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“Articolo 1 della Costituzione, l’Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro?” - BergamoNews
1° maggio 2021

“Articolo 1 della Costituzione, l’Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro?”

Agostino Piccinali, vice-presidente Confindustria Bergamo, interviene in occasione della festa del lavoro richiamando i fondamentali della Costituzione Italiana.

In occasione del 1° Maggio, festa dei lavoratori, Agostino Piccinali, vice-presidente Confindustria Bergamo, interviene ricordando i fondamentali della Costituzione Italiana.

La domanda è lecita in un Paese che, nel sentire collettivo, a volte confonde la giusta attenzione verso le persone in difficoltà, con l’attesa di risorse slegate dalla propria contribuzione lavorativa.

Se diamo uno sguardo al presente e proviamo a immaginare il futuro in Provincia di Bergamo, potremmo dire che siamo ancora in un territorio fondato sul lavoro, dove quel “fondato” rende l’idea delle “fondamenta” solide su cui è stato costruito un benessere materiale e su cui parrebbe che si possa costruire anche un futuro tutto sommato favorevole, sulla scorta dello sviluppo tecnologico e della sostanziale solidità del tessuto manifatturiero bergamasco.
Pure se oggi ci spingiamo ad annusare l’aria nazionale con il contributo delle numerose riflessioni sul PNRR ed alla luce della cospicua dotazione finanziaria in arrivo dalla UE, potremmo illuderci di avere davanti un futuro radioso quasi gratuito.

Volutamente si citano il benessere materiale, il “tutto sommato favorevole” e l’illusione, poiché nulla è certo e scontato.

In questo punto di svolta potenzialmente epocale, ci viene chiesto dalla storia e da un Capo di Governo decisamente lucido e competente di evitare scorciatoie comode e tornare ad essere cittadini di una Repubblica fondata sul lavoro, nel senso che il lavoro sia lo strumento principale per costruire la Repubblica.

Si potrebbe qui scrivere di Politiche Attive, di Jobs Act, di Contratti, di Sicurezza sul Lavoro, di Giovani sfiduciati che non cercano più lavoro né studiano, di Cervelli da far rientrare, di Incentivi d’assunzione, ma di tutto ciò possono meglio scrivere esperti e giornalisti mentre qui ci interessa il lavoro fatto con cura, fondato sulla responsabilità individuale, possibilmente “allevata e sviluppata” dentro agli ambiti educativi, familiari, lavorativi, sociali che “sommano” le singole Responsabilità per farne una coscienza ed etica del lavoro collettiva.

Se la famiglia coltiva l’idea dell’applicazione nello studio e nel lavoro, l’Educatore forma con cura e aggiornamento alla professione, l’Azienda garantisce sicurezza e qualità, favorendo la crescita dei collaboratori, la società tutta sviluppa l’attenzione a non dimenticare persone e ambiente, i tecnicismi di cui sopra si innestano su un tessuto sano, che non si attenderà i miracoli e non crederà a promesse irrealizzabili ma saprà apprezzare il lavoro sfidante, innovativo, sostenibile, remunerativo, aperto, non discriminante.

Non c’è tecnicismo che funziona a lungo in una società che non ha coscienza collettiva, senso civico, cura dell’ambiente esterno, attenzione alle persone e rispetto dei luoghi di lavoro… questo è il nostro “futuro garantito” e queste sono le fondamenta che hanno ispirato l’articolo 1 della Costituzione.

 

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