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L’Unione europea e il sostegno alla democrazia - BergamoNews

L'UE e noi

L'ue e noi di antonello pezzini

L’Unione europea e il sostegno alla democrazia

Promuovere l'educazione alla cittadinanza è essenziale, per garantire che i giovani siano dotati delle competenze sociali e civiche per essere aperti, pensare in maniera critica e prendere parte, con consapevolezza, alle dimensioni diversificate della società.

L’Unione europea, concepita e voluta dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, che aveva ripetuto, dopo soli venti anni, le morti e i dolori della prima, ha rappresentato per i cittadini europei l’unico strumento possibile per promuovere, concretamente, i valori della pace, della coesione e del benessere.

La profondità di queste motivazioni, che hanno reso concreto un ideale, non è, oggi, così presente e percepita da molti cittadini europei, perché sono passati oltre settanta anni da quel tragico evento e la storia ci insegna che l’uomo tende a rimuovere dalla memoria gli errori del passato, con la tendenza, tragica, a ripeterli. Noi che ricordiamo quei periodi tragici, abbiamo il dovere di ripetere ai più giovani che l’uomo, nella storia, ha sempre fatto gli stessi errori, richiamati già da Eraclito, nel quinto secolo a.C. nella famosa frase “…Senza la guerra non vi è la storia”.

Ma, grazie alla nascita dell’Unione, la storia si è sviluppata senza guerre, in questa piccola parte del mondo, che conta solo il 7% della popolazione della terra. E mai il Continente europeo aveva goduto di un così lungo periodo di pace! Non solo da noi, anche in altre parti del mondo, come negli Stati uniti d’America, i singoli Stati hanno raggiunto la pace, quando si sono uniti, dotandosi di leggi e regole comuni.

Lo storico britannico Edward Carr in “Sei lezioni sulla storia” ci ricorda che, per interpretare il futuro, è indispensabile studiare il passato e coglierne gli insegnamenti.

Purtroppo, anche oggi, uomini che hanno responsabilità politiche, sottovalutano l’indispensabile legame che unisce il valore della pace con l’appartenenza a una comune identità europea e proclamano falsi e pericolosi ideali di nazionalismo, condannati dalla storia. Dovrebbero riflettere sul passato, coloro che credono che possiamo fare a meno dell’Europa! E dovrebbero indirizzare le loro capacità per cercare di individuare gli strumenti e le azioni per diminuire le differenze sociali e di reddito tra le regioni del nord e del sud dell’Italia. Anche seguendo l’esempio delle altre nazioni, che sono riuscite, nella loro storia, attraverso concrete politiche di coesione, finanziate dall’Unione, a risolvere ciò che noi non siamo ancora riusciti a risolvere. Perché l’Unione ci è indispensabile, oltre al grande valore della pace? Perché è una “Comunità di diritto” e il fondamento della sua esistenza è costituito dai suoi valori, espressi:
– nei Trattati (TUE, Trattato dell’Unione Europea; e TFUE, Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea);
– nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE;
– nella Convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell’ONU;
– nel Pilastro dei diritti sociali.

L’articolo 2 del Trattato dell’UE sancisce che l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni a tutti gli Stati membri, in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini. Vale la pena approfondire meglio alcuni aspetti che caratterizzano lo Stato di diritto. Sono quattro i pilastri che lo compongono: il sistema giudiziario; il pluralismo dei media; il quadro anticorruzione; il bilanciamento dei poteri. Non è così evidente che ogni Nazione, da sola, sia in grado di mantenere un giusto Stato di diritto.

Nel passato, molte nazioni hanno ritenuto che il Nazionalsocialismo o il Fascismo si identificasse nello Stato di diritto. Anche oggi alcune Nazioni, che fanno parte dell’Unione, credono nei messaggi dei loro governanti, che presentano una realtà diversa da quella che viene interpretata dagli organi sovranazionali: Parlamento europeo, Commissione e Corte di giustizia europea. A questi governanti, che minano lo Stato di diritto nel loro Paese, si associano governanti di altri Paesi, e anche del nostro, che tendono, nell’indifferenza di molti cittadini, a indebolire i valori dell’ideale europeo, con gravi conseguenze nel futuro.

La Carta dei diritti fondamentali trae origine dalla Convenzione del 1950 del Consiglio d’Europa ed è stata inserita tra i valori dell’Unione a Nizza, nel 2000. Nel 2007, l’articolo 7 del Trattato di Lisbona ha attribuito alla Carta lo stesso valore dei Trattati. Nei sette capitoli della Carta l’Unione riconosce, per ogni uomo:1-la dignità; 2- la libertà; 3-l’uguaglianza; 4- la solidarietà; 5- la cittadinanza; 6-la giustizia; 7- la disciplina e l’interpretazione della Carta, i cui diritti corrispondono a quelli garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali.

Non a caso il Preambolo della Carta sottolinea che: “I popoli d’Europa, nel creare tra loro un’unione sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni”. Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri, come pure della comunità umana e delle generazioni future. Nel Trattato vi è l’affermazione che la Carta “sarà interpretata dai giudici dell’Unione e degli Stati membri”.

Scopo della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, che si compone di un preambolo e di 50 articoli, è quello di promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà, da parte delle persone con disabilità. A tal fine, la condizione di disabilità viene ricondotta all’esistenza di barriere di varia natura, che possono essere di ostacolo a quanti, portatori di minorazioni fisiche, mentali o sensoriali a lungo termine, hanno il diritto di partecipare, in modo pieno ed effettivo, alla società.

Il pilastro europeo dei diritti sociali mira a creare nuovi e più efficaci diritti per i cittadini. Si basa su 20 principi chiave, strutturati in tre categorie:
– pari opportunità e accesso al mercato del lavoro
– condizioni di lavoro eque
– protezione sociale e inclusione.

Il Pilastro europeo deve essere attuato a livello dell’Unione e degli Stati membri, nell’ambito delle rispettive competenze, tenendo conto dei diversi contesti socioeconomici e della diversità dei sistemi nazionali, compreso il ruolo delle parti sociali, e nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità.

L’articolo 3 del Trattato specifica inoltre che l’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli, e che, tra l’altro, rispetta la ricchezza delle diversità culturali e linguistiche e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo. La cittadinanza europea, sancita nell’art 9 del TUE, sottolinea che “È Cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro e ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. La cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce”.

Questo principio, sancito dai Trattati, rende illegittima una recente Legge italiana che sanziona un cittadino italiano che venga trovato alla guida di un’autovettura provvista di targa straniera, perché non riconosce la seconda cittadinanza europea. I valori della pace, della democrazia, dello Stato di diritto e la difesa dei diritti fondamentali rappresentano le basi su cui si fonda l’Unione europea. I cittadini dell’UE, interpellati attraverso lo Speciale Eurobarometro 479 sul Futuro dell’Europa (nel 2018), hanno affermato che i valori della democrazia, dei diritti umani, e dello Stato di diritto hanno la prevalenza sulla sua forza economica, industriale e commerciale e sul tenore di vita dei cittadini. Ma la democrazia non può essere data per scontata, deve essere sostenuta e difesa attivamente. I valori democratici si consolidano se i cittadini sono dotati di solide basi culturali.

L’illuminismo e le rivoluzioni liberali, estendendo il potere di voto a tutti i cittadini, hanno aumentato enormemente le responsabilità individuali perché l’espressione di voto di una persona informata ha lo stesso valore di una che non ha conoscenze. Va da sé che il risultato di una votazione con l’80% di persone consapevoli darà un risultato migliore di una votazione con l’80% di inconsapevoli. Si pone, in democrazia, anche il dovere della partecipazione. E, soprattutto in questo caso, il dovere riempie di significati il diritto, che risulterebbe sterile, senza la forza dell’impegno. Perché la partecipazione sia significativa, i cittadini devono essere anche in grado di formarsi una propria opinione, potendo compiere scelte elettorali in uno spazio pubblico in cui una pluralità di vedute possa essere espressa liberamente e in cui i media, il mondo accademico e la società civile possano svolgere, in libertà, il loro ruolo di stimolo di un dibattito aperto, libero da ingerenze indebite, siano esse nazionali o estere. La democrazia può prosperare solo in un clima in cui la libertà di informazione e la libertà di espressione siano rispettate, in linea con la Carta dei diritti fondamentali, consentendo a tutti di esprimere le proprie opinioni, indipendentemente dalla loro posizione critica nei confronti dei governi e di chi è al potere. È significativo che la Commissione e il Parlamento europeo si siano impegnati per un rafforzamento della resilienza democratica.

Una democrazia forte si basa sul coinvolgimento dei cittadini e su una società civile attiva, non solo in periodo di elezioni, ma in ogni momento. Cittadini impegnati, informati e responsabilizzati rappresentano la miglior garanzia per la resilienza delle nostre democrazie. La rivoluzione digitale ha trasformato la politica democratica e le campagne politiche. I veicoli informativi sono ora condotti, non solo porta a porta, sui manifesti, alla radio o sugli schermi televisivi, ma anche online. Per rispondere alle nuove sfide poste dalla società dell’informazione, la Commissione europea, attraverso il suo Piano d’azione per la democrazia (COM (2020) 790) e nel Programma Diritti e valori (COM(2018) 383)suggerisce:

– L’utilizzo dei fondi strutturali dell’UE per finanziare progetti rivolti alla la società civile, in grado si sviluppare capacità e infrastrutture istituzionali/amministrative, a favore dell’impegno civico deliberativo, e della partecipazione politica.

– Sfruttare i fondi dell’UE e le opportunità nel quadro della Strategia dell’UE per la gioventù, dell’Educazione alla cittadinanza, del Programma Europa creativa, e dell’Agenda per le parità opportunità, per promuovere l’accesso alla partecipazione democratica e la fiducia nella democrazia, soprattutto da parte dei giovani.

– Combattere l’incitamento all’odio e promuovere il rispetto nel dibattito pubblico, attraverso l’estensione dell’elenco dei reati dell’UE ai crimini d’odio e all’incitamento all’odio

La libertà e il pluralismo dei media, sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali sono indispensabili per le nostre democrazie e la presenza di mezzi di informazione liberi e pluralisti è fondamentale per sollecitare chi è al potere a rendere conto del proprio operato e per aiutare i cittadini a prendere decisioni informate. Soprattutto la scuola ha un ruolo importante nel combattere la disinformazione e la cattiva informazione, sostenendo e potenziando il pensiero critico, che rappresenta la reale capacità di aiutare i giovani a:
– navigare nell’ambiente delle notizie;
– individuare i diversi tipi di media e il loro funzionamento;
– conoscere in maniera critica i social network;
– adottare decisioni informate.

Le competenze in materia di analisi dei media aiutano i cittadini a verificare le informazioni, prima di condividerle, capire chi vi è dietro, il motivo della loro trasmissione e il loro grado di credibilità. L’alfabetizzazione digitale, oggi necessaria, consente alle persone di partecipare in modo corretto, sicuro ed etico all’ambiente online, sempre più presente e diffuso.

Attraverso la cultura e la conoscenza è più facile contrastare la disinformazione e il ricorso all’incitamento all’odio e, attraverso la promozione di dibattiti politici aperti, è possibile ottenere per un’efficace partecipazione ai processi democratici. Oltre il 40% dei giovani, interpellati attraverso l’Eurobarometro, ritiene che il pensiero critico, l’interpretazione dei media e i doveri richiesti dal processo democratico non siano insegnati in misura sufficiente a scuola.

In tale contesto, promuovere l’educazione alla cittadinanza è essenziale, per garantire che i giovani siano dotati delle competenze sociali e civiche per essere aperti, pensare in maniera critica e prendere parte, con consapevolezza, alle dimensioni diversificate della società. In questa prospettiva, garantire la libertà accademica delle università e rafforzare l’istruzione (dal latino instruere, costruire) e l’insegnamento (dal latino in signum, lasciare dei segni) nei vari livelli dell’istruzione, rappresentano il fulcro di tutte le politiche, in materia di educazione alla democrazia, a livello dell’UE.

Il Parlamento europeo e la Commissione, attraverso i programmi e i finanziamenti, in particolare con i Diritti e valori e Erasmus + , proposti per il periodo 2021-2027 intendono intensificare gli sforzi per sostenere la società civile nelle azioni di contrasto alla disinformazione e nel rafforzamento della democrazia, attraverso la creazione di nuove azioni e di pubblici dibattiti.

*Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’ abbigliamento e ha insegnato economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è membro del CDA di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica.  Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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