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Daniel e la malformazione al cervello: "Ignoravo i mal di testa, grazie ai medici che mi hanno salvato" - BergamoNews
La storia

Daniel e la malformazione al cervello: “Ignoravo i mal di testa, grazie ai medici che mi hanno salvato”

Daniel Balzano, 25enne di Osio Sopra, racconta la sua esperienza e lancia un messaggio ai giovani: "Sottovalutavo i segnali del corpo per paura di scoprire la verità, non fate il mio stesso errore"

“La gente associa il coma a un lungo sonno, all’interno del quale non si provano emozioni, non si vede e non si sente nulla. Ma non è proprio così. Io ero fermo, immobile nel letto d’ospedale, ma quando mi sono svegliato ho raccontato ai medici di avere girato il mondo”.

È la mattina del 7 dicembre 2019. Daniel Balzano, all’epoca 23enne, di Osio Sopra, è al lavoro come mulettista alla Bianchi Industry SpA di Verdellino, azienda che produce macchine per il caffè. Era rientrato da un lungo soggiorno all’estero, speso tra Londra e Tenerife. Ad un certo punto, accusa un fortissimo mal di testa. “Soffrivo di emicrania. Ne avevo già avuti parecchi in passato, ma non gli avevo mai dato il giusto peso – confessa -. Come venivano, se ne andavano. Di solito bastava qualche medicina, e pensare che pure il medico era d’accordo…”.

Quel giorno, però, le cose vanno diversamente. Al primo mal di testa ne segue un altro, ancora più forte. “Dal dolore, nemmeno riuscivo a timbrare il badge per uscire da lavoro” ricorda Daniel, che sprofonda rapidamente in un vortice di malessere: nausea, vomito, vista offuscata.

Un collega si decide a riaccompagnarlo a casa. Stringe i denti. Quel che ha appena vissuto non gli basta a convincersi che la situazione è grave, e che forse merita un approfondimento. Quella notte, va a dormire come se nulla fosse. Preoccupato, certo. Ma non abbastanza.

La mattina seguente, come tutte le mattine si reca in bagno. Sta per sciacquarsi il viso, quando cade rovinosamente a terra. Quei mal di testa, erano la spia di un’imminente emorragia cerebrale. “Fortunatamente Amalia (la sua ragazza, ndr) e Morris (il fratello) quel giorno erano a casa – fa notare Daniel – perché senza i miei angeli custodi forse nemmeno ce l’avrei fatta”. I due, chiamano subito i soccorsi. Da quel momento in poi, cala il buio. Dice di non ricordare più nulla.

Daniel viene trasportato in ambulanza all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. La diagnosi dei medici è la seguente: malformazione artero-venosa (MAV) al cervello. Degli intrecci irregolari di vasi sanguigni che ostacolano la circolazione di sangue tra vene e arterie.

Il giovane resta in terapia intensiva per un mese, in coma farmacologico. Viene dimesso il 29 febbraio 2020, dopo la riabilitazione. “Ero arrivato a pesare quaranta chili e faticavo a comunicare, ma ero salvo”.

I medici gli consigliano di sottoporsi alla radiochirurgia Gamma Knife, una pratica mininvasiva e senza incisioni chirurgiche all’ospedale Niguarda di Milano. Durante il trattamento, i raggi Gamma vengono convogliati sulla malformazione arterovenosa con estrema precisione, senza che i tessuti sani vengano danneggiati.

“Ho deciso di raccontare solo ora la mia storia perché mi è stato detto che il trattamento sta dando i primi risultati – spiega Daniel -, ma anche perché a causa della pandemia non ho mai avuto l’occasione di ringraziare personalmente i medici. Mi hanno dato una seconda opportunità e questo non lo dimentico”.

Il presente di Daniel lascia ben sperare, ma le difficoltà non sono tutte alle spalle. “Anche se sto guarendo, sono sempre a rischio – osserva -. A volte ho delle forti crisi epilettiche e ho dovuto fare i conti con la depressione. Appena uscito dall’ospedale è cominciato il lockdown e riprendersi non è stato facile, anche se ho la fortuna di avere accanto tutti i giorni delle persone straordinarie”. La sua ragazza, Amalia; i fratelli David, Morris, Carlo e Katia. E i genitori, Carmen e Antonio.

Ma il messaggio che vuole lanciare è soprattutto un altro. “È importante non sottovalutare mai i segnali che lancia il nostro corpo – avverte Daniel -. Io avevo spesso mal di testa e non mi sono mai chiesto il perché. Forse, perché dentro di me avevo paura di scoprire la verità”. In caso di emorragia cerebrale per malformazioni arterovenose, il paziente incorre in un rischio di circa il 30% di danni permanenti e di mortalità del 10%. “Se ho deciso di raccontare la mia storia – conclude – è perché non voglio che altri giovani commettano il mio stesso errore”.

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