Da SuperLega a SuperFiasco: il pallone dei 'ricchi' si è subito sgonfiato - BergamoNews
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Da SuperLega a SuperFiasco: il pallone dei ‘ricchi’ si è subito sgonfiato

La rivolta dei tifosi inglesi, sei squadre abbandonano. Nella notte anche l'Inter "non più interessata".

L’hanno chiamata SuperLega, si è rivelata subito un SuperFiasco.

Neanche il tempo di nascere, che alla prova dei primi passi è franata perdendo clamorosamente i pezzi. Tutti usciti, anzi scappati come dalla peste: in testa i club inglesi, ultime Real e Barcellona e le italiane.

L’Inter che nella notte comunica l’addio al progetto, “non siamo più interessati”, la Juve promotrice (remember Andrea Agnelli style?) e il Milan ancora fermi, alla ricerca di un centro di gravità permanente come i soldati giapponesi nascosti nella giungla, vent’anni dopo la fine della Guerra Mondiale.

“Inglesi spinte all’addio, rimodelliamo il progetto”, dice un comunicato di poche ore fa (evidentemente la notte porta consiglio ai promotori, che avevano ufficializzato l’idea tra domenica e lunedì) della SuperLega. Sì, proprio “rimodellare il progetto, avendo sempre in mente i nostri obiettivi di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile, migliorando i contributi di solidarietà per l’intera comunità calcistica”.

E fa sorridere, ma a qualcuno verrebbe da piangere a sentir parlare di contributi di solidarietà da club che si erano uniti (si fa per dire, visto quanto è durata questa unione) in nome del business, della possibilità di arricchirsi. Perché, in sostanza, l’Uefa non garantiva più quegli introiti indispensabili per fare fronte all’emergenza Covid e quant’altro.

Verrebbe da piangere perché, se andate a rileggere le parole critiche di ex calciatori, anche di diversi allenatori, di esponenti del mondo politico, da Johnson a Macron a Draghi, beh di tutto si trattava e si parlava fuorchè di solidarietà, nello stile di questa nuova associazione sportiva creata solo per ottenere più profitti, con totale spregio del merito sportivo. L’unico obiettivo sarebbe stato passare alla cassa e triplicare le entrate. Nessun riferimento all’importanza del gioco e del risultato, del confronto con l’avversario (che poi sarebbe stata la solita compagnia di giro).

Ricordate le parole di Pizzaballa? “Così non ha senso, è la distorsione dello sport, un calcio senza meriti è degradante, una prepotenza sportiva”. O quelle di Pep Guardiola, non proprio allineato col suo City, che poi si è defilato dal progetto: “Lo sport non è sport se non c’è rapporto fra fatica e risultato”. O volete dimenticare il presidente Uefa Ceferin? “Noi abbiamo bisogno dell’Atalanta, del Celtic, dei Rangers, della Dinamo Zagabria… Abbiamo bisogno di questi club, perché le persone hanno bisogno di sapere che ognuno può sognare. Dobbiamo tenere il sogno vivo”.

E quando mai avremmo potuto vedere, divertirci, entusiasmarci per un’Atalanta-Juve, con i nostri eroi a giocare e vincere da grande squadra e la Vecchia Signora battuta (finalmente) dopo vent’anni? O il piacere di riempire lo stadio per l’Atalanta in semifinale di Coppa delle Coppe (ieri l’anniversario, 20 aprile 1988) col Malines? O l’Atalanta che dà lezione alla Scala del calcio al Milan. Ah, certo, il Milan ha diritto perché ha vinto sette Coppe Campioni. Peccato che non veda la Champions dal 2014…

O forse i fondatori del SuperFiasco avranno guardato il blasone di Juventus e Inter. Alla grande, in Champions: veloci soprattutto a uscire dal torneo. Magari anche per questo si erano rifugiate nel progetto che ora dovrà essere “rimodellato”.

Mah. Che brutta storia. Quasi quasi, per una volta, viene voglia di dar ragione a De Zerbi, che alla vigilia di Milan-Sassuolo è andato giù durissimo: “Io non ho piacere a giocare contro il Milan perché fa parte di queste tre squadre: se tutte queste squadre sono indebitate devono farsi delle domande di come hanno gestito le loro aziende. È come se mi avessero detto, ai tempi dell’oratorio, il pallone è mio, l’ho portato io e gioco io. Se questo è il calcio moderno è una roba che non rispetta l’uomo prima del calciatore e del tifoso”.

Ecco, invece i tifosi inglesi sono stati i primi a ribellarsi. Così, dopo Bayern e Borussia Dortmund che col Paris Sg avevano già detto no, poi il Manchester City e le altre inglesi si sono ritirate: una frana è diventata una valanga. Che povero calcio, quello dei presunti ricchi.

Torniamo all’Atalanta e continuiamo a sognare.

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