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Con Aquilino Rota se ne va un instancabile suscitatore di iniziative per la Valle Imagna - BergamoNews
Persone e paesi

Con Aquilino Rota se ne va un instancabile suscitatore di iniziative per la Valle Imagna

Un generoso e instancabile suscitatore di manifestazioni, di tutto ciò che potesse favorire la conoscenza della storia della Valle, la sua identità, fiero sempre delle radici di provenienza

Scriveva, scriveva e poi ancora scriveva.

Ma prima si preparava, studiava, faceva ricerche con la cura, la diligenza, lo zelo di chi non vuol lasciare alcun punto interrogativo aperto. Un meticoloso a oltranza.

Aquilino Rota era un volto noto in tutta la Valle Imagna e anche oltre: è morto nel pieno dei suoi molteplici interessi di uomo che, arrivato alla pensione, ha potuto dedicarsi a quello che aveva fatto, cercato, perseguito promosso per tutta la sua vita, terminata quando nessuno se l’aspettava così prematuramente e soprattutto quando avrebbe potuto dare ancora molto alle iniziative di promozione in qualsiasi campo, a 360 gradi, purché si facesse.

Un generoso e instancabile suscitatore di manifestazioni, di tutto ciò che potesse favorire la conoscenza della storia della Valle, la sua identità, fiero sempre delle radici di provenienza. A suo modo anche un romantico nella difesa dei valori e delle caratteristiche del “valdimagnino”. Da qui la vastità dei suoi interessi: dalla scrittura alla partecipazione a qualsiasi evento, in qualsiasi angolo della Valle, da Almenno fino ai piedi del Resegone, a Brumano e a Fuipiano. Ci fosse un concerto, meglio ancora se di musica e canto popolari, una serata culturale, un dibattito, lui, Aquilino c’era. E non si limitava ad ascoltare.

Preparato, informato e aggiornato su tutto, con una vivacità intellettuale sorprendente, Aquilino interveniva, portava la sua visione, il suo contributo personale, che era comunque sempre un arricchimento del progetto, della materia in discussione, del “cosa si potrebbe fare” per sfociare nella concretezza operativa. Un carattere caparbio, volitivo, che non mollava facilmente la presa, convinto e coerente con le sue idee e schierato nel difenderle, ma sempre disponibile e pronto al confronto, anche serrato. Il suo era uno stile garibaldino, ironico e sarcastico all’occorrenza, sagace e pungente, con sguardo lungo sul futuro e nel valutare l’azione dei responsabili a vario titolo. Uno che sapeva chiedere scusa, con un sorriso che risolveva ogni controversia.

Si accalorava nei dibattiti, mai rassegnato alla passività: spaziava dalla religione alla politica, sostanziando comunque per quanto poteva con il rigore della ricerca che era il suo obiettivo finale, pronto a mobilitarsi per ogni causa in cui credeva. Quando si varava qualcosa con i relativi incontri, non c’era bisogno di convocarlo: arrivava spontaneamente, proprio perché tenacemente legato a ogni spunto che potesse tener viva la “valdemagna”. E con questa prospettiva sempre alta e tesa davanti a sé, interveniva con scritti ovunque: su riviste locali e bergamasche, sul notiziario parrocchiale di Rota Imagna, su testate online.

Aquilino Rota

Non era stata su scale di velluto la sua esistenza: nato a Disderoli, ultima frazione di Locatello, ai confini con Fuipiano, era il quinto di 13 figli, 8 dei quali ancora viventi. Il papà operaio alla Dalmine, per 20 anni ai forni, poi emigrato per 5 anni anche in Belgio negli anni Cinquanta, quando ancora non arrivava la strada di proseguimento verso Fuipiano, dove già salivano comunque colonie estive. Anni magri, di fatiche, di disagi, dove bisognava stringere i denti per sbarcare il lunario e far studiare i figli.

Aquilino s’era fatto una bella formazione, aveva insegnato Lettere per alcuni anni, poi s’era stabilito – professionalmente – a Milano: un duro pendolarismo, in una continuità di sacrifici, poi la laurea dei due figli, entrambi con posti di responsabilità ed esperienze internazionali. Tra le svariate iniziative per le quali si è messo in campo, sempre in prima fila, sono da ricordare alcuni raduni delle famiglie Rota, conclusi e sottolineati con la posa di targhe commemorative al santuario della Cornabusa, punto di riferimento ricorrente per diversi eventi, a testimonianza della sua pluralità di attenzioni. Resterà vivo in molti il ricordo della sua smisurata dedizione a tutto ciò che era innanzi tutto riconducibile alla “sua” Valle Imagna, per la quale s’è speso fino a quando la sofferenza ha avuto il sopravvento sulla sua gagliardia fisica e intellettuale.

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