Un salto verso Tokyo, il sogno di Emmanuel Ihemeje: “Voglio tornare a vestire la maglia azzurra” - BergamoNews
L'intervista

Un salto verso Tokyo, il sogno di Emmanuel Ihemeje: “Voglio tornare a vestire la maglia azzurra”

Dopo anni difficili vissuti fra la Francia e gli Stati Uniti, il portacolori dell'Atletica Estrada ha ritrovato fiducia nei propri mezzi all’interno degli impianti della prestigiosa University of Oregon

Carrara, Reims, Los Angeles, Eugene: sono queste alcune delle tappe della carriera di Emmanuel Ihemeje, promessa del salto triplo bergamasco.

Cresciuto a Verdellino, il 22enne orobico ha stupito il mondo dell’atletica italiana aggiudicandosi le finali di NCAA e firmando la quarta misura di sempre a livello tricolore.

In grado di rimettersi in gioco dopo anni difficili vissuti fra la Francia e gli Stati Uniti, il portacolori dell’Atletica Estrada ha ritrovato fiducia nei propri mezzi all’interno degli impianti della prestigiosa University of Oregon, migliorando il record dello stato.

Iscritto alla facoltà di biologia, Ihemeje trascorre il proprio tempo fra libri e allenamenti inseguendo il sogno di vestire la maglia azzurra alle prossime Olimpiadi, un’utopia che potrebbe a Tokyo potrebbe tramutarsi in realtà.

Il 12 marzo scorso, sulla pedana di Fayetteville, lei è atterrato a quota 17,26 metri vincendo le finali di NCAA e cogliendo il pass olimpico. Questo risultato le ha cambiato la carriera?

Diciamo che è stato una rampa di lancio che mi sta proiettando nell’atletica che conta davvero. Essere nella top five attuale è una responsabilità enorme.

Cosa ha pensato quando ha visto sul tabellone comparire quella misura?

A primo impatto, non appena ho letto la cifra 17, non ci ho più visto quindi ho scaricato tutta la gioia e l’emozione che tenevo dentro. Raggiungere quota diciassette metri era un sogno quasi svanito, ma ora ho imparato a credere veramente in me stesso.

Questo exploit è in realtà il risultato di una progressione che, già qualche settimana prima, l’aveva vista fissare il nuovo record dell’Oregon. Se l’aspettava di saltare così lontano?

Assolutamente no, con sei appoggi ho esordito a quasi sedici metri, con dieci appoggi ho battuto il record dell’UO con 16,41 quindi con dodici appoggi pensavo di atterrare attorno ai 16,60, tenendo in considerazione anche il clima dei Finals, massimo 16,80. Per raggiungere diciassette metri serviva un miracolo, a quanto pare sono andato io dal miracolo.

Questa misura le ha permesso inoltre di avvicinare fuoriclasse del salto triplo italiano come Fabrizio Donato e Daniele Greco. Qual è stata la reazione all’interno dell’atletica italiana di fronte a questo risultato?

Questo risultato ha sorpreso tutti noi, incluso il sottoscritto. Ho letto tantissimi bei articoli su di me, ma la cosa più importante è rimanere umili e continuare a lavorare sodo.

Facendo un passo indietro, lei è cresciuto all’interno dell’Atletica Estrada dove ha mosso i primi passi in questo sport. Prima di concentrarsi sul salto triplo, lei stato protagonista anche negli ostacoli. Perché ha scelto di puntare su questa specialità?

Già da piccolo mi piaceva il salto in lungo, poi un giorno il mio vecchio allenatore Paolo Brambilla ha deciso di farmi provare il salto triplo probabilmente per le mie doti. E, come dice il proverbio ‘Tentar non nuoce’. Eccoci qui ora

Un passo importante per il suo percorso di crescita sono stati i Campionati Europei Under 20 di Grosseto 2017, chiusi in sesta posizione. Quella è stata l’ultima volta che ha vestito la maglia azzurra. Quanto le manca la Nazionale?

L’ultima volta è stata appunto a Grosseto, un’esperienza mozzafiato che vorrei riprovare un giorno con la squadra assoluta

In quell’occasione hai avuto modo di incontrare l’ex campione iridato Teddy Tamgho, di entrare quindi nel suo team e trasferirsi in Francia. Durante l’esperienza in terra transalpina cosa ha avuto modo di imparare da un fenomeno come lui?

Ho avuto l’opportunità di imparare cos’è il salto triplo in sè, aspetti che non mi sarei mai immaginato che esistessero dietro a questa bella specialità. Teddy mi ha insegnato molto sportivamente e mentalmente. È come un fratello maggiore oggi.

Purtroppo negli ultimi anni non è riuscito però ad esprimersi al meglio. Cosa ha condizionato le sue prestazioni?

Gli infortuni: nel triplo sono sempre in agguato.

La sua vita è sempre stata per certi versi sempre con “le valigie pronte”. Dopo la Francia, si è trasferito negli Stati Uniti per studiare. Tutto ciò l’ha costretto a rimanere a lungo lontano dalla famiglia e dagli amici. Qual è il segreto per combattere la nostalgia di casa?

In realtà ho raggiunto la mia famiglia che nel frattempo si era trasferita qui negli States a Los Angeles, ma adesso sono in Oregon quindi la nostalgia non la sento così tanto. Il vero segreto è però FaceTime. Scherzi a parte, ci si ritrova quando si può.

Gli States sono riconosciuti probabilmente a livello mondiale come la patria degli sport universitari. Come si svolge l’attività agonistica all’interno degli atenei e quali sono le differenze rispetto all’Italia?

È tutto completamente diverso. Qui siamo seguiti sotto tutti gli aspetti, dagli allenamenti alla nutrizione, passando per terapie, scuola e lifestyle.

Il grande obiettivo stagionale è ora la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo. Quale sarà il percorso che l’accompagnerà alla competizione a cinque cerchi?

Continuare a lavorare bene con la squadra e crederci fino alla fine.

In conclusione, qual è il sogno di Emmanuel Ihemeje?

Per scaramanzia non si dice.

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