Bontà e bellezza, quando il volontariato s'intreccia con l'arte - BergamoNews
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Bontà e bellezza, quando il volontariato s’intreccia con l’arte

Il un libro il progetto "Lascio in eredità me stesso alla terra" di CSV Bergamo e Patrimonio di Storie, curato da Maria Grazia Panigada, Simona Bodo, Silvia Mascheroni.

Il legame tra arte e volontariato è più profondo di quanto si possa pensare. In entrambi i casi, si tratta di due atti di bellezza di inestimabile valore. Ma cosa li lega realmente? La risposta la troviamo in “Lascio in eredità me stesso alla terra”, il progetto, promosso da CSV Bergamo e realizzato con Patrimonio di Storie, presentato agli stati generali del volontariato bergamasco nella serata di martedì 4 maggio.

Quarantasei narrazioni di bellezza, quasi un anno di lavoro. A partire da luglio 2020 46 volontari appartenenti ad altrettante associazioni bergamasche hanno iniziato un percorso di narrazione costruito intorno al patrimonio culturale per provare a dare una risposta ai tragici eventi della primavera 2020 durante i quali in terra bergamasca sono venuti a mancare per Covid-19 numerosissimi volontari, animatori di comunità e tessitori di capitale sociale.

A guidare i narratori erranti, sono state le curatrici Maria Grazia Panigada, Simona Bodo, Silvia Mascheroni. “Si tratta di un lavoro che ci ha coinvolto per mesi – spiega Maria Grazia Panigada – un lavoro intenso dentro i mesi difficili della pandemia, ma che è diventato àncora di speranza, dove ancora una volta la forza del patrimonio ci ha traghettato in luoghi inaspettati in cui il volontariato, la comunità si è rispecchiata, ha preso forza”. Il risultato di questo percorso unico nel suo genere è un libro di narrazioni edito da Masso delle Fate.

I volontari hanno affrontato un percorso di ascolto e riflessione sulle proprie esperienze di volontariato e di vita associativa, condividendo sguardi, sensazioni, conoscenze. I temi affrontati sono i più attuali e sensibili del nostro tempo: dalla disabilità alla salute mentale, dall’ambiente, alla malattia, dalla povertà all’intercultura e ai diritti.

san poalo d'argon chiesa conversione

Divisi in sette gruppi, ognuno formato da volontari appartenenti ad altrettante associazioni e riuniti per area tematica hanno intrecciato i propri vissuti a sette luoghi del patrimonio culturale bergamasco: la rotonda di San Tomè ad Almenno San Bartolomeo e la chiesa di San Giorgio ad Almenno San Salvatore, la Basilica di San Martino e il Museo d’Arte Sacra ad Alzano Lombardo, la Cappella Suardi a Trescore Balneario, la Chiesa della Conversione di San Paolo e il Monastero benedettino a San Paolo d’Argon, Palazzo Moroni a Bergamo, le sculture contemporanee diffuse in diversi luoghi nel centro della città di Bergamo, la Chiesa della Resurrezione al Pitturello di Torre de’ Roveri.

Distanza, solitudine e senso di impotenza. Nei momenti più bui della pandemia, che hanno messo a dura prova il nostro territorio, ha fatto emergere come mai prima la forza di quel che investe il proprio tempo per gli altri e la comunità. “In quei giorni la forza e la fragilità del volontariato si sono fatte sentire di pari passo. Da un lato cittadini di ogni età e genere hanno offerto un contributo inestimabile per uscire dalla prima fase dell’emergenza, dall’altro le organizzazioni più tradizionali e più storiche hanno attraversato momenti di estrema difficoltà – afferma Oscar Bianchi, presidente del CSV di Bergamo -. Dopo tutto questo, il volontariato non potrà più essere quello che conoscevamo ma il suo futuro va costruito partendo da quel patrimonio di esperienze, competenze, apprendimenti e relazioni che il mondo della solidarietà bergamasca ha saputo costruire in tanti anni di attività”.

Dall’incontro con il patrimonio culturale, i volontari che hanno raccontato la loro esperienza, costruendo così una narrazione che racconta il patrimonio artistico e del volontariato bergamasco. L’impatto emotivo generato dall’incontro tra persone e arte è stato visibile dalle testimonianze di alcuni volontari. “Eravamo più simili di quanto pensavamo – racconta una dei volontari che hanno partecipato al percorso – anche se venivamo da realtà associative diverse, avevamo molte cose in comune. Abbiamo capito di essere semi della stessa pianta”. Ed è proprio questo ciò che lega arte e volontariato. L’essere punto di riferimento per la comunità e terreno fertile di speranza, bellezza e nuova vita.

 

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