“La Tigre Bianca”: scegli il tuo destino e lotta per ottenerlo - BergamoNews
La lanterna magica di guido

“La Tigre Bianca”: scegli il tuo destino e lotta per ottenerlo

L'ambizioso e spietato autista di una ricca famiglia indiana sfugge con l'astuzia alla povertà e diventa un imprenditore di successo

Titolo: La Tigre Bianca

Regia: Ramin Bahrani

Genere: Drammatico, crime

Durata: 125’

Cast: Adarsh Gourav, Rajkummar Rao, Priyanka Chopra Jonas, Mahesh Manjrekar, Vijay Maurya

Programmazione: Netflix

Valutazione IMDB: 7.2/10

Nato in un povero villaggio del nord dell’India, Balram Halwai (Adarsh Gourav) inizia a lavorare come autista per Ashok (Rajkummar Rao), facoltoso e prepotente individuo di rango sociale più alto del suo e figlio di un importante magnate del carbone. Spinto dalla voglia di riscattarsi socialmente e di vendicarsi dei soprusi ricevuti in qualità di servo appartenente ad una casta bassa, l’astuto Balram riesce ad ingraziarsi il suo padrone, in modo da architettare un grande piano per vivere finalmente una vita degna di essere vissuta.

Lungometraggio indiano tratto dall’omonimo romanzo best seller di Aravind Adiga e vincitore del premio Booker nel 2008, “La Tigre Bianca” è un dramma che denuncia le forti disparità sociali che ancora oggi caratterizzano la società dello stato orientale. La storia è quella di un ragazzo normale nato in una delle zone più povere ed arretrate dell’India che, in completa controtendenza con quelle che sono le regole sociali e religiose, si ribella alla condizione impostagli dall’alto per seguire le sue vere aspirazioni.

Il valore pari a zero che la vita umana assume in queste condizioni, l’idea che la famiglia di nascita determinerà ogni azione fatta fino alla morte e lo stato di semi schiavitù a cui i meno fortunati devono sottostare per soddisfare norme sociali fuori dal tempo, saranno solo alcuni degli elementi che, in modo impietosamente crudo, ci verranno mostrati nella pellicola di Ramin Bahrani, già noto per “99 Homes” e “Fahrenheit 451”. Figlio di un ambiente cinematografico che solo raramente arriva nei nostri teleschermi, “The White Tiger” prosegue il meritato filone di successo che sta portando sempre più film orientali ad ottenere nomination e visibilità in occidente, candidandosi di diritto a successore dell’ormai immortale “Parasite” del sudcoreano Bong Joon-ho, pur partendo da soggetti completamente diversi.

Degno di nota all’interno del film sarà il cambio di passo netto che la narrazione assume a partire dalla metà della storia in cui Balram, stanco dalle continue vessazioni di chi ha l’unico merito di avere un conto in banca più grande del suo, inizia a riflettere su quanto quella che sta vivendo non sia altro che una grande recita dai ruoli fissi e dalla grande ingiustizia a cui, in un modo o nell’altro, dovrà sottrarsi.

In questo senso il titolo del film va inteso come una similitudine tra un animale che si dice nascere una sola volta per generazione e Balram stesso, in quanto intenzionato a rivoluzionare, seppure modestamente, la società ingiustamente classista indiana.

Prodotto di ottima fattura da vedere assolutamente in lingua originale, “La Tigre Bianca” è una grande avventura variopinta all’interno della tanto grande, quanto limitata, esistenza di un abitante di uno stato da più di un miliardo di abitanti.

Battuta migliore: “Sono soltanto qualcuno che si è svegliato, mentre voi altri ancora dormite”

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