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Schiavi, il sindaco più giovane d’Italia e la gestione del Covid: “Fare squadra aiuta” - BergamoNews
L’intervista

Schiavi, il sindaco più giovane d’Italia e la gestione del Covid: “Fare squadra aiuta”

Il primo cittadino di Onore: “Qui, grazie alla disponibilità di un’azienda, siamo riusciti a costruire valvole per adattare maschere da snorkeling in respiratori da donare agli ospedali di Lovere e Piario”

L’età è spesso un metro di giudizio. Pregiudizi legati alla “poca esperienza” e alla conseguente “immaturità” possono precludere la possibilità di trovare fiducia negli altri e raggiungere risultati importanti.

Michele Schiavi ha dimostrato che l’età è soltanto un dato anagrafico e, a soli vent’anni anni,  diventato sindaco di Onore, ha polverizzato ogni record.

Nonostante i numerosi impegni scolastici e le difficoltà legate alla pandemia da Coronavirus, il primo cittadino più giovane d’Italia non ha mai gettato la spugna, ponendo al primo posto l’impegno civico.

Cosa l’ha spinta a scendere nell’agone politico  al primo anno di università?

È stata sicuramente la passione perché ho iniziato a far politica a quattordici anni e ciò mi ha sempre spinto a investirci parecchio tempo. Poi sono convinto che ‘la buona politica’ consente di cambiare le cose concretamente e a favore degli altri.

Una volta eletto, qual è stata la reazione dei suoi cittadini, ma soprattutto dei suoi colleghi, probabilmente non abituati a vedere un ragazzo alla guida del proprio paese?

A parte un primo momento di stupore, considerato che ero candidato contro il sindaco uscente che cercava la riconferma e con cui avevano già un rapporto personale,  sono sempre stato considerato dai colleghi al loro pari, valutato per le mie competenze. Non c’è quindi mai stato un giudizio legato direttamente all’età, avendo sempre avuto con loro una collaborazione molto franca e schietta. Da parte dei cittadini di Onore ho notato soltanto qualche timore all’inizio, più che altro per il timore di mettermi in difficoltà con alcune richieste a cui non sarei riuscito a rispondere.

Non le è mai capitato di riscontrare giudizi negativi legati alla sua età?

Durante la campagna elettorale sì, perché più volte mi è capitato di sentirmi dire ‘vorrei votarti, ma secondo me sei troppo giovane’. Io ho sempre ribadito di giudicarci e sceglierci per il programma e per la squadra, tuttavia questa diffidenza è stata penalizzante prima dell’insediamento perché c’era chi temeva che non saremmo stati capaci di svolgere il nostro compito.

Mentre lei festeggiava la sua vittoria, il 26 maggio 2019 a Nusco veniva eletto uno dei sindaci più longevi d’Italia: Ciriaco De Mita. Quali segreti le piacerebbe carpire da un politico di lungo corso come l’ex presidente del Consiglio?

Quasi due anni fa ho avuto modo di partecipare a un’intervista doppia con lui molto divertente. Ho però notato come De Mita si fidi molto poco dei giovani in politica, anzi, di come ritenga che un ragazzo a vent’anni debba occuparsi di altro. Mi piacerebbe conoscerlo meglio, tuttavia ritengo che la politica sia cambiata negli ultimi decenni. Per questo motivo sono convinto che De Mita possa insegnarmi in merito a come funzioni la macchina amministrativa, mentre io potrei insegnargli qualcosa relativamente ai vantaggi della digitalizzazione e l’importanza dei social.

Nel corso di questi due anni di mandato, come è riuscito a conciliare il proprio impegno politico con quello accademico?

Il primo anno sono riuscito a conciliare il tutto al meglio, anche perché ho avuto compagni di università che mi hanno sempre aiutato a recuperare appunti e lezioni, risultando molto preziosi. Chiaramente sono stato obbligato a studiare di notte per sfruttare i pochi momenti liberi. Devo ammettere che poi l’emergenza Covid mi ha quasi reso impossibile conciliare i due impegni, in particolare nella primavera del 2020 perchè eravamo totalmente concentrati sulla gestione di una situazione devastante e tragica, soprattutto dal punto di vista umano e psicologico, oltre che economico. In quel periodo eravamo così presi dalle numerose mansioni da svolgere che non eravamo più in grado di distinguere i giorni feriali dai festivi, per cui pensare di studiare era utopico. Per il resto del tempo sono riuscito a trovare il mio equilibrio, affrontando l’università principalmente da ‘non frequentante’ e confrontandomi con i docenti prima degli esami.

Dal giorno della sua elezione, il mondo è purtroppo velocemente cambiato a causa dell’emergenza Coronavirus. Quali sono le difficoltà maggiori che ha incontrato durante il suo mandato?

Sono quasi convinto che non esistano ostacoli insormontabili: è infatti fondamentale provare sempre a superarli oppure ad aggirarli. È stato comunque un biennio particolarmente intenso: abbiamo trascorso i primi mesi a studiare quanto c’era da sistemare e fare una programmazione di medio-lungo termine. Quando tutto era pronto, ci siamo dovuti fermare a causa del Covid, ritrovandoci a dover affrontare aspetti che nemmeno i miei predecessori hanno mai avuto modo di incontrare. Ci sono stati infatti momenti di particolare scoraggiamento, in particolare all’inizio dell’emergenza quando ci siamo sentiti impotenti davanti alla situazione che ci circondava, non sapendo come rispondere alle esigenze dei nostri cittadini i problemi riscontrati, devo dire grazie alla mia squadra, alla coesione incontrata a livello territoriale, come dimostrato dall’attivazione di un unico centro d’intervento intercomunale che riunisce cinque paesi limitrofi e che ha permesso sia di coprire esigenze comuni, ma anche di offrire servizi che altri non hanno. Qui a Onore, per esempio, grazie alla disponibilità di un’azienda, siamo riusciti a costruire valvole necessarie per adattare maschere da snorkeling trasformate in respiratori da donare agli ospedali di Lovere e Piario.

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