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“Nuevo Orden”: la rivoluzione vestita di verde - BergamoNews
La lanterna magica di guido

“Nuevo Orden”: la rivoluzione vestita di verde

Distopico dramma messicano da non perdere, presentato in concorso alla 77ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ottenendo il Leone d’argento dalla giuria

Titolo: Nuevo Orden

Regia: Michel Franco

Genere: Drammatico, thriller

Durata: 88’

Interpreti: Naian González Norvind, Diego Boneta, Mónica del Carmen, Fernando Cuautle, Darío Yazbek

Valutazione IMBD: 6.3/10

Età contemporanea: in Messico scoppia l’ennesima protesta popolare contro le condizioni di terribile povertà in cui molti sono costretti a vivere a causa di alcune scelte sciagurate del governo della capitale. La manifestazione è caratterizzata, oltre che da grandi furti e violenze, dal colore verde con cui centinaia di riottosi si dipingono le vesti e il volto. Contemporaneamente alle proteste c’è però chi sta festeggiando: su una collina poco fuori dalla città, infatti, è in corso la festa per il matrimonio tra Marianne (Naian González Norvind) e Daniel (Diego Boneta), entrambi membri di famiglie molto benestanti e per questo lontanissimi dalle dinamiche popolari che stanno stravolgendo Città del Messico.

La celebrazione però dura poco e viene improvvisamente interrotta dall’irruzione di alcuni manifestanti nel cortile della villa. La situazione degenera rapidamente e gli invasori, dopo aver ucciso molti tra gli invitati, si dedicano alle razzie degli oggetti più preziosi dell’abitazione.

Per un caso fortuito, poco prima dell’arrivo dei riottosi, Marianne riesce però ad abbandonare la magione, entrando così in contatto col terribile mondo reale messicano.

Amarissima cronaca di una situazione terribilmente reale, “Nuevo Orden” è un film messicano del 2021 diretto da Michel Franco e vincitore del “Gran premio della giuria” alla mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Paragonabile a pellicole più note del calibro di “Parasite”, la sceneggiatura della storia richiama l’attenzione dello spettatore su un contrasto dai contorni volutamente sbiaditi in cui non è mai chiaro chi davvero sia l’antagonista della vicenda. Quella mostrata in scena è infatti una lotta di classe mai realmente sopita in cui un popolo, ridotto alla fame da un governo più interessato ad un tornaconto personale che non al reale benessere degli elettori, ottiene come ricompensa inumane condizioni di vita e una povertà dilagante. Alle persone non resta quindi che ribellarsi contro coloro che per anni hanno lucrato sul loro sangue, praticando vendette sommarie e omicidi violenti senza guardare in faccia nessuno.

A portare luce all’interno di questo quadro tenebroso saranno pochi individui coraggiosi come Marianne che, mossa dalla propria coscienza, presterà aiuto agli ultimi senza considerare le conseguenze dei suoi gesti e venendo per questo punita in troppe occasioni.

Tra silenziose accondiscendenze militari, risvolti politici inaspettati, violenze e stupri, la morale della pellicola dal retrogusto marxista è che, in una realtà non così lontana dalla nostra, a rimetterci sono sempre i buoni, siano essi benestanti o poveri in canna.

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