Smartworking a Bergamo: tra 100 e 110 mila auto in meno per ogni giorno di lavoro da remoto - BergamoNews
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Smartworking a Bergamo: tra 100 e 110 mila auto in meno per ogni giorno di lavoro da remoto

I risultati complessivi dello studio saranno presentati giovedì 15 aprile 2021 alle 11 nel webinar organizzato da World Capital “Lo smart working rende gli uffici vulnerabili: cosa succederà in futuro?”

Lo smartworking fa bene al traffico e all’ambiente. Secondo le stime della società di analisi dati Intwig, a Bergamo le automobili che restano in garage sono tra le 100 e le 110 mila per ogni giorno di lavoro agile. Il dato si evince dai numeri: nella nostra provincia su 482mila occupati oltre 160mila stanno lavorando in smartworking e di questi il 68% raggiungeva abitualmente il luogo di lavoro in automobile. Lavorando da remoto il risparmio è servito: di traffico, polveri sottili, tempo.

A livello nazionale, la stima della società di data management arriva a 5 milioni di automobili in meno, un traffico privato radicalmente ridimensionato con effetti molto positivi sulle emissioni.

Si riducono i flussi, non solo veicolari, da e verso le città e le aree metropolitane. Meno auto e persone in circolazione significa anche un forte impatto sui servizi e sull’organizzazione delle città.

È ragionevole pensare che lo smartworking porterà a sviluppare sia nuove strategie aziendali che innovativi modelli di sviluppo del territorio. L’impatto più forte potrebbe essere proprio sulle piccole e medie imprese – molte delle grandi hanno già consolidato un’organizzazione agile – e sulle periferie delle aree urbane.

“Le aziende che sceglieranno di organizzare il lavoro in modo agile, anche in modalità mista tra presenza fisica e remota – commenta Aldo Cristadoro amministratore delegato di Intwig – avranno la possibilità di attingere ad un più ampio bacino di talenti, prima difficilmente raggiungibili. Prima della pandemia una piccola e media impresa della provincia era meno attrattiva di una della grande città, Milano per esempio. Oggi può essere diverso: la distanza fisica è sempre meno una barriera alla circolazione delle competenze. Quanto allo sviluppo del territorio, potrebbero essere proprio le aree più periferiche ad avere i maggiori vantaggi dal lavoro da remoto. Se si sapranno pensare e sviluppare luoghi funzionali allo smartworking – connessi, orientati all’innovazione, creativi – questi faranno da argine allo spopolamento e all’abbandono delle aree più svantaggiate”.

La ricerca

La pandemia ha modificato radicalmente il modo di vivere e lavorare. Nel giro di un anno i numeri dello smartworking sono aumentati esponenzialmente: stando ai dati dell’Osservatorio smartworking del Politecnico di Milano nel 2019 gli italiani che operavano da remoto erano circa 570mila mentre ad aprile di quest’anno Intwig stima che si sia superata la quota di 7,5 milioni, pari a un terzo degli occupati. Una crescita di oltre 13 volte che oggi spinge le aziende a interrogarsi sulle opportunità di questa nuova modalità di lavoro e sulle prospettive future.

Per sondare l’opinione degli italiani e dei lavoratori sullo smartworking e le relative aspettative oltre l’emergenza, Intwig ha condotto una ricerca coinvolgendo 3.000 cittadini dai 18 ai 75 anni. Dall’indagine – un campione di 3.000 intervistati di cui 1.500 occupati, tra i 18 e i 75 anni) emerge che il 45% degli intervistati valuta lo smartworking molto positivamente e il 32% in maniera abbastanza positiva: un totale di 77% di giudizi positivi a cui fanno da contraltare il 20% di valutazioni negative.

In particolare, ad apprezzare la possibilità di svolgere il proprio lavoro in una sede diversa da quella dell’azienda sono soprattutto le donne e i giovani e, in generale, le persone che si si trovano in una condizione socioeconomica più elevata. Secondo i dati Intwig, inoltre, per il 41% degli intervistati lo smartworking contribuisce a migliorare la qualità del lavoro. 

Tra le ragioni che portano a preferire il lavoro da remoto: il tempo risparmiato negli spostamenti. Grazie allo smartworking, infatti, si risparmierebbe in media un’ora al giorno dedicata solitamente allo spostamento casa/lavoro.

Per quanto riguarda le aspettative, l’82% si aspetta che tra 5 anni lo smartworking rimarrà come modalità lavorativa. Di questi, il 49% ritiene che in futuro si lavorerà più da remoto che in ufficio, mentre il 28% pensa che prevarrà la presenza in sede.

Idealmente, il 27% degli intervistati lavorerebbe da remoto 3 giorni a settimana, il 23% due giorni, mentre il 21% sarebbe disposto a stare smart working per l’intera settimana lavorativa. Altro dato interessante: il 24% di coloro che attualmente non possono svolgere il proprio lavoro interamente da remoto sarebbe disposto a guadagnare di meno per uno smart working di 5 giorni a settimana.

I risultati della ricerca saranno presentati quest’oggi nell’ambito del webinar “Lo smartworking rende gli uffici vulnerabili: cosa succederà in futuro?” organizzato da World Capital.

Iscrizione gratuita: https://www.worldcapital.it/iscrizione-webinar-smartworking/ 

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