Monoclonali: "Curare il Covid con un'iniezione potrebbe essere presto realtà" - BergamoNews
L'intervista

Monoclonali: “Curare il Covid con un’iniezione potrebbe essere presto realtà”

Ne parliamo con Claudia Sala, la ricercatrice responsabile del MAD Lab di Fondazione Toscana Life Sciences, il laboratorio di ricerca che sta studiando la terapia, basata sull’utilizzo degli anticorpi monoclonali

La terapia, basata sull’utilizzo degli anticorpi monoclonali, nasce dal lavoro di ricerca del Monoclonal Antibody Discovery (MAD) Lab di Fondazione Toscana Life Sciences. Un gruppo di ricercatori, oggi formato da oltre 20 persone, italiani e stranieri, che ha concentrato la sua attività sull’identificazione e lo sviluppo di anticorpi monoclonali in risposta all’infezione da SARS-CoV-2.

La ricerca, coordinata da Rino Rappuoli, microbiologo, coordinatore scientifico del MAD Lab di Fondazione Toscana Life Sciences, ha permesso di individuare l’anticorpo monoclonale umano più promettente: il MAD0004J08, che ha iniziato la fase 1 di sperimentazione clinica. Il farmaco è stato prodotto per conto di Fondazione Toscana Life Sciences dal partner industriale Menarini Biotech, presso lo stabilimento di Pomezia, che ha sviluppato il complesso processo tecnologico e produttivo necessario per questi prodotti, ed è stato infialato dall’Istituto Biochimico Italiano Giovanni Lorenzini di Latina.

Claudia Sala è la ricercatrice responsabile del MAD Lab di Fondazione Toscana Life Sciences, il laboratorio di ricerca con consolidate competenze nella identificazione e produzione di anticorpi monoclonali umani, che sta conducendo attività di ricerca su diversi patogeni quali Neisseria gonorrhoeae, Shigella, Klebsiella pneumoniae e, più recentemente, coronavirus SARS-CoV-2. La dottoressa Sala racconta a Bergamonews il lavoro sul primo anticorpo monoclonale italiano.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali?

Gli anticorpi monoclonali sono proteine prodotte in modo del tutto naturale dall’organismo quando viene esposto a un agente patogeno, un virus o un batterio. Si definisce monoclonale perché è prodotto da un unico gruppo di cellule tutte uguali; questo gruppo si chiama clone.

A cosa servono?

Gli anticorpi servono come meccanismo di difesa dell’organismo contro le infezioni. Sia che si tratti del virus dell’influenza o del Covid-19 o di un batterio, gli anticorpi sono la nostra difesa all’attacco dell’agente patogeno.

Come vengono prodotti?

Quando l’organismo viene a contatto con virus o batteri li produce naturalmente per difendersi. Il processo che porta il sistema immunitario alla sintesi degli anticorpi è sostanzialmente lo stesso, indipendentemente dal tipo di virus o batterio. Ciò che cambia è il risultato finale, ovvero il tipo di anticorpo che viene prodotto, che avrà specificità per il virus o per il batterio che ha causato l’infezione.

Come si è arrivati a pensare all’utilizzo degli anticorpi monoclonali contro il Covid-19?

Dell’uso dei monoclonali nella cura delle infezioni virali se ne parla già da un po’, dai tempi di Ebola o nel caso dell’HIV dove la ricerca è ancora attiva. Arrivando al Covid-19, è stato il dottor Rino Rappuoli ad avere avuto l’intuizione, allo scoppio dell’emergenza pandemica in Italia, di esplorare il campo degli anticorpi monoclonali anche contro l’infezione da SARS-CoV-2.

Da dove è partita la ricerca?

Era febbraio 2020 e a Codogno veniva identificato il paziente uno e noi abbiamo iniziato a cercare gli anticorpi monoclonali più potenti contro il Covid-19. In collaborazione con l’Istituto Spallanzani di Roma (quello che per primo ha isolato il Covid-19 in Italia, ndr) e con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese è stato possibile reclutare pazienti convalescenti. Persone contagiate dal virus, il cui organismo certamente aveva sviluppato anticorpi e che stavano guarendo. Quattordici di queste hanno donato il sangue da cui è partita la nostra ricerca. Cercavamo linfociti B e cioè quelle cellule del sangue deputate alla produzione degli anticorpi monoclonali. Ne abbiamo isolate più di 4 mila. Di queste ci siamo concentrati su quelle che producevano i più forti anticorpi monoclonali. Da 4 mila siamo passati a 14, poi a 3 e infine abbiamo isolato quello che appariva come il più forte anticorpo monoclonale. Lo abbiamo chiamato MAD0004J08.

Quali sono le caratteristiche dell’anticorpo monoclonale definito come il più forte?

MAD0004J08 ha alcune caratteristiche distintive. La prima è che riconosce in modo specifico la proteina Spike del virus SARS-CoV-2, come una chiave che entra perfettamente nella serratura. La seconda, legata alla prima, è che non solo vede il virus ma è in grado di bloccarlo impedendo che entri nelle cellule umane e faccia danni. Il nostro anticorpo monoclonale, in sintesi, vede la spike protein e, come se la mascherasse, le impedisce di legare il recettore che c’è sulle cellule umane sbarrando la strada all’ingresso del virus.
La terza caratteristica è la possibilità di produrre questo monoclonale su larga scala, un aspetto molto importante quando si passa dal laboratorio alla produzione industriale.

A che punto siamo della ricerca?

Siamo in fase clinica (fase 1), quella della sperimentazione sull’uomo, che ha come obiettivo di valutare la sicurezza del prodotto e gli eventuali effetti collaterali legati all’impiego del farmaco. In collaborazione con l’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma e il Centro di Ricerche Cliniche di Verona, il MAD0004J08 si sta testando su persone sane, circa una trentina arruolate su base volontaria. Dopo la fase 1 si svolgeranno le fasi successive di sperimentazione che coinvolgeranno pazienti affetti da Covid-19 per testare, attraverso la somministrazione di quantità diverse, efficacia e potenza del farmaco sulla base del dosaggio.

Quali i benefici attesi del potente farmaco a base di MAD0004J08?

L’anticorpo monoclonale può esplicare due azioni. Una terapeutica, e cioè come vera e propria medicina per curare i malati di Covid-19 aiutandoli a guarire; un’altra di immunità passiva, ovvero si somministra il farmaco a base di MAD0004J08 in via preventiva per evitare il contagio o favorire un decorso della malattia meno grave.

Un’attesa ottimista?

Se non ci fosse ottimismo non saremmo nemmeno partiti.

Dopo la fase 1 che succede?

Si passa alle successive fasi di sperimentazione che coinvolgeranno persone infette da Covid-19. I pazienti ammissibili a questa fase saranno individuati da una commissione medica che ne valuterà la compatibilità sulla base di una serie di fattori, clinici e non solo.

Qual è la novità del MAD0004J08?

In laboratorio è risultato molto potente. Questo significa che potrebbe essere somministrato in minore quantità, milligrammi invece di grammi. Per cui potrebbe bastare un’iniezione intramuscolare al posto di una flebo. La minor quantità comporta anche un vantaggio in termini di costi della terapia.

Chi tra i malati di Covid-19 potrà beneficiare della cura con i monoclonali?

L’uso terapeutico dell’anticorpo sarà stabilito delle autorità regolatorie e sanitarie dopo la fine della sperimentazione clinica. Le informazioni ad oggi disponibili e relative a studi clinici con anticorpi monoclonali prodotti da altre aziende ci dicono che la migliore efficacia si potrebbe ottenere nelle persone appena infette, ossia da poco positive al tampone.

Ci sono dei rischi?

Anche in questo caso aspettiamo i trial clinici. Al di là dei più comuni come dolore al punto di iniezione o manifestazioni allergiche non si può predire o ipotizzare altro in questo momento. Occorre comunque attendere i risultati della sperimentazione clinica.

Gli anticorpi monoclonali sono un’alternativa al vaccino?

Gli anticorpi monoclonali non sono alternativi al vaccino. Sono complementari perché svolgono funzioni diverse. Il vaccino è un farmaco che induce una protezione contro la malattia a lungo termine; è efficace dopo qualche settimana e genera memoria immunitaria nell’organismo. Il monoclonale ha il beneficio di essere efficace da subito ma non induce memoria e genera una protezione limitata a qualche mese. Gli anticorpi monoclonali sono uno strumento in più per combattere al meglio la battaglia contro il Covid-19.

Il progetto è stato possibile grazie a un finanziamento derivante dalla Regione Toscana nell’ambito del Centro Regionale di Medicina di Precisione (C.Re.Me.P.), a risorse provenienti da una raccolta fondi pubblica e, successivamente, ad un rilevante contributo dall’EU Malaria Fund, supportato anche dalla Fondazione MPS, che ha consentito la creazione di un joint venture agreement tra AchilleS Vaccines, destinataria delle risorse del fondo, e la Fondazione TLS. La fase di industrializzazione dell’anticorpo selezionato si è svolta nell’ambito del Joint Venture Agreement siglato con AchilleS Vaccines, con cui è stato condotto lo sviluppo del farmaco fino all’inizio della sperimentazione clinica, prolungando così la collaborazione all’attività di project management regolatorio e autorizzativo.

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