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"Come si decide se vaccinare con Pfizer, Moderna o AstraZeneca" - BergamoNews
Ariela benigni

“Come si decide se vaccinare con Pfizer, Moderna o AstraZeneca”

La dottoressa Ariela Benigni, Segretario Scientifico e Coordinatore delle Ricerche dell’Istituto Mario Negri, ci spiega con quali criteri viene deciso se somministrare un vaccino piuttosto che l'altro

Stanno proseguendo le vaccinazioni anti-Covid. La Lombardia ha aperto le prenotazioni ai cittadini tra i 65 e i 69 anni, che si aggiungono agli over 80, alla popolazione di età compresa fra i 79 e i 65 anni, ai soggetti fragili e alle persone con disabilità.

Ma con quali criteri viene deciso se somministrare un vaccino piuttosto che l’altro? Ci sono vaccini più adatti a particolari tipologie di pazienti? Abbiamo intervistato la dottoressa Ariela Benigni, Segretario Scientifico e Coordinatore delle Ricerche delle sedi di Bergamo e Ranica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (IRCCS), chiedendole tutte le informazioni.

Quando ci si reca al centro vaccinale quali parametri vengono considerati per decidere se somministrare il vaccino Pfizer, Moderna o AstraZeneca?

Per il momento la discriminante è soprattutto l’età. In seguito alle nuove evidenze relative ai rari casi di trombosi del seno venoso cerebrale che si sono verificate fra chi ha ricevuto AstraZeneca, le agenzie regolatorie hanno individuato limiti d’età nella somministrazione. In Italia viene eseguito agli over 60 mentre in altri Paesi agli over 50. Un fattore importante nella decisione resta comunque la disponibilità dei vari vaccini.

Perchè in Italia si è deciso di indirizzarlo agli over 60?

Sono state riscontrate trombosi cerebrali con riduzione del numero di piastrine del sangue (che normalmente aiutano a fermare la perdita di sangue nelle ferite) in soggetti dai 20 ai 50 anni, prevalentemente donne, quindi questa fascia d’età è stata esclusa per AstraZeneca. Quando viene somministrato il vaccino, la risposta del nostro sistema immunitario in alcuni soggetti fa produrre degli anticorpi contro un complesso di DNA e di un fattore prodotto dalle piastrine; questi anticorpi attivano le piastrine che aggregano formando dei trombi e si riducono in numero (trombocitopenia). Questa condizione mette a rischio la persona perchè da una parte ha la trombosi nel cervello e dall’altra potrebbe avere fenomeni emorragici per la riduzione delle piastrine nel sangue.

Cosa comporta questo tipo di trombosi?

In rarissimi casi possono essere fatali, in altri la persona ha forti disturbi. Queste trombosi sono state chiamate VITT, acronimo di “vaccine-induced immune thrombotic thrombocytopenia” (in italiano “trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino”). Sono simili a una forma di trombocitopenia che si osserva in soggetti che assumono eparina e si sa come poterla curare: per superare le crisi acute vanno somministrare immunoglobuline ad alte dosi. Per effettuare questo trattamento è necessario diagnosticarle in tempo: una volta ricevuto il vaccino bisogna prestare attenzione ad alcuni sintomi che si possono osservare nel periodo che va dai 4 giorni dopo la vaccinazione alle due settimane successive.

Quali sono i possibili campanelli d’allarme?

La comparsa di lividi in parti del corpo che generalmente non sono soggette ad urti, cefalea severa (forti dolori di testa), visione appannata, dolori addominali acuti, affanno e dolori agli arti inferiori. Questi sintomi vanno segnalati al proprio medico che, dopo aver effettuato le valutazioni del caso, potrà indirizzare a centri dedicati: gli ospedali che annoverano l’ematologia fra le proprie specializzazioni sono in grado di curarle, poi con la diffusione delle informazioni tutte le strutture si attrezzeranno. Lo stop che gli enti regolatori hanno dato alla somministrazione di AstraZeneca qualche settimana fa ha portato a conoscere meglio queste trombosi.

Ci spieghi

I ricercatori del Paul Ehrlich Institute, l’agenzia tedesca che si occupa di vaccini e medicine, hanno capito la causa di queste rare trombosi e hanno individuato la cura. Tutto è avvenuto molto velocemente perchè i riflettori sono concentrati sulla sorveglianza dopo la vaccinazione e questa attenzione può aiutare ad analizzare meglio ogni aspetto e trovare soluzioni in tempi rapidi.

Queste trombosi possono accadere solo con AstraZeneca o anche con Pfizer e Moderna?

Le trombosi del seno venoso associate a riduzione del numero di piastrine si osservano solo con AstraZeneca. Ci sono casi segnalati anche con il vaccino Johnson & Johnson che hanno indotto lo stop alla sua distribuzione. Con Pfizer e Moderna possono verificarsi tipologie diverse di trombosi, sempre su base immune, ma sono meno gravi: di fatto si tratta di porpore, cioè malattie autoimmuni della coagulazione del sangue caratterizzate da una riduzione del numero di piastrine.

Ma gli over 60 possono stare tranquilli con AstraZeneca?

In medicina bisogna sempre considerare il rapporto tra i rischi e i benefici e i dati indicano che a morire di Covid sono in gran parte le persone più anziane affette da più patologie. Per loro il rischio di perdere la vita dopo aver contratto il virus è superiore rispetto alla possibilità di avere queste trombosi. La letalità, cioè il rapporto fra i decessi e il totale degli infetti, nella popolazione tra i 60 e i 69 anni è pari al 2,6% e aumenta con l’avanzare dell’età fino ad arrivare a circa il 27% fra gli over 90, mentre il rischio di avere la trombosi del seno venoso è di molto inferiore, quindi fare il vaccino conviene. Per le persone fra i 20 e i 40 anni, invece, il rischio di morire per il Covid è pressoché assente e dai quarant’anni in su si attesta attorno allo 0,2%, quindi il rischio di sviluppare la trombosi con questo vaccino è superiore alla probabilità di morire per COVID-19, non conviene farlo.

Fughiamo i dubbi: come mai in Danimarca hanno sospeso AstraZeneca a ogni età?

È una decisione dello Stato danese. In Italia la somministrazione di AstraZeneca è stata indirizzata agli over 60, quindi chi ha meno di sessant’anni riceverà Pfizer o Moderna.

Avere l’ipertensione, il colesterolo alto o altre patologie incide sulla decisione del vaccino che verrà effettuato?

Non ci sono preclusioni di sorta per i vaccini rispetto alla presenza di comorbidità, cioè al fatto che la persona sia affetta da altre malattie. L’unico fattore che discrimina la somministrazione di un vaccino piuttosto che l’altro è soffrire di allergie a particolari componenti: nei vaccini a mRNA messaggero come Pfizer e Moderna è presente un eccipiente chiamato Polietilenglicole (PEG) e chi è allergico non riceverà questi vaccini, viceversa in quelli a vettore virale come AstraZeneca è contenuto un eccipiente chiamato polisorbato e ai soggetti che ne sono allergici non andrà somministrato e si opterà per Pfizer o Moderna. La presenza di altre patologie non orienta la decisione sul vaccino che verrà eseguito così come non incide l’allergia agli antibiotici a meno che non si sia verificata in forma grave. Tutte queste informazioni vengono raccolte dal medico al centro vaccinale che indicherà l’opzione più adatta alle proprie condizioni.

Per concludere, in alcuni Paesi è possibile scegliere il vaccino. Se ci fossero quantitativi sufficienti questa opportunità potrebbe essere fattibile anche in Italia?

Tutto viene stabilito in rapporto alla produzione e alla disponibilità delle dosi oltre alle evidenze scientifiche. Nel corso della campagna vaccinale emergeranno nuove osservazioni che potranno darci indicazioni in questo senso ma non adesso. Il consiglio ora è vaccinarsi perchè tutti i vaccini proteggono dalla malattia grave: è meglio avere piccole conseguenze o addirittura non averle anzichè contrarre il Covid. La scelta dei vaccini al momento non è possibile: si potrà fare quando avremo più dati scientifici e una maggior disponibilità di dosi. E colgo l’occasione per segnalare alcune novità.

Quali?

Dalla Germania sta arrivando un nuovo vaccino a mRNA messaggero: si chiama CureVac, è giunto alla fase 3 della sperimentazione e sta dando buoni risultati. Dovremmo avere aggiornamenti a inizio giugno e potrebbe accelerare le vaccinazioni. Un altro spunto utile è l’ipotesi di produrre il vaccino utilizzando piante geneticamente modificate anzichè i bioreattori come si fa adesso. In futuro potrebbe essere un aiuto importante perchè sarebbe poco costoso e veloce: questo metodo potrà affiancarsi a quello usato finora oppure, in prospettiva, sostituirlo.

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