Dati dei contagi in calo in tutta Italia, anche a Bergamo, ma un po' meno - BergamoNews
Report 4-10 maggio

Dati dei contagi in calo in tutta Italia, anche a Bergamo, ma un po’ meno

Tenendo conto anche di chi è immunizzato naturalmente (perché è stato positivo) in totale sono 15.469.000 italiani con una protezione completa (infettati più vaccinati con doppia dose). Dato che sale a 24.747.000 se con un po’ di ottimismo calcoliamo anche i soggetti protetti con la sola prima dose

La settimana tra il 4 e il 10 maggio si chiude con una buona discesa dei nuovi casi (-17,8%), supportata da un numero di tamponi congruo (2 milioni). Tutti i dati riportano a valori che non si vedevano da fine ottobre, ad eccezione dei ricoveri in Terapia Intensiva, attualmente 2.158, sui livelli del 25 febbraio. Nel dettaglio, registriamo che i nuovi casi a livello nazionale sono stati 65.610, con una media giornaliera di 9.372.

I ricoverati in area medica sono 15.427 in calo del 16 % dai 18.395 precedenti. Il computo settimanale dei decessi scende del 15,6 % (da 1.894 s 1.598). Gli attualmente positivi sono 373.670 (erano 423.558).

L’ultimo mese: calano i contagiati over 70

Diamo ora un rapido sguardo all’evoluzione dell’epidemia negli ultimi 30 giorni (periodo mobile chiuso il 5 maggio 2021) utilizzando i dati ufficiali dell’Iss. I nuovi casi rilevati sono stati 365.384, con 7.957 decessi: il tasso di letalità è 2,1%, sostanzialmente in linea con il dato della rilevazione precedente. Il dato incorpora un sovrastima a causa dello sfasamento tra la curva dei contagi e quella dei decessi, che si manifesta con circa un mese di ritardo rispetto alla prima. I decessi attuali, che devono essere ricondotti a infezioni contratte mediamente 3-4 settimane fa, vengono confrontati con numeri del contagio in costante discesa: per questo motivo il tasso di letalità subisce un rialzo rispetto al dato che tenderà a normalizzarsi nel tempo, come già avvenuto in passato a conclusione delle fasi espansive dell’epidemia.

L’età mediana dei nuovi casi è di 43 anni e risente in modo positivo della diminuzione dei casi tra i soggetti più anziani, che in gran parte hanno già ottenuto almeno la prima dose di vaccino. I nuovi casi tra gli over 70 sono scesi all’11% e fanno di questa fascia di età la meno colpita in assoluto negli ultimi 30 giorni. Al primo posto troviamo quella 19-50 anni (43% del totale), seguita dai soggetti tra 51 e 70 anni (26,1%) e tra 0 e 18 (19,6%). In aumento il numero delle infezioni asintomatiche, che ora si mantengono a un livello pari o superiore al 50% in tutte le fasce di età fino ai 49 anni e in quella degli over 90. Al di sotto del 50% la quota di asintomatici nei soggetti tra i 50 e gli 89 anni, con la quota più bassa (poco sopra il 40%) nei soggetti tra 70 e 79 anni.

La Lombardia

Vediamo ora la situazione in Lombardia, dove si riscontra un calo dei nuovi casi del 16,8% (da 12.394 a 10.314). Scendono i ricoveri in terapia intensiva: da 535 a 479 (-56 unità), così come il numero relativo ai nuovi ingressi: da 160 a 131. Diminuiscono i ricoverati con sintomi: da 3.215 a 2.668. I decessi sono stati 232 (- 53 rispetto al periodo precedente).

La provincia di Bergamo

Anche in provincia di Bergamo si è registrato un calo dei contagi: da 1.006 rispetto a 918; la diminuzione, dell’8,7%, risulta essere però inferiore sia nei confronti del dato regionale sia con quello nazionale. Ciò risulta ancora più evidente se confrontiamo il dato con quello di un mese fa: il calo a Bergamo è stato del 19%, in Lombardia del 33% e in Italia del 34%.
Scendono rispetto alla precedente osservazione i ricoveri in terapia intensiva (-4), quelli in area Covid (-35) e i decessi: “solo” 8 nella settimana, che portano il totale ufficiale a 3656.

L’impatto del ritorno in zona gialla

Sono trascorsi quindici giorni dalle riaperture e stiamo quindi entrando nei giorni decisivi per verificare il loro l’impatto sulla curva epidemica: è lecito attendersi un incremento dei nuovi casi, e non potrebbe essere diversamente vista la circolazione delle persone tornata ormai praticamente alla normalità. Ci sono però alcuni elementi che vanno presi in considerazione:

1) Anche in presenza di un rialzo dei contagi, vista la campagna vaccinale concentrata (ancora per poco) sui soggetti anziani, dovemmo avere un impatto ridotto rispetto al passato in termini di ricoverati (in area medica e in area critica) e soprattutto di decessi. Sappiamo infatti che le forme più gravi della Covid-19 si concentrano in particolare tra gli over 70, anche se le prime manifestazioni di una certa importanza riguardano già le due categorie 50-59 e 60-69 anni.

2) La protezione degli anziani non impedirà la circolazione del virus tra i soggetti più giovani: che però, anche se infettati, potrebbero essere individuati solo in parte a causa di una netta prevalenza delle infezioni asintomatiche nelle fasce di età al di sotto dei 40 anni. Una situazione che potrebbe portare a una sottostima delle infezioni reali, più di quanto già non avvenga (ricordiamo che i positivi reali vengono stimati in circa il doppio rispetto al numero ufficiale).

3) La settimana epidemiologica in corso inizierà a riflettere il primo giorno di riaperture (il 26 aprile scorso) solo da oggi, una volta trascorso il classico periodo finestra di 14/15 giorni. Sarà quindi una settimana da questo punto di vista interlocutoria e dovremo attendere l’ultima decade del mese per avere risposte più chiare sull’andamento dell’epidemia. Di certo stiamo assistendo a una sorta di “esperimento” che l’Italia conduce abbinando campagna vaccinale e riaperture: il contrario di quanto fatto in Regno Unito e Israele, dove le vaccinazioni su larga scala sono state concentrate in un periodo di lockdown e le riaperture sono state decise solo dopo il crollo delle infezioni giornaliere e degli altri principali parametri.

Il punto sui vaccini

Facciamo rapidamente il punto sulla campagna vaccinale: alle sera del 10 maggio risultavano vaccinati con doppia dose 7.469.000 italiani, che possiamo di fatto considerare completamente protetti contro la Covid-19. Per la precisione, considerando la protezione contro una possibile infezione, dovremmo calcolare la reale efficacia dei diversi vaccini (per Pfizer sappiamo essere al 96%): ma se consideriamo la validità contro le forme gravi di malattia arriviamo praticamente alla totalità. In termini più semplici: qualcuno dei vaccinati con doppia dose (pochissime persone) è destinato a infettarsi perché la protezione contro l’infezione non è assoluta, ma comunque non svilupperà una malattia grave. Si tratta di un risultato straordinario, se pensiamo che l’efficacia di un vaccino come quello contro l’influenza stagionale arriva nella migliore delle ipotesi al 50% circa contro l’infezione, ma più spesso oscilla intorno al 40%.

In totale in Italia, sempre con gli ultimi dati disponibili, risultavano inoculate 24.216.000 dosi: considerando che per la protezione complessiva dei soggetti indicati in precedenza sono state necessarie due dosi (incluso il richiamo) al momento risultano protette, sommando le due categorie 16.747.000 di persone in modo parziale o completo, contro il Sars-CoV-2.

Possiamo a questo punto tentare una stima delle persone protette per via naturale, in quanto venute a contatto diretto con il virus: dati ottenuti in altri Paesi occidentali dove sono state condotte indagini periodiche di siero prevalenza per la ricerca di anticorpi, possiamo stimare che il numero reale sia intorno agli 8 milioni. In totale quindi, con questa stima, abbiamo 15.469.000 italiani con una protezione completa (infettati più vaccinati con doppia dose) pari a circa il 25% della popolazione. Un dato che sale a 24.747.000 (il 40% della popolazione) se con un po’ di ottimismo calcoliamo anche i soggetti protetti con la sola prima dose, che hanno comunque una protezione parziale.

Si tratta di numeri importanti, che tuttavia non ci consentono di abbassare la guardia: la teorica immunità di gregge (considerando l’Italia come un’isola priva di collegamenti e contatti con il resto del mondo), potrebbe essere raggiunta con il 75% circa della popolazione immunizzata per via naturale o in seguito alla vaccinazione. Per ora siamo quindi a metà del guado. Ed è un fiume nel quale il virus ha ancora ampi spazi di circolazione. Per questo motivo, oltre alla rapidità delle somministrazioni, anche e soprattutto in un periodo di allentamenti, è fondamentale proseguire con le misure di mitigazione e di protezione personale (mascherine e igiene delle mani). Per impedire così al Sars-CoV-2 di infettare la larghissima parte della popolazione ancora senza protezione, con il rischio aggiuntivo di selezionare nuove varianti in grado di eludere la risposta immunitari.

Il vaccino e la trasmissione del contagio

Sempre sul tema relativo della presunta efficacia del vaccino nel ridurre l’infezione già poche settimane dopo la somministrazione della prima dose, ci arriva da uno studio sui vaccini Pfizer e AstraZeneca. Si tratta di un’indicazione importante, anche se preliminare, sulla capacità dei vaccini di interrompere le catene di trasmissione del contagio: perché finora le dimostrazioni di efficacia si erano concentrate sulla riduzione del rischio di sviluppare la malattia (di gravità variabile) o sul rischio di morte a essa collegato.

Lo studio, in fase preliminare e non ancora sottoposto a revisione (peer review), è stato condotto nel Regno Unito da un gruppo di ricercatori londinesi della Sanità pubblica e ha preso in esame un campione di 365.000 famiglie. In particolare, sono stati ricercati i soggetti che, dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino, hanno comunque contratto l’infezione: cosa che sappiamo essere possibile perché dopo una singola dose si ottiene una protezione parziale. Nel gruppo di confronto sono stati invece considerati i nuclei famigliari nei quali la persona individuata come “paziente zero”, e quindi come elemento di avvio del contagio, non era stata vaccinata.

Una prima scoperta, collaterale all’oggetto dell’indagine, è stata relativa alla permanenza della positività fino a 21 giorni nei soggetti vaccinati con singola dose. Ma l’informazione più importante è stata relativa proprio alla trasmissione dell’infezione: nelle famiglie in cui il primo soggetto positivo alla Covid-19 era già stato vaccinato con una sola dose, si è infatti osservata una riduzione del contagio degli altri soggetti dello stesso nucleo famigliare variabile tra il 40 e il 50% rispetto al gruppo di controllo. Un dato che, se confermato dopo la revisione, testimonierebbe la capacità dei vaccini (o almeno dei due considerati) di frenare in modo importante la circolazione del virus: è lecito attendersi, infatti, che questa capacità sia destinata ad aumentare dopo la seconda dose di richiamo.

Abbiamo visto quanto sia importante non solo agire sulla gravità della malattia, ma anche limitare al massimo la diffusione del Sars-CoV-2: riducendo di conseguenza il numero delle replicazioni virali, il conseguente e inevitabile numero degli errori commessi dal virus (le mutazioni) e la possibile insorgenza di varianti più diffusive e/o meno sensibili alla risposta immunitaria.

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