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Covid, Moratti: "Riaprire visite nelle Rsa se in possesso di certificazione verde" - BergamoNews
La proposta

Covid, Moratti: “Riaprire visite nelle Rsa se in possesso di certificazione verde”

Anche i sindacati premono: “Una persona vaccinata e protetta non può rappresentare un pericolo”

Permettere le visite e gli incontri tra familiari e ospiti delle residenze per anziani se a entrambi è stata rilasciata la certificazione verde Covid-19. È la proposta avanzata dalla vicepresidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti, alla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Il confronto proposto da Moratti prevede un aggiornamento della normativa vigente che attribuisce alla direzione sanitaria delle Rsa la decisione e la responsabilità sulla possibilità di consentire gli incontri. “La normativa vigente – spiega la vicepresidente – ha certamente rappresentato in questi mesi un importante deterrente alla diffusione della pandemia all’interno di alcune collettività chiuse con ospiti anziani e, più in generale, con ospiti ad alta fragilità. Tuttavia è ora necessario un suo aggiornamento grazie anche agli importanti sforzi riorganizzativi degli enti gestori per il contenimento e gestione del Covid. Senza contare che la vaccinazione prioritaria attuata da Regione Lombardia su ospiti e personale di queste residenze ha consentito pressoché di azzerare contagi e decessi”.

“Rimettere alla direzione sanitaria l’indicazione e la regolamentazione degli accessi di parenti e visitatori all’interno di queste strutture residenziali – rimarca l’assessore lombardo al Welfare – può risultare particolarmente complesso per il non facile compito di commisurare i benefici e i rischi, con il pericolo di generare arbitrarietà decisionali difformi sul territorio. Inoltre, il perdurare dell’applicazione delle norme sul distanziamento potrebbe comportare un aumento dei disagi sia degli ospiti che dei loro cari non potendosi sempre facilmente trovare valide alternative. È giunto il momento di ripensare la chiusura alle visite nelle Rsa – conclude Moratti – consentendo nei limiti della sicurezza e della tutela della salute, riaperture agli incontri e ai ricongiungimenti attesi di mesi”.

Sul tema intervengono anche i sindacati. “Tenuto conto di quanto accaduto l’anno scorso, è comprensibile che la chiusura all’esterno possa essere stata la soluzione più adeguata durante la terribile prima ondata – commenta Emilio Didonè, segretario dei pensionati Cisl della Lombardia -. Ma oggi, in considerazione dei danni psicologici e fisici riscontrati e che da queste limitazioni sono scaturiti e scaturiscono, occorre urgentemente porre rimedio. Come? Aggiornando protocolli e direttive di regione Lombardia in relazione anche alla campagna di vaccinazione in atto. Purtroppo, settimanalmente riceviamo preoccupanti e accorate richieste di aiuto da parte di
familiari che talvolta non riescono neanche ad avere tempestive e puntuali informazioni sulle condizioni di salute dei loro cari ricoverati. Ci arrivano anche segnalazioni relative a situazioni di depressione, disturbi del comportamento, regressioni degli ospiti in Rsa intuite dai parenti nei colloqui telefonici saltuari. Tuttavia, le segnalazioni che più fanno sentire impotenti sono quelle relative all’impossibilità di vedere, assistere, accompagnare un parente negli ultimi giorni di vita”.

Sono trascorsi parecchi mesi da quel periodo di confusione, di paura, di ansia. “E oggi con tutte le necessarie attenzioni, con cautela, con prudenza, con buon senso, e visto che ci sono i dispositivi di protezione individuale e ci sono i vaccini – aggiunge Didoné – non è più tollerabile che al dolore per la perdita di una persona cara si aggiunga anche lo strazio di non averla potuta vedere negli ultimi mesi. Una persona vaccinata, adeguatamente protetta con i dispositivi, e istruita sui comportamenti da tenere durante la visita, non può rappresentare un pericolo né per se stessa, né per gli altri. Quindi – conclude – anche la Regione Lombardia deve trovare le modalità di riaprire le visite dei parenti, come sta già avvenendo in alcune strutture sanitarie di altre regioni, sia per combattere la solitudine sia per non perdere la premura e l’affetto che i nostri cari meritano”.

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