Gandino, riapre il museo della Basilica - BergamoNews
I tesori

Gandino, riapre il museo della Basilica

Nelle sale del Museo è tuttora visibile la tela “inedita” di Carlo Ceresa, presentata in anteprima lo scorso autunno. Nativo di San Giovanni Bianco, in Valle Brembana, Carlo Ceresa (1609-1679) fu con il Baschenis il pittore più importante del ‘600 in terra bergamasca.

Dopo il travaglio della pandemia ed il ritorno in “zona gialla” di lunedì 26 aprile, riapre le porte ai visitatori il Museo della Basilica di Gandino.

“Per la verità – sottolinea la segretaria Anna Gamba – tutto era pronto già lo scorso 1 marzo (lunedì del Sacro Triduo dei Morti), ma il ritorno in zona arancione e rossa aveva reso vani gli sforzi dei volontari. Ora speriamo davvero che sia la volta buona”.

Le visite saranno possibili tutti i giorni della settimana, previa prenotazione obbligatoria ai numeri telefonici 035.745425 e 340.6775066, oppure scrivendo una mail a segreteria.museo@gmail.com.

Il Museo della Basilica, fu inaugurato nel 1929, tra i primi nel suo genere e fortemente caldeggiato anche da monsignor Angelo Roncalli poi San Giovanni XIII Papa.
Conserva principalmente gli straordinari tesori che i mercanti e le nobili famiglie hanno donato alle chiese gandinesi e soprattutto alla monumentale Basilica dal XV secolo ai giorni nostri. Le collezioni ospitano opere italiane, tedesche, francesi, fiamminghe, austriache e più generalmente mitteleuropee. Spiccano fra gli altri l’eccezionale copertura dell’altare maggiore della Basilica, le oreficerie e le argenterie con preziosi vasi sacri e arredi liturgici, la collezione dei tessuti aulici che spazia dal ‘400 al ‘700 con decine di tipologie tessili confezionate in preziosi paramenti e una delle più importanti raccolte mondiali di merletti e ricami in oro, argento e fibra.

Nelle sale del Museo è tuttora visibile la tela “inedita” di Carlo Ceresa, presentata in anteprima lo scorso autunno. Nativo di San Giovanni Bianco, in Valle Brembana, Carlo Ceresa (1609-1679) fu con il Baschenis il pittore più importante del ‘600 in terra bergamasca. L’opera esposta a Gandino (databile al terzo quarto del Seicento) proviene da una cappella gentilizia ed è considerata inedita in quanto mai studiata finora.

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