Dati ires-cgil bergamo

Lavoro in Bergamasca, aumentano le donne occupate: ma resta ampio il divario di genere

Il Covid-19 spinge il lavoro delle donne in sanità e assistenza ma il divario di genere resta ampio. Peracchi, Cgil: “Bergamo meglio della Lombardia e del Paese nonostante tutto”.

Nel 2020 in provincia di Bergamo il tasso di occupazione si riduce di 0,7 punti, portandosi a 65,6, meglio della Lombardia (-1,5) e del dato nazionale (-1). Anche il tasso di disoccupazione cala, dal 3,5 al 3% ma per effetto della riduzione del numero di persone (dai 15 ai 64 anni) in cerca di occupazione che passano dai 17,8 mila del 2019 ai 15 mila del 2020.

L’occupazione decresce soprattutto nel commercio e nella riparazione di autoveicoli e moto (-2,3%), nell’alloggio e nella ristorazione (-3%), nell’agricoltura (-3,7%), nei servizi di informazione e comunicazione (-3,9%), nei trasporti (-6,5%), nel noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (-8,9%) e nelle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (-18,7%).
L’occupazione è invece in lieve crescita nel manifatturiero (+0,3%) e aumenta in modo sostenuto nelle costruzioni (+3,7%) e nella sanità e assistenza sociale (+9,7%).
“Complessivamente questi dati testimoniano come la perdita di occupazione nella nostra provincia sia stata più contenuta rispetto ad altre aree della Lombardia nonostante sia stata la più colpita dalla crisi sanitaria”, dichiara Gianni Peracchi, Segretario Generale Cgil Bergamo.

“La produzione industriale – continua Peracchiha tenuto meglio rispetto alla media regionale (-9,2%). Tuttavia, anche in quest’area i livelli produttivi del quarto trimestre sono stati inferiori rispetto allo stesso periodo del 2019 (-2,5%). Nello stesso periodo, secondo la Camera di Commercio, si è verificata una flessione occupazionale. Nel quarto trimestre 2020 gli addetti delle imprese private risultano in calo dell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, conclude Peracchi.

In base alle stime Istat sul mercato del lavoro per il 2020, gli occupati della provincia di Bergamo sono calati di circa 1.500 unità rispetto al 2019 (da 483,7 mila a 482,2 mila, considerando la media dei quattro trimestri dei due anni), per effetto di un aumento di 400 unità nella componente dei lavoratori indipendenti e una riduzione di 1.800 nei lavoratori dipendenti. “Tale dinamica è l’esito di movimenti di diversa direzione e intensità nei vari settori economici Se gli occupati aumentano nell’agricoltura, nelle costruzioni e nel commercio, la perdita occupazionale è concentrata negli altri servizi e riguarda anche le industrie in senso stretto”, spiega Peracchi a commento dei dati Ires-Cgil di Bergamo sui principali indicatori economici.
Sul fronte della pubblica amministrazione, in forte aumento è il numero dei posti di lavoro messi a concorso dagli enti territoriali della provincia di Bergamo, pari a 191 nel IV trimestre 2020, più del doppio di quanto rilevato nel III trimestre (80). Il trend in crescita è collegato soprattutto al contributo fornito dal sistema delle aziende del servizio sanitario locale, che ha messo a concorso complessivamente 97 posti di lavoro (erano 28 nel terzo trimestre)”.

UNO SGUARDO DI GENERE
La richiesta di lavoro nei settori della sanità e assistenza sociale, a impiego tipicamente femminile, spinge il dato relativo all’occupazione delle bergamasche. Nel 2020, sono state +5.400 le occupate a fronte di una diminuzione più sostenuta degli uomini (-6.800), in controtendenza rispetto alla dinamica nazionale, che ha visto la crisi sanitaria abbattersi prevalentemente sul lavoro femminile.
Ma non basta per incidere sul divario di genere, che nella nostra provincia resta decisamente ampio: nel 2020 il tasso di occupazione femminile in provincia era di 54,8 punti, 23 in meno di quello degli uomini e quasi 10 in meno di quello delle donne milanesi.

I segnali della crisi si manifestano anche nella crescita dei fallimenti delle imprese (75 nel IV trimestre 2020, + 17% rispetto allo stesso periodo del 2019) e delle procedure concorsuali (89, + 30,9%)”.

SEGNALI DI OTTIMISMO
Il clima di fiducia di febbraio 2021 migliora rispetto al periodo ottobre-gennaio 2020, sia nella componente dei consumatori, sia - soprattutto - in quella delle imprese, che aveva scontato un più marcato deterioramento nel corso del 2020. L'indice corrispondente passa in un mese da 88,3 a 93,2, raggiungendo il record dall'inizio della crisi pandemica; migliorano tutte le componenti a livello settoriale (manifattura, costruzioni, servizi di mercato, commercio). Anche l'Economic Sentiment Indicator, elaborato dalla Commissione Europea per sondare l'andamento dell'economia attraverso le opinioni delle imprese che operano in Italia, mostra un deciso balzo in avanti (dai 90,2 punti di gennaio ai 94,6 di febbraio) e raggiunge il valore più alto dall'inizio della pandemia.
Infine, secondo i dati Excelsior sul fabbisogno occupazionale delle imprese private, “le entrate previste nella bergamasca per il primo trimestre 2021 ammontano a 20.090 unità, in crescita di circa 5mila unità rispetto alla rilevazione del mese precedente (dicembre – gennaio 21) ma in calo, invece, di 4mila unità (-19,8%) sullo stesso periodo dell’anno precedente.

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