Esposta in basilica a Gandino la copia della Sindone stampata su lino coltivato in valle - BergamoNews
Il progetto

Esposta in basilica a Gandino la copia della Sindone stampata su lino coltivato in valle fotogallery video

La semina del campo di Gandino è avvenuta nell’aprile 2020, nel pieno della pandemia da Covid 19 che ha tragicamente colpito la Bergamasca e in particolare la Val Seriana e la Val Gandino. 

Sabato 10 aprile nella basilica di Gandino sarà esposta la copia della Sindone stampata su lino coltivato e tessuto in Val Gandino.
La Basilica è di norma aperta al culto dalle 8.30 alle 12 e dalle 15 alle 17. La copia della Sindone resterà esposta a Gandino sino al 4 maggio, giorno in cui dal 1506 si celebra la Festa della Sindone con una specifica celebrazione nel Duomo di Torino. In quell’occasione (pandemia e restrizioni permettendo), la copia dovrebbe essere ufficialmente affidata all’Arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia.

IL PROGETTO
Un progetto che unisce fede, devozione e tradizione, destinato a portare nel mondo un messaggio di speranza ma anche l’arte tessile senza tempo della Bergamasca. A partire dall’aprile 2020 è
cresciuto in Val Gandino il primo campo coltivato a lino, legato al progetto “Lino Val Gandino – il tessuto, la reliquia del mondo”. Si tratta di un’iniziativa locale che ha avuto riconoscimento e supporto dal Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS), unico centro al mondo ad essere ufficialmente riconosciuto dal Custode Pontificio della Sindone, a cui presta la propria attività di consulenza. L’iniziativa punta a ripristinare coltura e cultura del lino ed ha consentito di riprodurre copie certificate in scala 1:1 della Sacra Sindone.

L’INIZIATIVA
L’area, di proprietà della famiglia Torri, in cui sono stati messi a dimora i primi semi è situata a Gandino, in via Resendenza, a pochi passi dal Convento delle Suore Orsoline, che qui furono fondate nel 1818. Il progetto “Lino Val Gandino” ha come capofila il Comune di Peia, affiancato dal Comune di Gandino e dal Distretto de “Le Cinque terre della Val Gandino”.
L’iniziativa, sostenuta concretamente da GAL Valle Seriana e dei Laghi Bergamaschi ed Uniacque, mette al centro una vocazione tuttora rintracciabile in precisi “luoghi della storia”. La coltivazione del lino è presente da secoli in Val Gandino, come confermano studi realizzati nel 2009 dal compianto geom. Ivan Moretti, che lavorò al recupero ambientale della “Pozza del Lino”, posta in località Pizzo in comune di Peia e legata, non a caso, ai traffici dei mercanti ed alla “Via della Lana”.
Anche qui vi sono proprietà della famiglia Torri, dedita sin dal diciannovesimo secolo alla tessitura di lana, lino e canapa. L’azienda di famiglia, oggi Torri Lana 1885, è una delle più antiche realtà tessili della Valle. La semina del campo di Gandino è avvenuta nell’aprile 2020, nel pieno della pandemia da Covid 19 che ha tragicamente colpito la Bergamasca e in particolare la Val Seriana e la Val Gandino.
Dopo la fioritura, visibile di fatto per un solo giorno, il 5 agosto 2020 è avvenuto il raccolto. È stato coltivato lino della varietà Eden grazie alla disponibilità dell’agricoltore Clemente Savoldelli ed al supporto di Angelo Savoldelli, responsabile didattica della Comunità del Mais Spinato di Gandino, coadiuvato da un gruppo di giovani volontari di Gandino e Peia.

FILATURA E TESSITURA
Il lino, fibra fra le più nobili conosciuta nell’Antico Egitto e nel Medio Oriente, in Bergamasca ha sviluppato nei secoli la storica realtà del Linificio Canapificio Nazionale, che ha tuttora sede a Villa d’Almè. Fondato nel 1873, oggi il Linificio e Canapificio Nazionale è controllato al cento per cento dal Gruppo Marzotto, che arricchisce la sua gamma nell’abbigliamento e nell’arredo casa. Grazie alla consulenza di Giorgio Rondi, il Linificio Canapificio Nazionale ha seguito la filatura del lino per trama ed ordito.

Nella gestione del progetto ci si è prefissati di realizzare un filato il più sostenibile possibile unendo tradizione e innovazione. Si è seminato e coltivato in modo antico (senza operazioni meccaniche o trattamenti fitosanitari) e filato su macchine tecnologicamente avanzate, ma nel modo più tradizionale possibile e senza chimica. Il ciclo colturale, favorito dal meteo, non ha comportato particolari problematiche sino alla fioritura. Solo le erbe infestanti, sviluppatesi in seguito, hanno complicato lo strappo degli steli, rigorosamente manuale.

La successiva macerazione è stata accelerata dalle piogge di agosto ed a settembre è stata avviata la fase industriale di filatura. Il Linificio Canapificio Nazionale si è appoggiato alle realtà di “Terre de Lin” (Normandia) per le operazioni di separazione della fibra dal canapulo e la pettinatura con confezione in nastro. L’eterogeneità della fibra ha comportato un notevole lavoro di omogeneizzazione in fase di preparazione, con accoppiamenti ed affinamento dei nastri”. Per arrivare alla tessitura è stato necessario ricavare due titolazioni, Nm20 e Nm39, dove per “Nm” si indicano i chilometri di filo presenti su una rocca da un chilogrammo. Già alla fine del secolo scorso il Linificio aveva collaborato alla produzione di un tessuto per realizzare copie della Sindone, utilizzando tecniche il più possibili simili a quelle adottate 2000 anni fa. La complessità, allora come oggi, non stava nel reperire la materia prima della zona (Egitto, Siria) o nel tessere su telaio manuale, bensì nel processo di trasformazione della fibra in filato.

A novembre 2020 il filato è stato preso in carico da Torri Lana 1885, che ha avviato la tessitura nella propria storica sede produttiva, sita nel fondovalle fra Gandino e Peia, all’imbocco della Via della Lana. L’ordito è stato realizzato con filato lino 1/8 bianco Nm 39 con riduzione di 36 fili al centimetro. Per la trama si è utilizzata una titolazione Nm20, mentre l’armatura è una lisca di pesce di 32/33 gradi sull’asse longitudinale. Il peso del tessuto è di circa 230 grammi al metro quadro, un risultato ottimale (anche per lucentezza) rispetto a quello della Sacra Sindone originale.

LA STAMPA
Il Museo della Sindone di Torino, in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone, ha sovrinteso alle fasi di stampa realizzate presso la sede EFI Reggiani di Grassobbio, fra le massime aziende al mondo per la stampa tessile analogica e digitale. La stampa dei teli in scala 1:1 (mt. 4,41 x 1,13 le misure della Sindone originale) prevede l’utilizzo di una macchina da stampa digitale ad altissima risoluzione per restituire tutti i dettagli del tessuto originale, al punto che il “file” necessita della memoria di un intero PC per essere gestito.

Le repliche, certificate dal Museo della Sindone in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone, verranno distribuite in diverse chiese nel mondo. Reggiani nacque nel 1946, divenendo in breve tempo polo di eccellenza riconosciuto a livello mondiale per sviluppo e produzione di macchine tessili. Nel 2015 è stata acquistata dalla multinazionale americana EFI ed è oggi leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine da stampa (analogiche e digitali) e linee di pre e post trattamento dei tessuti. Per le riproduzioni della Sindone è stato scelto il processo della stampa a pigmento, che garantisce risultati di stampa di estrema accuratezza nei dettagli e nelle sfumature, unita ad incredibili prestazioni di durata nel tempo dei colori.
Per ottenere un risultato ottimale si è partiti dalla campionatura del volto in sei diverse varianti, al fine di identificare il risultato più aderente possibile all’originale. La sfida rispetto a una normale stampa è stata l’impossibilità di confrontarsi con l’originale per leggere con gli strumenti a disposizione il colore effettivo da andare a riprodurre. In questo ha aiutato l’esperienza dei tecnologi ed esperti di stampa dell’azienda e la loro profonda sensibilità al colore e alla sua riproduzione in digitale. Il macchinario utilizzato è denominato TERRA Gold che insieme all’omonimo processo di stampa a pigmento elimina la necessità di vaporizzo, lavaggio e post trattamento del tessuto. Essendo un processo corto, consente di ridurre sensibilmente i consumi di acqua, energia e prodotti chimici, facendone anche una soluzione all’insegna della sostenibilità ambientale.

LA SACRA SINDONE
La Sindone è il tessuto più studiato al mondo, almeno dal 1898, con la celeberrima fotografia scattata da Secondo Pia, che notò nel negativo l’immagine impressa nel Sacro Lino. È un lenzuolo molto antico, che ha sicuramente avvolto un cadavere con una serie di ferite che nessuno può non collegare al racconto evangelico della crocifissione di Gesù di Nazareth. Le probabilità che si tratti di lui sono ragionevolmente alte. La Sindone era di proprietà dei Savoia, che la portarono in Piemonte, nel 1576, da Chambery. Una scelta di cui fu “complice” il pellegrinaggio votivo voluto da San Carlo Borromeo dopo l’epidemia di peste che aveva colpito Milano, Bergamo e Brescia. È tuttora conservata nel Duomo di Torino, lasciata in eredità da Umberto II di Savoia al Papa, con l’obbligo di tenerla nel capoluogo piemontese”.

Quest’ultimo elemento, così come le ragguardevoli dimensioni di mt. 4,41 x 1,13, rende quasi una necessità il progetto di creazione delle repliche certificate. La Sindone è un’immagine riconosciuta dai cattolici, dagli ortodossi e anche dal mondo musulmano. Le ostensioni a Torino sono poche, poiché il lino tende ad ingiallire se esposto per troppo tempo alla luce. Ecco allora che la possibilità di fare copie certificate su un supporto adeguato permette di soddisfare le aspirazioni di tanti fedeli. Le copie della Sindone diventeranno strumento di promozione anche attraverso l’apposizione di un Qr Code digitale che rimanderà ad un sito specifico. Fra le prime destinazioni va segnalata quella relativa al Museo della Bibbia di Washington (Stati Uniti), dove un’apposita sezione dedicata alla Sindone verrà inaugurata nella primavera 2022, dopo il rinvio reso necessario dalla pandemia.

UNA MISSION DALLE ORIGINI ANTICHE
Il progetto Lino Val Gandino prevede la realizzazione di un percorso storico che toccherà la Via della Lana, passando dall’agro di via Resendenza, dalla via Carducci in comune di Gandino, dalla via Ca’ Fragia in comune di Peia per raggiungere la Pozza del Lino. Ci saranno luoghi di sosta con punti informativi per documentare la storia passata e presente della tessitura in Val Gandino, ma anche forti connessioni con il Museo della Basilica di Gandino e il Museo del Tessile di Leffe.
Nel primo caso, oltre ad alcuni macchinari antichi, è disponibile una delle maggiori collezioni al mondo di tessili, pizzi e merletti religiosi. A Leffe è invece presente una filiera tessile completa, a partire dalle piante tessili, che propone macchinari d’epoca funzionanti e un’efficace aula didattica multimediale.
I fili della storia che legano il progetto del Lino Val Gandino al territorio sono innumerevoli. Basti pensare che annessa alla sede di Torri Lana 1885 c’è l’antica “ciodera”, fra gli ultimissimi esemplari di stenditoio per l’asciugatura dei tessuti presenti in Italia, “Luogo del Cuore del FAI”.

La stessa famiglia Torri è stata protagonista, attraverso Emma Torri e il marito Mario Franchina, dell’arrivo in Val Gandino, al Santuario della Madonna d’Erbia di Casnigo, della veste talare di S. Giovanni Paolo II Papa. A Gandino si conserva invece il Saio Reliquia di S. Padre Pio da Pietrelcina, sin dagli anni ’40 donato dai Cappuccini a una famiglia gandinese fornitrice di pannilana.

UNA STORIA CHE SA DI MUSICA
Legato alla Sindone è anche il compositore gandinese Qurino Gasparini (1721-1778) divenuto maestro di cappella del Duomo di Torino. A renderlo celebre il fatto che il mottetto da lui composto “Adoramus te, Christe”, fu per oltre un secolo attribuito a Wolfgang Amadeus Mozart ed addirittura inserito nel celeberrimo catalogo Köchel (codice K327), riferimento fondamentale per la produzione del grande salisburghese. Il brano fu probabilmente ascoltato e trascritto su alcuni fogli da Leopold Mozart, padre di Wolfgang. Fogli finiti poi fra le carte del compositore, con conseguente errata attribuzione del brano, rivelata nel 1922 da Hermann Spiess, maestro di cappella a Salisburgo, attraverso uno studio pubblicato sulla rivista organistica tedesca “Gregorius Blatt”.

Mozart fu allievo di contrappunto di G.B. Martini come Gasparini che si incontrò con i Mozart al più tardi nel 1771, a Torino. Alcune produzioni artistiche di Quirino Gasparini sono strettamente legate al tema della Passione di Cristo e alla Sacra Sindone. Il citato “Adoramus Te, Christe” attribuito a Mozart, fa parte per esempio dei Responsori del Venerdì Santo, composti per l’adorazione della Croce. In evidenza anche i “Mottetti per le Rogazioni” alla Sacra Sindone, composti da Gasparini nel maggio 1766, i cui manoscritti sono conservati presso il Fondo Musicale della Cappella dei Cantori di Torino. Si tratta di una serie di 4 mottetti: “Sicut cervus”, “Sicut cedrus”, “Aspice Domine” ed il conclusivo “Tuam Sindonem veneramur”.

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