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In Lombardia quasi il 70% di ginecologi obiettori, Carretta: "Più trasparenza nei dati" - BergamoNews
Il consigliere regionale

In Lombardia quasi il 70% di ginecologi obiettori, Carretta: “Più trasparenza nei dati”

Il documento del consigliere regionale di Azione Niccolò Carretta al presidente del consiglio regionale della Lombardia

Il numero di interruzioni volontaria di gravidanza effettuate sul territorio regionale, relativo agli anni 2019 e 2020. La percentuale di personale medico/sanitario obiettore di coscienza, relativo agli anni 2019 e 2020. Il numero di casi di interruzione volontaria di gravidanza in cui è stata utilizzata la RU486 (il farmaco utilizzato per l’interruzione volontaria di gravidanza). Il numero di accessi ai consultori familiari pubblici e privati accreditati e non accreditati, relativo agli anni 2019 e 2020.

Sono solo alcune delle richieste del consigliere regionale bergamasco di Azione, Niccolò Carretta, indirizzato al presidente del Consiglio regionale, scritte con l’aiuto Non una di meno Bergamo e Aied Bergamo.

“In Lombardia quasi il 70% dei ginecologi sono obiettori, con picchi raggiunti del 100% in due presidi ospedalieri (Iseo e Chiavenna), del 90% (Desio, Treviglio e Gavardo) e dell’80% in altri 10 ospedali sul territorio regionale; solamente in 11 ospedali lombardi vi è una presenza di medici obiettori inferiore al 50% (dati aggiornati al 2019) – si legge nel documento di Carretta – In Lombardia il ricorso al farmaco Medicinale Mifegyne (RU486), che permette l’interruzione di gravidanza farmacologica in base alle Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine, risulta scarsamente impiegato: nel 2016, infatti, negli ospedali lombardi la RU486 è stata utilizzata solo nel 7,8 per cento dei casi, mentre nel 2017 è cresciuta solo dell’0,7 per cento – a fronte di un media nazionale di utilizzo circa del 15,7 per cento (dati relativi ad un periodo antecedente all’aggiornamento delle citate linee guida, che hanno reso ancora più accessibile e meno gravoso per la donna il ricorso all’IVG farmacologica)”.

“Soprattutto alla luce del recente aggiornamento disposto dal Ministero della Salute con parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità al ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico”, specifica il documento.

Considerato, inoltre, che “si registra generalmente a livello regionale un’ampia difficoltà di accesso ai servizi garantiti dalla Legge 194 e dalle delibere e determine applicative, e si rilevano inoltre sempre più frequentemente notizie relative all’aumento numerico degli aborti clandestini, soprattutto in esito all’impiego di farmaci abortivi acquistati via Internet, con tutti i rischi che ne conseguono per la salute delle donne, con particolare attenzione a coloro che si trovano in posizione di maggiore fragilità”.

Carretta, in conclusione, chiede “se Regione Lombardia trasmette trimestralmente i dati relativi alle IVG alla Presidenza del Consiglio dei ministri in ottemperanza ai report richiesti, se aggiorna con tempestività i dati sul proprio sito internet alla pagina  e se intenda effettuare infuturo questo tipo di monitoraggio, con cadenza annuale e operando una conseguente analisi prospettica e strutturata”.

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