Mascherine anti Covid, le imprese al Governo: “Si fermi la produzione in deroga, a rischio salute e sicurezza” - BergamoNews
La denucia

Mascherine anti Covid, le imprese al Governo: “Si fermi la produzione in deroga, a rischio salute e sicurezza”

Nel 2020 l’import di mascherine Ffp2, Ffp3 e chirurgiche vale 3,2 miliardi (+ 1.424%); l’export 201 milioni (+ 111%). Importiamo dalla Cina (90%) ed esportiamo in Europa (42%). I primi quattro mesi del 2021 confermano l’esplosivo trend per l’import di Ffp2 e Ffp3 (+ 120%). Simone Cornali, Somain Italia Spa: “Non si penalizzino ulteriormente gli sforzi e investimenti delle nostre imprese”.

Il Covid-19 ha avuto un fortissimo impatto sul mercato dei Dispositivi di protezione individuale (Dpi).

Stiamo parlando di guanti di protezione ad uso medicale e industriale, indumenti protettivi (tute, camici impermeabili, camici chirurgici monouso e riutilizzabili) e facciali filtranti per la protezione delle vie respiratorie (Ffp2, Ffp3 e mascherine chirurgiche). Ma se guanti e indumenti protettivi hanno registrato un incremento delle importazioni (rispettivamente del 62% e 127% per un valore di 500 e 106 milioni) e, in linea con le attese, una riduzione delle esportazioni (rispettivamente -6% e -36% per un valore di 595 e 420 milioni) il mercato dei Dpi per la protezione delle vie respiratorie presenta un andamento anomalo per cui crescono sia import che export.

Secondo i dati presentati mercoledì 28 aprile da Assosistema Confindustria, l’associazione che rappresenta, tra le altre, le aziende che producono i Dpi, nel 2020 l’import di Ffp2, Ffp3 e mascherine chirurgiche ha segnato un +1.424% rispetto al 2019 per un valore di 3 miliardi e 178 milioni di euro, con la Cina come Paese dal quale abbiamo importato più prodotti con una percentuale di quasi il 90%, mentre l’export ha registrato un +111% rispetto al 2019, per un valore di oltre 201 milioni di euro con l’Europa come principale mercato di destinazione (Francia, Germania, Spagna rappresentano oltre il 40% delle esportazioni), seguito da Regno Unito e Svizzera.

I numeri assoluti dei Dpi per la protezione delle vie respiratorie importati dall’Italia sono enormi. Dall’inizio dell’emergenza ad oggi sono 769 milioni tra Ffp2 e Ffp3 e oltre 3,7 miliardi le mascherine chirurgiche.

È l’effetto distorsivo provocato dai provvedimenti normativi decisi dal Governo italiano per fronteggiare l’emergenza pandemica che per il nostro paese (e per l’Europa) ha rivelato la pressoché totale mancanza di dispositivi di protezione individuali a partire dalle materie prime per realizzarli e dai macchinari per produrli.

Claudio Galbiati, presidente della sezione Safety di Assosistema Confindustria: “Questi dati dimostrano che il prodotto italiano sicuro marcato CE viene esportato in Europa, mentre l’Italia importa prodotti realizzati in deroga alle normative e privi della marcatura CE. Tale contraddizione è conseguenza di due provvedimenti governativi tra loro contrastanti. Il decreto Cura Italia a marzo 2020 ha autorizzato l’immissione sul mercato di prodotti in deroga alle normative comunitarie spianando la strada ad una massiccia importazione di Dpi provenienti dai paesi extraeuropei, in particolare dalla Cina, accompagnati da certificati non regolari, rilasciati da presunti enti ed organizzazioni, non in possesso del dovuto accreditamento in materia di Dpi. Al tempo stesso, l’agevolazione finanziaria di Invitalia di 47 milioni di euro ha stimolato gli investimenti delle aziende italiane che hanno ampliato e riconvertito i propri impianti e stabilimenti per aumentare la produzione di Dpi”.

Tra queste ci sono imprese bergamasche come Radici Group e Somain Italia che hanno investito in nuovi impianti e linee produttive potenziando così la filiera italiana della produzione di Dpi.  Filiera che si è rafforzata, in particolare, nel nord e centro Italia tra Lombardia, Emilia Romagna e Lazio.

La denuncia: “Stop” alla produzione in deroga anche per ragioni di salute e sicurezza.

Non è un caso che i dati dello studio sull’impatto del Covid-19 sull’import-export dei Dpi nel 2020 siano stati presentati il 28 aprile, Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro.

L’associazione degli imprenditori ritiene ormai priva di fondamento la logica di autorizzare prodotti non marcati CE, data la possibilità di poter fare affidamento su prodotti nazionali ed europei regolarmente certificati e conformi agli standard di sicurezza comunitari.

I prodotti in deroga per Assosistema rappresentano un rischio per la salute e la sicurezza di tutti gli utilizzatori oltre che un inevitabile peggioramento della situazione di mercato delle aziende italiane ed europee in quanto produce anche una drastica riduzione dei prezzi dei Dpi, impensabili da sostenere per un’azienda italiana o europea. I prezzi fuori mercato con i quali vengono commercializzati tali Dpi – inferiori fino al 50% – sono dovuti, perlopiù, al risparmio derivante dalle diverse procedure di verifica della conformità che devono seguire i dispositivi certificati e rispondenti alla normativa di prodotto comunitaria, oltre al risparmio sul reperimento delle materie prime e al costo del lavoro.

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“A fronte di numerose interrogazioni parlamentari anche da parte di esponenti della maggioranza – continua Galbiati – non c’è stata risposta da parte del Governo e del Ministero della Salute. Al momento, infatti, non vediamo provvedimenti per la tutela del mercato e dei produttori italiani”.

La stoccata è diretta al recente decreto legge che ha prorogato lo stato di emergenza al 31 luglio trascinando con sé anche la produzione di Dpi in deroga. “Fatto ancor più grave se pensiamo che Germania, Spagna, Regno Unito e Belgio non si avvalgono più dell’immissione in deroga, mentre Francia e Paesi Bassi lo stanno per fare”.

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Le imprese italiane sono pronte a soddisfare il fabbisogno di Dpi ma chiedono programmazione.

Il sistema delle imprese ha accolto l’invito del Governo a potenziare la produzione nazionale di Dpi, investendo in nuovi stabilimenti e linee produttive ed è pronto a garantire una catena di approvvigionamento e fornitura di materiale solida e sicura.

Ma dall’Agenzia delle dogane non arrivano dati che confortano gli imprenditori. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria ad oggi risultano essere stati sdoganati Dpi (Ffp2 e Ffp3) per un numero complessivo pari a 769.410.000. Considerando che a fine 2020, lo stesso dato era pari a 344.579.045, gli imprenditori rilevano con forte preoccupazione che, nei soli primi 4 mesi del 2021 l’import di Dpi risulta già aver superato di oltre il +120% i valori del 2020.

“Con l’obiettivo di ottenere un mercato competitivo e sano abbiamo avviato un confronto con la struttura del Commissario straordinario Figliuolo e con il Mise – conclude Galbiati –. In particolare, abbiamo chiesto: l’abolizione del processo di autorizzazione in deroga dei Dpi non marcati CE; un quadro chiaro sui quantitativi dei Dpi necessari al settore sanitario ed industriale per la gestione dell’emergenza ad oggi e per il dimensionamento delle scorte strategiche per il futuro e, infine, un coordinamento delle autorità di sorveglianza ed un rafforzamento dei controlli sui prodotti immessi. Siamo ora in attesa di risposte concrete”.

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Simone Cornali, Somain Italia Spa: “Non si penalizzino ulteriormente gli sforzi e investimenti delle nostre imprese”

Somain Italia Spa è l’azienda di Brembate Sopra leader nelle soluzioni per la sicurezza sul lavoro, che lo scorso dicembre ha inaugurato un nuovo impianto automatizzato, interamente costruito in Lombardia, per la produzione di semimaschere filtranti Genesi Aere Covid-19. Un milione di euro investiti e sei nuovi posti di lavoro per ampliare la gamma di dispositivi di protezione individuale con uno dedicato alla protezione delle vie respiratorie, di cui l’azienda può arrivare a produrre 2,5 milioni di pezzi al mese.

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“Questi dati mettono in risalto, drammaticamente, l’inadeguatezza di un decreto emesso all’inizio di una pandemia ma che ora, dopo 13 mesi, risulta superato, dannoso, forviante. La risposta che l’imprenditoria italiana ha dato per velocità e qualità, con l’utilizzo di finanziamenti pubblici o come nel nostro caso con investimenti diretti, è di valore straordinariamente elevato, sia per qualità sia per quantità di prodotto. Il perdurare dell’immissione in deroga di Dpi, Ffp2 e Ffp3, non solo penalizza gli sforzi e gli investimenti del mondo imprenditoriale ma, cosa più grave ed inaccettabile, mette a rischio l’incolumità delle persone, come da recenti sentenze. Cosa ancora più assurda, il resto dell’Europa ha ormai cancellato l’immissione in deroga, obbligando l’immissione di prodotti con marcatura CE. Il risultato è che il prodotto made in Italy è apprezzato molto di più all’estero che nel nostro Paese.
Per questo ci uniamo alla richiesta di abolizione del processo di autorizzazione in deroga dei Dpi non marcati CE, che vuol dire riconoscere la qualità del prodotto italiano, la gratificazione di veder compreso il valore e la qualità dei Dpi che da 15 anni ci impegniamo a produrre ogni giorno e soprattutto garantire la salute di tutti i cittadini italiani”.

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