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Processo Ubi: il pm chiede tra i 5 e i 6 anni per Bazoli, Massiah, Zanetti e Moltrasio - BergamoNews
Le conclusioni di mandurino

Processo Ubi: il pm chiede tra i 5 e i 6 anni per Bazoli, Massiah, Zanetti e Moltrasio

Ventisei condanne che vanno da un massimo di 6 anni e 8 mesi a un minimo di 1 anno e 2 mesi. Cinque assoluzioni, tra cui la Banca. La confisca di oltre cinque milioni di euro

Ventisei condanne che vanno da un massimo di 6 anni e 8 mesi per Giovanni Bazoli a un minimo di 1 anno e 2 mesi. Cinque assoluzioni, tra cui la Banca. La confisca di oltre cinque milioni di euro. Sono le richieste del pm Paolo Mandurino al termine della requisitoria del processo Ubi che si sta celebrando nell’aula magna dell’Università di Dalmine.

Martedì il sostituto procuratore ha tirato le conclusioni della sua lunga esposizione durata quasi cinque udienze sull’inchiesta della procura di Bergamo sulla nascita nel 2007 di Ubi Banca, in particolare riguardo fusione tra la BPU Banca – Banche Popolari Unite e Banca Lombarda e Piemontese. All’origine di quell’accordo secondo l’accusa ci furono da una parte un ostacolo alle autorità di vigilanza (Banca d’Italia e Consob) e dall’altra l’influenza illecita sulle decisioni dell’assemblea.

Proprio su questo secondo punto si è concentrata l’ultima parte della requisitoria, in particolare sulle manovre in preparazione dell’assemblea di Ubi del 20 aprile 2013. Secondo il pm Mandurino nei mesi precedenti fu organizzato “un meccanismo di raccolta di deleghe in bianco per spianare la strada alla lista uno, quella Andrea Moltrasio sulle altre”: la 2 guidata da Andrea Resti e la 3 di Giorgio Jannone, che con i suoi esposti fece partire le indagini. Secondo l’ipotesi accusatoria, “senza quel sistema avrebbe vinto la lista 2 e quindi l’asse Bergamo-Brescia rappresentato da Emilio Zanetti e Giovanni Bazoli avrebbe perso il controllo di Ubi”.

A nessuno degli imputati possono essere concesse le attenuanti generiche, perché il valore sociale delle azioni commesse, che hanno portato a una banca espropriata, è elevato”, l’introduzione del pm prima della lunga lista di richieste: 6 anni e 8 mesi per Bazoli, legato all’anima bresciana della Banca Lombarda, 5 anni e 10 mesi per Emilio Zanetti (oltre a 10mila euro di multa), all’epoca dei fatti presidente di Bpu, ad Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi, a Franco Polotti (ex presidente Cdg). Cinque anni all’avvocato Giuseppe Calvi (con multa da 10mila euro per lui), ex vice presidente vicario del Cds, al notaio Armando Santus (vice presidente Cds) e Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca; 4 anni e 6 mesi a Italo Lucchini (ex Cdg) e Mario Cera (vice presidente vicario Cds). Quattro anni e 2 mesi a Pierpaolo Camadini (Cds), 3 anni e 8 mesi a Mario Mazzoleni ed Enrico Minelli, entrambi ex Cds. Tre anni a Federico Manzoni (ex Cds) come Carlo Garavaglia, e Flavio Pizzini (vice presidente Cdg), 1 anno e 8 mesi per Italo Folonari (segretario Ablp), Angelo Ondei (ex presidente Confiab) e Antonella Bardoni (ex direttrice Confiab). Un anno e 6 mesi a Ettore Ongis, Rossano Breno e Matteo Brivio della Cdo bergamasca, 1 anno e 2 mesi a Enrico Invernizzi (referente operazioni assembleari), Giuseppe Sciarrotta (uno dei referenti a livello nazionale della gestione libro soci dell’Ubi), Ettore Medda e Marco Mandelli (entrambi direttori responsabili in Ubi), Gemma Maria Baglioni (responsabile raccolta deleghe). Richiesta di confisca di 5.321.433.70 euro. Assoluzione per Guido Marchesi, Francesca Bazoli, Giovanni D’Aloia, Stefano Lorenzi oltre alla stessa Ubi Banca.

Dopo le richieste della procura sono arrivate quelle della Consob, parte civile nel procedimento. L’avvocato Lara Pappa ha chiesto un risarcimento per danno materiale di poco più di 200mila euro agli imputati. Un importo stabilito dalle presunte mancate informazioni fornite dal board della banca e dalle ispezioni che si sono dovute effettuare. Considerata anche la risonanza mediatica avuta dalla vicenda, il danno d’immagine sarà invece stabilito in via equitativa dal giudice.

“Non ho motivi per festeggiare per le pesantissime richieste di condanna del pm, – il commento a caldo di Giorgio Jannone – ma non posso che rimarcare quanto fossero fondate le mie ragioni nell’ambito di una battaglia che mi ha visto, per anni, solo contro tutti. Ho partecipato personalmente a tutte le udienze, ho ricercato e letto centinaia di migliaia di documenti, ho formalizzato decine di esposti che si sono rivelati fondamentali nel corso del processo. E ho subito quello che tutti sanno, anche a danno delle mie aziende. Grazie alle Istituzioni che hanno svolto un lavoro incredibile, tanto coraggioso quanto impegnativo, posso affermare con orgoglio che abbiamo rivoluzionato la storia del credito in Italia e nelle nostre provincie. Ora al vertice delle banche e delle istituzioni devono salire personalità capaci e oneste, con un deciso cambiamento rispetto a quel passato che tanti danni ha causato a decine di migliaia di risparmiatori”.

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