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Barbui: "Come funziona il vaccino monodose Johnson & Johnson" - BergamoNews
L'intervista

Barbui: “Come funziona il vaccino monodose Johnson & Johnson”

Efficacia, somministrazione, reazioni e “impatto sostanziale sulla campagna vaccinale”, spiega Tiziano Barbui, direttore From, tra i top 50 Italian scientists di Medicina e Immunologia

Tra pochi giorni sarà disponibile il vaccino Johnson & Johnson. Dopo Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca-Oxford, quello prodotto della multinazionale americana Janssen (che controlla Johnson & Johnson) è il quarto vaccino contro il Covid-19 approvato dall’Ema, l’ente europeo di farmacovigilanza (11 marzo scorso) e dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Attualmente, il vaccino Johnson & Johnson è somministrato solo negli Stati Uniti e in Sudafrica, ma è stato approvato anche in Canada.

In Italia le prime inoculazioni, stando alle dichiarazioni del commissario per l’emergenza, generale Figliulo, saranno dal 19 aprile 2021.

Tre le novità destinate ad avere un importante impatto sulla campagna vaccinale. Il vaccino Johnson & Johnson è monodose, somministrabile per tutte le classi di età a partire dai 18 anni e si conserva facilmente a temperatura di frigorifero. Quanto all’efficacia, il vaccino Johnson & Johnson va dal 77% all’85%. Di poco conto le reazioni avverse registrate sin d’ora, tra cui dolore in sede di iniezione, cefalea, tosse, stanchezza come si legge sul riassunto delle caratteristiche del prodotto sul sito dell’Aifa (https://bit.ly/3uBxUhr)

La Commissione Europea, che sta contrattando ed acquistando i vaccini contro il Covid-19 per tutti i paesi dell’Unione, ha acquistato 200milioni di dosi (e ne ha opzionate altrettante) con una prima consegna di 55 milioni di dosi tra aprile e giugno. Di queste, all’Italia dovrebbero arrivarne 7,3 milioni di dosi.

Alla viglia del nuovo arrivo, che porta con sé l’aspettativa di una decisa accelerata della campagna vaccinale, abbiamo fatto il punto con il professor Tiziano Barbui, direttore scientifico From Fondazione di ricerca dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, fondatore del dipartimento di Ematologia agli Ospedali Riuniti di Bergamo dove è stato direttore e primario dal 1981 al 2008. Già presidente della Società nazionale di Ematologia, Tiziano Barbui è tra i top 50 Italian scientists nel settore della Medicina e della Immunologia.

“La premessa è su come funziona un vaccino – chiarisce Tiziano Barbui – Quando siamo esposti ad un’infezione, batterica o virale, il nostro sistema immunitario reagisce con la produzione di anticorpi che circolano nel sangue e in tutto il nostro organismo. Gli anticorpi sono come soldati che difendono l’organismo dall’attacco di un virus. Ogni qualvolta il medesimo virus si presenta, l’organismo lo riconosce e lo distrugge rendendo il soggetto immune dalla malattia oppure, se le cose non vanno tutte come dovrebbero, minimizzandone gli effetti. I vaccini riproducono questo processo che avviene quando abbiamo una infezione. Lo scopo del vaccino è istruire il nostro sistema di produzione anticorpale, il sistema immunitario, a riconoscere il Covid-19 e a distruggerlo o ad attenuarne la pericolosità. Cioè l’organismo deve venire a contatto con forme attenuate e non patogene del virus o sue parti rese innocue e non in grado di produrre malattia ma nello stesso tempo capaci di essere riconosciute dal nostro organismo come estranee e quindi meritevoli di essere distrutte con anticorpi e cellule deputate alla difesa”.

La tecnologia del nuovo vaccino Johnson & Johnson è la stessa AstraZeneca-Oxford.

I vaccini non funzionano tutti allo stesso modo. Il vaccino Pfizer-BioNTech introduce nell’organismo un frammento di RNA-virale della proteina spike, che è il principale meccanismo che il virus utilizza per infettare le cellule bersaglio; il Moderna introduce invece un frammento di DNA. Il vaccino Johnson & Johnson così come quello di AstraZeneca-Oxford utilizzano invece un vettore virale (adenovirus che ciascuno di noi ha incontrato nella vita senza averne problemi), che porta la proteina spike, come un cavallo di Troia, nelle cellule deputate a produrre anticorpi e a istruire altre cellule a mantenere la memoria immunologica in caso di futuri incontri. Ma attenzione: il sistema immunitario non risponde sempre nello stesso modo e con la stessa efficacia in tutti i soggetti.

Ci spieghi meglio.

Lo stato immunitario della persona è molto importante. Purtroppo, in alcuni pazienti questo meccanismo innato di difesa viene compromesso per un tumore, leucemie e linfomi, farmaci immunosoppressori, cosicché non è in grado di rispondere in modo adeguato. La debolezza della risposta immunologica può essere un problema. Questo vale per tutte le vaccinazioni. Il Lancet di questi giorni ha affrontato questo tema (COVID-19 vaccines for patients with haematological conditions, 31 marzo 2021) concludendo che non tutti i pazienti riescono a generare una potente risposta immunologica contro i virus, Covid-19 compreso, e di ciò bisogna tenere conto anche per dare una corretta informazione al paziente. In ogni caso, anche questi malati devo essere vaccinati poiché si prevede che così l’eventuale malattia virale avrà un decorso meno violento e maggiormente superabile.

Quanto è efficace il vaccino Johnson & Johnson?

Al di là delle percentuali emerse dagli studi clinici nella fase di test ciò che è necessario ribadire è che non ci si può attendere che un vaccino garantisca una protezione del 100%. La risposta dell’organismo è molto eterogenea. Sani o malati, giovani o anziani le risposte immunitarie dei soggetti sono molto diverse ma sempre efficaci. Il vaccino Johnson & Johnson ha dimostrato di esserlo già con un’unica dose.

Cosa significa che il vaccino Johnson & Johnson è monodose?

Per indurre un’alta produzione anticorpale possono servire due dosi somministrate a distanza di 2-3 settimane, come nel caso dei vaccini Pfizer-BioNTech e AstraZeneca-Oxford. Oppure, come nel caso di Johnson & Johnson, i trial clinici hanno dimostrato una forte risposta immunitaria già dopo l’inoculazione di un’unica dose. Anche se non mancano le sorprese, come nel caso della Gran Bretagna.

Cosa è successo in Gran Bretagna?

Gli inglesi hanno usato AstraZeneca-Oxford, che una loro azienda farmaceutica. I trial clinici hanno previsto due dosi per massimizzarne l’efficacia. Ma già dopo la prima inoculazione si è assistito al crollo della frequenza dell’infezione da Covid-19. Questo ha fatto la differenza sulla copertura vaccinale nel paese.

Si può dire che il vaccino Johnson & Johnson è più efficace di un altro?

I dati finora disponibili suggeriscono che tutti i vaccini sono efficaci per prevenire il Covid-19. La cosa più importante è vaccinarsi dal momento che contrarre l’infezione da SARS-CoV-2 è un rischio soprattutto in alcune persone più vulnerabili.

Che impatto avrà il vaccino Johnson & Johnson sulla campagna vaccinale nel nostro Paese?

Un impatto sostanziale sia per la logistica che per la sua attività. Johnson & Johnson si conserva alla temperatura di un comune frigorifero. Pfizer, diversamente, va conservato a temperature molto basse: basta una piccola interruzione della catena del freddo che il prodotto si danneggia. Nel caso di Johnson & Johnson il trial per studiarne l’efficacia ha riguardato pazienti con età superiore a 60 anni, diabetici e in casi in cui erano probabilmente presenti varianti dello stesso virus. L’efficacia è stata promettente poiché nessun individuo si è ammalato o ha richiesto di essere ospedalizzato.

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