Meno contagi in Italia nell'ultima settimana e a Bergamo 5 decessi in meno - BergamoNews
Report 24 aprile-3 maggio

Meno contagi in Italia nell’ultima settimana e a Bergamo 5 decessi in meno

Prosegue, e può essere ricondotto all’effetto delle vaccinazioni, l’abbassamento dell’età mediana dei nuovi contagiati nel Paese: ora a 42 anni, contro una media di 47 da inizio epidemia e un picco di 68 alla metà di aprile del 2020

Come ogni martedì facciamo il punto sulla settimana epidemiologica appena conclusa, premettendo che negli ultimi due giorni si sono effettuati pochissimi tamponi. Ciò detto, nel periodo 27 aprile – 3 maggio si confermano segnali di stabilizzazione del contagio, ma saranno i prossimi 14 giorni a darci un’indicazione più precisa sull’andamento epidemico.

I nuovi casi individuati a livello nazionale sono stati 79.616, in calo del 13,8% sulla settimana precedente (che si era chiusa con un -7,2 %). I numeri come sempre devono essere inquadrati correttamente: per capire quanto il virus stia ancora circolando nel nostro Paese dobbiamo fare riferimento ai soggetti con infezione in corso, ovvero 423.558 alla sera del 3 maggio.

Sulla base dei conteggi effettuati a partire dalle terapie intensive, e delle indagini sierologiche condotte in diverse aree del mondo, è corretto ritenere che i positivi reali (almeno per quanto riguarda i principali Paesi occidentali) siano un numero all’incirca doppio rispetto a quello rilevato. In Italia, di conseguenza, possiamo stimare che ci siano almeno 850.000 persone con infezione in corso: una ogni 70 abitanti.

Nell’ultimo periodo in calo anche i nuovi ingressi in terapia intensiva: 984, contro i 1.053 della settimana precedente (-6,5%). Una riduzione che prosegue da sei settimane senza le forti accelerazioni riscontrate in precedenza, anche per le diverse caratteristiche dei pazienti (ora più giovani e quindi più “resistenti”). Continua di conseguenza la diminuzione dei ricoverati in terapia intensiva, che sono ora 2.490, in calo di 359 unità rispetto al periodo precedente. Stessa cosa si rileva coi pazienti ricoverati con sintomi: da 20.635 a 18.395. Risale l’Rt nazionale medio, che si è mosso in altalena tra 0.94 e 0.97.

Lombardia e Bergamo

In Lombardia si riscontra una situazione analoga con un calo dei nuovi casi del 9,8% (da 13.730 a 12.394), ma sono numeri che devono essere considerati alla luce del bassissimo numero di test effettuati domenica e lunedì scorsi. Scendono i ricoveri in terapia intensiva, da 601 a 535 e quelli ricoverati con sintomi: da 3.819 a 3.215. I decessi sono stati 285 (- 84 rispetto al periodo precedente).

In provincia di Bergamo, dopo il leggero aumento (+5,5%) della settimana precedente, e anche rettificando il dato in base al numero dei tamponi (da -15 a -10%), si è registrato comunque un calo dei contagi: 1.006 rispetto a 1.192. Similmente alla Regione, scendono anche in provincia, rispetto alla precedente osservazione, i ricoveri in terapia intensiva (-12), quelli in area Covid (-68) e i decessi (-5).

Si apre un mese cruciale

La settimana epidemiologica che inizia oggi potrebbe iniziare a riflettere i primi effetti delle riaperture e del ritorno di molte Regioni in zona gialla: si apre infatti un mese cruciale per il futuro dell’epidemia da Covid-19 in Italia. Finora le misure di mitigazione legate a questo colore hanno sempre fallito, causando un rapido ritorno a regole più stringenti e costringendoci alla continua altalena tra restrizioni e allentamenti vissuta negli ultimi otto mesi. Addirittura l’unico esperimento fatto con la zona bianca (a inizio dello scorso marzo) ha portato la Sardegna a un immediato e forte rimbalzo dei casi, fino ad al quasi subitaneo ritorno della Regione in zona rossa. Già fra dieci/quindici vedremo quali effetti (e in quale misura) avranno avuto le riaperture sulla ripresa dell’infezione. Ancora più avanti, per fine maggio, potremmo invece raggiungere il punto di svolta: grazie a un equilibrio raggiunto tra nuovi casi ed effetti positivi della campagna vaccinale, oppure con la necessità di dover compiere una rapida retromarcia per impedire una nuova fase di crescita molto sostenuta anche se probabilmente caratterizzata da un’età mediana molto più bassa dei soggetti colpiti.

Nonostante la lenta riduzione dei nuovi casi resta alta la pressione sul sistema ospedaliero, che segnala i rischi dell’impatto di una possibile ripresa dell’infezione in seguito agli allentamenti appena attuati. Secondo le rilevazioni ufficiali di Agenas (l’Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali) resta ancora superiore alla soglia stabilita (30% di occupazione dei posti letto totali disponibili) la presenza di pazienti Covid-19 nei reparti di terapia intensiva (32%). Migliore la situazione per i reparti di medicina generale, con il 32% di posti letto occupati contro una soglia di allerta del 40%.

L’ultimo Bollettino epidemiologico dell’Iss, con dati relativi al periodo 19-25 aprile, rileva un incremento dei nuovi casi nella fascia di età 0-18 anni: 19,7% contro il 17,6% delle due settimane precedenti. Parallelamente si nota la stabilizzazione dei positivi tra 19 e 50 anni (43,1% contro il precedente 43%) ma soprattutto una riduzione nella fascia over 50 (37,2% da 39,4%). Il calo può essere ricondotto all’effetto delle vaccinazioni che hanno ormai messo in protezione una parte consistente della popolazione, in particolare oltre i 70 anni di età. Infatti, analizzando più in dettaglio l’andamento epidemico per fascia di età, le riduzioni più significative si registrano negli over 80 e, a seguire, tra i 70 e 79 anni. A ulteriore conferma dell’efficacia del vaccino indipendentemente dal fattore età si conferma il crollo dei contagi tra gli operatori sanitari, ormai sotto l’1% del totale dei positivi individuati (0,8% nel periodo mobile di 30 giorni chiuso il Primo Maggio).

Prosegue, e anche questo può essere ricondotto all’effetto delle vaccinazioni, l’abbassamento dell’età mediana dei nuovi soggetti contagiati: ora a 42 anni, contro una media di 47 da inizio epidemia e un picco di 68 alla metà di aprile del 2020. Al momento della rilevazione dell’Iss, con 118.592 decessi su 3.966.050 positivi ufficialmente rilevati, il tasso di letalità da inizio epidemia era 2,9%. Sul totale dei decessi solo 296 (lo 0,2%) erano riconducibili a pazienti con età inferiore a 39 anni. Un dato importante per capire come la campagna vaccinale, con la copertura massiccia della popolazione più anziana, potrebbe cambiare il volto dell’epidemia almeno per quanto riguarda le ricadute cliniche (e la letalità) della stessa.

Diverso è il discorso relativo alla possibilità del Sars-CoV-2 di circolare in modo efficace anche nelle fasce di età più giovani: i soggetti al di sotto dei 39 anni, pur con la bassissima letalità che abbiamo appena visto, hanno infatti finora rappresentato il 38,7% delle infezioni totali. Senza un’adeguata copertura vaccinale continuerebbero a rappresentare un bacino ideale per la replicazione del virus, con il rischio connesso di mutazioni in grado di generare varianti più diffusive o resistenti alla risposta immunitaria.

Nel mondo

Vediamo l’aggiornamento per quanti riguarda i Paesi con il più alto numero di vaccinati con la prima dose (i numeri degli immunizzati sono circa un terzo per i primi due e circa la metà per Israele):

Regno Unito 50 milioni – 75% della popolazione – Nuovi Contagi (ultimi 30 giorni) + 61.200 – Decessi (ultimi 30 giorni) + 718.

Stati Uniti 250 milioni – 75% della popolazione – Nuovi Contagi (ultimi 30 giorni) + 1.715.000 – Decessi (ultimi 30 giorni ) +22.044.

Israele 11 milioni – 95% della popolazione – Nuovi Contagi (ultimi 30 giorni) + 4.300 – Decessi (ultimi 30 giorni ) + 123.

Osserviamo ora il confronto con la nostra situazione, utile per avere una visione attuale ma anche per auspicare quella che potrebbe essere fra qualche mese:
Italia 21 milioni – 35% della popolazione – Nuovi Contagi (ultimi 30 giorni) + 400.840 – Decessi (ultimi 30 giorni) + 10.730.

Anche considerando il diverso numero di abitanti, si nota come i vaccini stiano abbassando notevolmente la curva dei contagi e dei morti, mentre rimangono ancora alti quelli che riguardano l’Italia. Occorre anche rilevare che, coi ritmi giornalieri attuali di somministrazioni, bisognerà attendere la fine di settembre per vaccinare il 70% della popolazione italiana. Nel frattempo è stato vaccinato quasi il 90% degli over 80 con la prima dose e il 68% con la seconda. Per gli over 60 siamo al 63% con la prima e all’11% con la seconda. Se ne evince che, pur considerando i tempi ancora lunghi di cui si diceva, siamo a buon punto almeno con la immunizzazione delle persone più a rischio.

Sono oltre 153 milioni i casi registrati a livello mondiale, con oltre 3,2 milioni di vittime ufficiali.

Sempre critica la situazione in India, dove il bilancio giornaliero dei nuovi casi è fra i 350 e i 400 mila. L’India conta 19.925.000di contagi dall’inizio della pandemia. I decessi sono negli ultimi giorni sempre superiori a 3.000, e hanno portato il totale a 220.000, anche se quasi tutte le stime indicano numeri molto superiori nel subcontinente da 1,4 milioni di abitanti. L’India è il secondo Paese più colpito al mondo in termini assoluti, dietro agli Stati Uniti che hanno superato i 32,4 milioni di contagi, ma in questo momento è quello che registra il più alto numero di nuovi casi. Il sistema sanitario del Paese, soprattutto nelle principali città, è sottoposto a una pressione senza precedenti; mancano posti letto e anche presidi essenziali alla cura della malattia, come l’ossigeno.

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