"Nuvole solitarie", i patchwork tessili sul palazzo del Teatro Nuovo - BergamoNews

Arte

L’installazione

“Nuvole solitarie”, i patchwork tessili sul palazzo del Teatro Nuovo

Guido Nosari De Danieli lancia un urlo che abbraccia le pareti del Cinema Nuovo di Bergamo

Fino al 30 aprile sulla facciata del palazzo del Teatro Nuovo saranno esposti 11 patchwork tessili realizzati da Guido Nosari De Danieli: una riflessione sulla solitudine imposta dalla zona rossa e un gesto di resistenza creativa al periodo che da più di un anno, ormai, scandisce la nostra quotidianità. Nosari reinventa la facciata di un palazzo storico del centro di Bergamo come spazio espositivo, rivolgendosi direttamente a cittadini e passanti, sorprendendoli.

Immediato il rimando concettuale di questi tessuti a tovaglie circolari, anche grazie al solo piatto presente nel mezzo, simbolo di convivialità negata e di storie che fanno fatica, oggi, a intrecciarsi.
L’incursione prende il nome dalle Nuvole colorate di derivazione cinese che invadono i tessuti stratificati di Guido: sono portatrici di vento di cambiamento, augurio per tutti.

UN TESTO DI CHIARA DEL MONTE

Zona rossa. Zona arancione. Tutto è fermo, la città è immobile e sospesa. Qui, allora, entra in gioco l’arte, muovendosi liberamente e sorprendendo.
Guido Nosari De Danieli lancia un urlo che abbraccia le pareti del Cinema Nuovo e si cela dietro un’incursione artistica di resistenza che tanto rivela del nostro tempo, delle nostre giornate. Rende tangibile il pensiero di Jimenez secondo cui l’arte “rende grande l’attuale verità”; per Guido, infatti “Non conta quanto bui o drammatici siano i tempi che viviamo, conta l’adesso, il presente: l’unica cosa che veramente possediamo, l’unica verità, è che siamo qui adesso”.
E chi in questo periodo, in questo stare, non si è sentito solo, almeno una volta?
All’improvviso, senza alcun preavviso, lungo le balconate del Palazzo, sono comparsi 11 patchwork tessili: evocano tovaglie circolari di diametri e configurazioni diverse, ospitano al centro un unico piatto, svolazzano nell’aria. Rappresentano l’attuale solitudine del pasto, momento conviviale per eccellenza e negato in questa sua veste da troppo tempo. Sono bandiere del nostro isolamento – “un atto di rivolta” – come sostenuto dall’artista stesso. Da sempre la tavola è momento che unisce, che convoglia in un unico luogo tante storie e diverse identità, crea relazione, frutto del dono consumato. Quello che solitamente resta nel cuore delle mura domestiche trova così la necessità di uscire, di evadere, rendendosi immagine per tutti.
Il filo, grande costante delle sue operazioni artistiche, inizia a ricucire strati di ferite e solitudini, dei singoli ma anche dell’intera città. Sono opere da guardare, da pensare, da sfogliare, “Finché non si arriva all’ultima pagina, che è verità per ciascuno”.
L’arte di Guido si mette in gioco di fronte all’impossibilità, creandone rappresentazione: ora denuncia della solitudine, ora ricordo di una possibilità negata.
L’aggregazione di infinite storie viene rappresentata dalla molteplicità di colori scelti, mentre il legame, saldo ma impercettibile, ben si cela nelle cuciture – a mano o a macchina – capaci di dare (ed essere) corpo dei suoi stratificati tessuti.
Ogni tavola ben preparata, però, porta con sé l’idea di essere disfatta. Di un servizio temporaneo a cui non si rinuncia, perché proprio nella breve durata si cela la sua bellezza. In questa temporalità si inseriscono, direttamente dalla tradizione cinese, delle nuvole quasi senza tempo, simbolo di cambiamento. Sembrano incedere lentamente, sulle storie di ciascuno, soffiando forte un unico desiderio.
Che tutto passi.

UN LUOGO SIMBOLICO: IL TEATRO NUOVO

Seguendo un progetto del 1897 di Guttermayer e Albini, il Teatro Nuovo venne inaugurato nel 1901 e chiuso nel 2005, costruendo al suo interno, in più di un secolo di attività, un pezzo di storia. Era impostato su tre gallerie e una platea, dedito principalmente al varietà e al cinema. Non bisogna dimenticare i personaggi di altissimo rilievo che calcarono questo palco regalando ai cittadini bergamaschi grandi occasioni per ritrovarsi – insieme – a costruire una significativa identità culturale (Rastelli, Gandusi, Falconi, Gabriele D’Annunzio, Tommaso Marinetti, Cesare Battisti, Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi, per citarne alcuni).
C’è stato un periodo, nella Bergamo Bassa, che radunava nel raggio di pochi metri tre grandi teatri: il Duse (chiuso negli anni Sessanta), il Nuovo e il celeberrimo Donizetti. Ora sopravvive, dopo anni di chiusura per restauro, solo quest’ultimo. In questo periodo, però, tutto tace. L’incanto del teatro ci è privato da più di un anno. E allora l’incursione di Guido, in questa sede, è un duplice grido. Per la cultura, per la potenza che sa creare quando attorno ad essa ci si riconosce comunità.

GUIDO NOSARI DE DANIELI

Guido Nosari De Danieli (1984) nella sua ricerca utilizza pittura e tessuti, indagando il rapporto tra abito e corpo. Vincitore di numerosi premi, vive e lavora a Bergamo, ma ha partecipato a residenze d’artista internazionali; tra le sue mostre più significative: l’installazione al Museo della Cultura Ebraica di Berlino, il premio decennale di Fondazione Modena Fotografia, la mostra personale presso lo Shang Yuan Modern Art Museum di Pechino. A breve sarà ospite anche della XXX Edizione di Miniartextil (CO) con un’istallazione artistica site-specific presso lo storico Broletto.

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