Un salto nella “Montecarlo” orobica: il Casinò Municipale di San Pellegrino Terme e il fascino del Liberty - BergamoNews
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Un salto nella “Montecarlo” orobica: il Casinò Municipale di San Pellegrino Terme e il fascino del Liberty

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa in Valle Brembana

Fare un salto a Montecarlo senza uscire dai confini della provincia di Bergamo.

In una fase storica in cui i viaggi appaiono un’utopia, tutto ciò appare un sogno da coltivare a occhi aperti.

La vaga opportunità era però realizzabile ad inizio Novecento quando il Casinò Municipale di San Pellegrino Terme richiamava turisti e appassionati da tutto il mondo.

Vero e proprio gioiello del Liberty orobico, l’edificio venne realizzato in un periodo particolarmente florido per la cittadina brembana che vide in concomitanza la nascita anche del Grand Hotel.

Progettato da Romolo Squadrelli e costruito a cavallo fra il 1904 e il 1906, lo stabile aprì ufficialmente le proprie porte nel 1907 funzionando come casa da gioco per circa dieci anni prima.

La legge, emanata nel 1917 dall’allora ministro degli Interni Vittorio Emanuele Orlando e riguardante la chiusura dei casinò sul territorio italiano, colpì anche la struttura bergamasca che fu costretta a chiudere i propri battenti.

Riaperto a più riprese nel corso del XX secolo, il fabbricato dovette cessare ufficialmente l’attività nel 1946 vivendo in seguito una seconda giovinezza ospitando vari eventi e divenendo set per alcuni film di Federico Fellini e Mario Monicelli.

Posizionata a fianco della celebre stazione termale, l’opera di Squadrelli ha conquistato notorietà grazie anche alle due torrette che riprendono l’omologo monegasco ideato da Charles Garnier.

L’attuale aspetto non corrisponde tuttavia al progetto iniziale: nel corso dei lavori l’architetto milanese decise infatti di rinunciare a parte delle sue idee, puntando su un “filo rosso” che unisse gli spazi interni a quelli esterni.

A caratterizzare la facciata, decorata altorilievi in pietra artificiale, gruppi allegorici, mascheroni, elementi antropomorfi, busti umani, putti e motivi floreali, è il grande pennone in ferro di Alessandro Mazzucotelli sorretto dai telamoni, simboli di fatica.

Oltre a ciò spiccano ai lati della porta centrale spiccano gli altorilievi in cemento trattato “a cotto” realizzati da Giulio Croce e raffiguranti scene bacchiche; mentre alla base è possibile notare la presenza di un fregio dipinto con motivi di cervi volanti, esempio di “Art Noveau” e attribuito a Francesco Malerba.

Un tema che si ripete più volte negli spazi interni è sicuramente quello della joie de vivre” che è possibile rivivere negli affreschi dell’artista meneghino inseriti lungo il soffitto, così come nei rilievi di Tommaso Bernasconi, nelle sculture di Michele Vedani o nelle vetrate di Giovanni Beltrami e Giovanni Buffa attraverso una serie di richiami al luogo e alle proprietà delle sue acque.

Ciò che ancora oggi colpisce maggiormente i visitatori è però lo scalone che un tempo conduceva dall’area d’accoglienza agli spazi da gioco.

Una volta superati il salone centrale e la “Sala delle Lacrime” (così definita perchè in passato affollata dai giocatori disperati per le loro perdite), la struttura in marmo di Carrara si presenta con tutta la propria maestosità fra sculture bronzee e un lungo tappeto rosso che richiama i cuscini di feltro posti lungo i corrimani.

Benchè il Casinò Municipale abbia vissuto “numerose vite” nel corso della sua storia, esso conserva ancora oggi intatto tutto il suo fascino, permettendo a chi varchi la sua porta di immergersi per un istante in un mare di bellezza a volte sconosciuta.

Fonti

AA.VV.; Percorsi nel liberty a Bergamo e provincia; Bergamo; Provincia di Bergamo; 2002

AA.VV; Bergamo e le sue valli; Bergamo; Gruppo editoriale Flash; 1985

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