpi. È verosimile che anche con il vaccino si abbiano protezioni da anticorpi e da immunità cellulare ma ancora non sappiamo quanto incidano rispettivamente sulla copertura dal Covid.

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