L'allarme cgil

Commercio, turismo e servizi: a Bergamo un milione e 850mila ore di cassa a marzo

Mario Colleoni, Filcams Cgil provinciale: “Numeri drammatici. Manteniamo alta l’attenzione. Si agisca per dare continuità lavorativa alle persone”.

Se c’è un indicatore che meglio di altri fotografa l’impatto della pandemia da Covid-19 sul mondo del lavoro è quello delle ore di cassa integrazione riconosciute ai lavoratori e alle aziende in un territorio.

“Gli ultimi dati che riguardano i comparti di commercio, turismo e servizi a Bergamo e il loro ricorso alla cassa in deroga sono drammatici, qualcosa di mai visto, che fa temere cosa accadrà quando blocco dei licenziamenti e ammortizzazione sociale Covid verranno meno” ha detto Mario Colleoni, segretario generale della Filcams-Cgil provinciale.

Le ore autorizzate per questi settori a marzo raggiungono quota 1 milione e 850mila ore, con un incremento del 136,6% rispetto a febbraio, non tra i più altri se paragonato ad altri comparti, ma il fatto è che da mesi il ricorso alla cassa da parte del mondo di commercio e dei servizi resta massiccia, e dunque ogni aumento si verifica rispetto a livelli già altissimi.

“Le ore autorizzate raggiungono una quota drammatica, anche tenendo conto delle chiusure obbligate da metà mese in poi, per le misure più restrittive applicate da metà marzo e nel periodo pasquale” prosegue Colleoni. “È urgente aumentare l’attenzione su settori in cui – a Bergamo e in provincia – operano più di 100.000 mila persone. In questo scenario la grande distribuzione ha, certo, sofferto molto meno dei piccoli punti vendita, e ha registrato in molti casi incrementi significativi di fatturato, con l’alimentare che ha fatto la parte del leone, anche grazie alle vendite online. Ma la situazione è molto grave nelle piccole e medie realtà del commercio, nel turismo e nei servizi”.

“Oltre le politiche dei ristori, è necessario riflettere sul medio-lungo termine, con misure che sostengano il lavoro, i processi di trasformazione e la buona occupazione” prosegue Colleoni. “Nell’arco dei prossimi anni, agire sugli investimenti utili a innovare sarà fondamentale, a partire dal terziario e dai servizi, così come costruire una transizione socialmente giusta verso un mondo inevitabilmente verde e digitale. Occorre far presto, non solo perché oggi la campagna vaccinale, che procede a ritmi più rallentati rispetto alle previsioni, rappresenta un enorme problema per la salute e la libertà dei cittadini, ma anche perché è concausa di un mancato recupero dei consumi che potrebbe avere conseguenze devastanti a livello economico e sociale”.

Secondo Eurostat, la spesa per i consumi finali delle famiglie è passata dai 1.087,25 miliardi nel 2019 a 958,493 nel 2020 con un calo dell11,84%, cioè oltre 128 miliardi in meno.

“La volontà deve essere quella di condividere progettualità utili a salvaguardare l’occupazione e la tenuta dei settori più a rischio. La maggiore preoccupazione è che i veri contraccolpi della crisi, nel contesto occupazionale e sociale, si potrebbero vedere allo scadere dei benefici concessi dalle istituzioni in merito ai ristori e alla cassa integrazione oltre che al divieto di licenziamento. Oggi è fondamentale cogliere le opportunità offerte dai fondi messi a disposizione dall’Europa, per salvaguardare occupazione e economia. Non a caso, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che l’Italia presenterà alla Commissione europea entro fine mese, prevede capitoli destinati a turismo e cultura, oltre che a investimenti che potrebbero avere forti ricadute sugli altri comparti di cui stiamo parlando. La formazione continua e la riqualificazione delle competenze saranno elementi fondamentali per favorire l’occupabilità per quei lavoratori che operano oggi nei settori più fragili e che dovranno essere tutelati con politiche che privilegino il valore del lavoro”.

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