Vaccini per bimbi e adolescenti, Remuzzi: "Importantissimi, soprattutto in funzione delle varianti" - BergamoNews
L'intervista

Vaccini per bimbi e adolescenti, Remuzzi: “Importantissimi, soprattutto in funzione delle varianti”

Il direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri avverte: "Non possiamo prevedere cosa ci riserverà la loro evoluzione". Fda verso l'autorizzazione di Pfizer per i 12-15enni. Anche l’Agenzia europea per i medicinali esamina la richiesta

La Food and Drug Administration sarebbe pronta ad autorizzare l’uso del vaccino anche negli adolescenti dai 12 ai 15 anni. Una decisione attesa da quando Pfizer ha annunciato i primi risultati del suo studio, dimostrando che il vaccino è efficace negli adolescenti almeno quanto lo è negli adulti.

Anche l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) sta valutando la richiesta di estensione dell’uso di Comirnaty (il vaccino di Pfizer e BioNTech, attualmente approvato dai 16 anni in su) alla fascia 12-15 anni. L’esito della valutazione rapida da parte del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) è previsto per giugno e sarà poi trasmesso alla Commissione europea, che adotterà una decisione valida per tutti gli Stati membri dell’Ue. Abbiamo chiesto un parere al professore Giuseppe Remuzzi, direttore dell‘Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

Professore, vaccinare adolescenti e bambini è la chiave per aumentare il livello di immunità di gregge e ridurre ulteriormente il numero di ricoveri e decessi?

Il tema dell’immunità di gregge è estremamente complesso, sicuramente potrà migliorare il livello di immunità. Quel che sappiamo è che la risposta anticorpale tra i 16 e i 25 anni è simile a quella degli adulti; mentre alcuni studi, in persone comprese tra i 12 e i 15 anni che hanno ricevuto il vaccino Pfizer, mostrano una presenza di anticorpi anche superiore rispetto ai 16-25 anni. Hanno dunque una risposta immune più forte: significa che potrebbero avere più effetti collaterali non gravi, come ad esempio febbre. Sempre tra gli adolescenti, quel che sappiamo finora da alcuni studi è che ci sono stati 18 casi di malattia in coloro che hanno ricevuto il placebo, nessuno in quelli che hanno avuto il vaccino. Si può pensare che sarà così anche nei bimbi più piccoli, ma occorrono degli studi.

Continui.

Innanzitutto bisognerà capire come sarà la loro risposta immune rispetto a quella degli adulti. I bambini di solito non si ammalano, uno su mille si ammala. Rarissimamente sviluppano sindrome infiammatoria multisistemica, che di solito si cura ma può lasciare degli strascichi. Di conseguenza, sarebbe importante vaccinare anche loro. Bisognerà fare attenzione anche alle dosi, anche quell’aspetto andrà studiato. Inoltre, se è vero che tra i bambini e i più giovani non ci sono i cosiddetti superdiffusori del virus, allo stesso tempo non possiamo prevedere cosa ci riserverà l’evoluzione delle varianti.

Ovvero?

Non è detto che il virus non trovi il modo di sopravvivere infettando maggiormente i bambini. Banalmente, se continua a sopravvivere nei bambini potrebbe essere trasmesso a quegli adulti che non possono o non vogliono vaccinarsi. La maggior parte degli argomenti sono dunque a favore del vaccinarli, perché in futuro una maggiore copertura contribuirebbe in maniera importante a risolvere i problemi legati al virus.

A proposito di varianti: vaccinare queste fasce d’età non è ancor più urgente dato che la variante inglese sembrerebbe circolare con una certa facilità proprio nei più giovani?

Anche in questo caso non ci sono certezze, ma è più che verosimile. Idealmente, sarebbe bene avere vaccinato anche queste fasce d’età. È anche veromisile pensare che l’enorme diffusione della variante inglese, più contagiosa e che nel 90% dei casi ha ormai rimpiazzato la versione ‘nativa’ del Covid, renda ancor più importante il fatto di vaccinarli.

Ci saranno difficoltà, secondo lei, a raggiungere le fasce meno a rischio, ovvero i più giovani, per la vaccinazione? In alcune nazioni si sono anche offerti incentivi ai ragazzi.

Penso che non ci saranno difficoltà, la maggior parte delle persone ha capito che se non vacciniamo continueranno ad emergere altre varianti, forse ancora più insidiose. Basta vedere l’esempio di Paesi come Inghilterra, Israele e Usa, dove i risultati delle vaccinazioni sono assolutamente straordinari.

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