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Ana, ragazza bielorussa a Bergamo, "L'sms di mia mamma: vado a protestare, non so quando tornerò" - BergamoNews
Studentessa all'unibg

Ana, ragazza bielorussa a Bergamo, “L’sms di mia mamma: vado a protestare, non so quando tornerò”

Cosa succede in Bielorussia? Cosa succede se protesti per chiedere democrazia? Lo racconta Ana, una ragazza che da lontano ha visto la sua famiglia, i suoi amici, il suo popolo lottare, tra violenze e arresti pur di ottenere libertà dall'oppressione

Ana è una studentessa bielorussa del corso di laurea di Scienze delle Comunicazioni, arrivata in Italia per la prima volta 15 anni fa grazie ai “bambini di Chernobyl” e all’impegno della nonna, e da circa 4 anni frequenta l’Università degli Studi di Bergamo. Ana è una testimone, della violenza, dell’oppressione, dell’odio. Testimone della becera forza di un regime sorretto dalla polizia. Oggi vuole raccontare quello che sta accadendo nel territorio bielorusso, perché la tutela dei diritti è un problema che concerne tutte e tutti e noi, che abbiamo conosciuto l’orrore del fascismo e del nazismo, dovremmo essere vicini a quei popoli che, nel mondo, subiscono la più totale privazione dei diritti umani, di espressione, di libera riunione e di associazione pacifica, che sia in Bielorussia, in Cina, in Siria, in Egitto, in Brasile, in Myanmar o in Polonia. Dovremmo combattere al fianco di quelle donne, di quegli uomini, e di quei giovani, pronti a sacrificare anche la loro stessa vita, pur di liberare la Bielorussia dal regime oscurantista, opprimente, violento, repressivo, e coercitivo di Alexander Lukashenko che detiene il potere da ben 27 anni. Ana è una giovane ragazza che, oggi, ha avuto il coraggio di testimoniare gli orrori e le atrocità del totalitarismo militare bielorusso, perchè per cambiare davvero le cose si fa necessario parlarne.

Che rapporti hai, oggi, con la Bielorussia?

A causa della situazione, sia politica che pandemica, non torno in Bielorussia da circa due anni. Non vedo i miei genitori, i miei nonni, la mia bisnonna novantaquattrenne, i miei amici ed è frustrante. Ho paura, e sto male. Ho paura che ai miei parenti, ai miei colleghi, ai miei compagni, ai miei amici, possa accadere ciò che è accaduto al resto della popolazione. Se fossi stata lì, anch’io sarei scesa tra le strade di Minsk a protestare contro un governo illegittimo, repressivo e tutt’altro che democratico.

Qual è la situazione politica attuale in Bielorussia, e da cosa è dipesa?

Il 9 agosto del 2020 si sono svolte le elezioni, e già sapevamo che “il dopo” sarebbe stato un completo disastro. Facciamo un passo indietro: durante quelle del 2010 e del 2015 la gente iniziò a insospettirsi. Tuttavia, la manifestazione del 2010 fu fermata immediatamente, e i manifestanti non poterono contare su una forza numerica sufficientemente alta. Io ero alle medie, e non ricordo di aver visto chissà quale evento. Nel 2015, invece, era in atto la rivolta ucraina, e quindi decidemmo di non esagerare. Sembra quasi, oggi, che il Parlamento non ci sia, e i candidati non sono altro che “bambole” nelle mani di Lukashenko. Ne conosci i nomi, ma poi non sai chi questi siano, e neanche se esistano realmente. È lui che decide. Le candidature si tengono, solitamente, a maggio e le elezioni ad agosto. Subito dopo essersi candidati, molti sono stati accusati di reati mai commessi, ad esempio irregolarità nei movimenti bancari o turbamento dell’ordine pubblico, e poi arrestati, chiudendone anche i conti corrente. È stato arrestato anche uno tra i maggiori oppositori politici dell’attuale presidente, Sergei Tikhanovskij. La coniuge Sviatlana Tsikhanouskaya, dunque, ha preso il suo posto ed è diventata il pilastro portante della resistenza, nonché la principale avversaria politica di Lukashenko. La gente era contenta, si poteva percepire la felicità nell’aria. Credevano fortemente che lei potesse vincere le elezioni politiche, ma questo non è accaduto. Mia mamma mi ha raccontato che al termine dello spoglio elettorale e alla proclamazione del presidente, hanno avuto inizio le prime manifestazioni violente. Il 9 agosto gli agenti antisommossa hanno picchiato, arrestato, stuprato, violentato, torturato. Ed è assurda la quantità di rabbia di un uomo contro il suo stesso popolo. Siamo in dieci milioni, siamo meno della Lombardia. E non importava che il manifestante fosse un uomo, una donna, un bambino o un anziano. Considera che sono stati arrestati addirittura i ragazzi delle superiori. Il 9, il 10 e l’11 si sono tenute le manifestazioni più dure e violente. Ma, ancora oggi, i cittadini bielorussi scendono in strada a manifestare. Mille, diecimila, trentamila e, di domenica, anche centomila persone.

Ci sono stati oltre 12.000 arresti. Circa 450 persone sono state torturate, e centinaia di manifestanti sono stati, invece, feriti, stuprati, maltrattati e tormentati dalle forze armate. Come hai vissuto da cittadina bielorussa la crisi politica, sociale, umana, e democratica del tuo Paese?

Davvero male. Ero terrorizzata all’idea di essere lontana, e di non poter aiutare il popolo a cui appartengo, e che, oggi, è in guerra. Ma non una guerra mondiale tra popoli sconosciuti e differenti, ma tra fratelli e sorelle e quindi non sai cosa aspettarti. Non sai cosa accadrà o cosa potrebbe accadere. Sai che sarà qualcosa di brutto, ma non sai quanto. Eravamo consapevoli che durante le elezioni ci sarebbe stato un “lockdown digitale” interno, e l’unico mezzo che ho potuto utilizzare per informarmi realmente è stato Telegram. I cittadini bielorussi erano isolati sia internamente che esternamente, da tutti e da tutto. I miei genitori e i miei amici hanno partecipato alle manifestazioni. Anche i più anziani hanno manifestato, nonostante spesso siano isolati a causa della lontananza dalla rete e, quindi, “indottrinati” dalla televisione di regime, che non poteva raccontare la verità dei fatti accaduti. Considera che io soffro di acufene da circa due anni, e lo stress amplifica questa mia condizione. Durante le proteste più forti e violente, io non riuscivo a dormire a causa dei fischi alle orecchie. Andavo a letto in lacrime, e mi risvegliavo in lacrime. Chiudevo gli occhi e vedevo le immagini della protesta e delle violenze. Ero totalmente terrorizzata, perché è ingiusto. È ingiusto prendersela con la gente che non ha fatto altro che pretendere diritti, doveri, libertà, e democrazia. Ed è ingiusto che Lukashenko ordini tali violenze.

Cos’ha di diverso questa rivolta rispetto a tutte le altre?

A differenza di quella del 2010, resterà nella memoria dei bambini. Il popolo bielorusso è stanco di dover lottare per i propri diritti e per le proprie libertà. Stanco di un uomo che ha monopolizzato su di sé il potere, e continua a farlo indipendentemente dalle proteste. Il popolo bielorusso ha bisogno del cambiamento, e nonostante la repressione violenta delle forze armate, marcia tutti i giorni tra le vie e le piazze di Minsk, sventolando le bandiere bianco-rosso-bianco, e intonando l’inno nazionale. E dopo 230 giorni sono ancora lì, nonostante le violenze, gli stupri, le armi, le torture, e le sparatorie, a difesa della democrazia, dei diritti e delle libertà dell’essere umano. I simbolismi in questa serie di rivolte hanno avuto un peso significativo. Già partendo da “la rivolta delle ciabatte”. Pensa che in forma di dissenso dalle azioni politiche di Lukashenko, molti sono andati alle urne elettorali con un bracciale bianco o rosso. Sono stati schedati, ovviamente, per poi manipolarne il voto facilmente. E c’è, sicuramente, più coraggio e maggiore consapevolezza della realtà.

A proposito di rivolta delle ciabatte, perchè è stata definita così?

Credo che, in questo contesto, la parola “ciabatte” sia bellissima. Lukashenko è stato definito “scarafaggio” da Sergei Tikhanovskij, e penso che in tutto il mondo gli scarafaggi si uccidano con le ciabatte, un’iperbole per sottolineare come il popolo non voglia più Lukashenko al potere. Vorrei sottolineare come le manifestazioni non abbiano danneggiato alcunché, se non a causa dell’intervento armato dell’esercito. Ogni rivolta, ogni marcia, ogni sommossa pacifica, era attorniata da persone dedite alla pulizia delle strade, e da medici pronti a intervenire nel caso di problemi, malori, o altro. C’era poi chi portava il the da condividere, chi i pasticcini e questo è bellissimo, perchè solitamente nel mondo le manifestazioni creano degrado urbano, danneggiano i negozi, distruggono e rompono vetrine. In Bielorussia, invece, i manifestanti marciavano, e continuano a farlo, pacificamente.

Come sta la tua famiglia oggi?

Fortunatamente bene. Pensa che durante la protesta del 10 agosto, prima del “blocco” totale delle comunicazioni, mia mamma mi ha inviato un SMS: “Noi andiamo alla manifestazione, ma non so quando torneremo. Ciao!”. Ti lascio immaginare la mia reazione. Ero totalmente in crisi. Da un lato capisco che sia giusto uscire, lo farei anch’io. Ma dall’altro non posso fare nulla, io sono qui con le mani legate. Stavo giorno e notte su quel canale Telegram, nella speranza di vedere il volto di mia mamma e quando la polizia e le forze armate hanno aperto il fuoco, mi è arrivato un messaggio, e io sono letteralmente crollata. Sono esplosa. Ho pensato ai miei genitori lì, tra la gente, ai miei amici, ai cittadini bielorussi. È stato molto duro da sopportare e lo è ancora oggi quando penso che dal condominio nel quale vive la mia famiglia, poco tempo fa, siano state arrestate 15 persone. Non augurerei a nessuno di provare quello che sto provando io da ben 8 mesi.

Come si sono comportate le testate giornalistiche bielorusse durante questi giorni di protesta? E i programmi di informazione, e non, televisivi?

In Bielorussia le telecamere erano spente, non potevi far nulla. Non potevi opporti. Dovevi solo e semplicemente obbedire. Lukashenko ha letteralmente imbavagliato e zittito i giornali e la stampa. Alcuni giornalisti sono stati licenziati perchè manifestanti, altri hanno rifiutato di andare in onda a mo’ di protesta. Ne sono stati arrestati tantissimi, anche della stampa straniera. Ma come in ogni regime che si rispetti ci sono stati, e continuano a esserci, giornali e programmi televisivi fedeli al dittatore. Hanno cercato di distruggere la reputazione di Tsikhanouskaya, supponendo che lei prendesse soldi dalla Polonia, dall’America, che venisse pagata per generare protese basate sul nulla. Ma sapevano, erano consapevoli della realtà dei fatti. E hanno continuato a protestare tutte le ore, tutti i giorni, da 8 mesi a questa parte.

E i social network?

Durante i giorni delle elezioni, i social network sono stati bloccati. È paradossale che io, a Bergamo, fossi più informata dei miei genitori in Bielorussia. L’unico strumento informatico rimasto attivo è stato effettivamente Telegram, grazie al quale io sono riuscita a informarmi realmente, a discapito di Facebook, Twitter, Instagram, VK, totalmente e completamente silenziati dal regime. Potremmo anche dire che, rispetto a tutte le altre manifestazioni, l’attuale sia stata amplificata grazie ai social network. Ad esempio le foto pubblicate dai bielorussi hanno fatto il giro del mondo, e hanno fatto conoscere questa protesta ai più.

Qual è stato, invece, il ruolo della Russia?

Ovviamente quando si parla di Russia, ci si riferisce a un uomo che, come Lukashenko, ha accentrato su di sé il potere. È il nostro vicino di casa dopotutto, il nostro “Grande fratello”. E noi siamo il “cuscinetto” che si contrappone tra l’Europa e la Russia stessa. Ogni guerra ha prima distrutto noi ingiustamente, e solo dopo loro. Credo che il presidente della Federazione russa sia l’unico, oggi, a poter alzare la cornetta del telefono, e chiedere al capo di Stato bielorusso di dimettersi. Secondo me Putin, lo dico francamente, vorrebbe annettere la Bielorussia, come fece con la Crimea nel 2014. E non può, dunque, inimicarsi Lukashenko, ma se Putin si fosse schierato totalmente e radicalmente dalla parte del presidente, avrebbe visto i suoi tentativi di annessione sfumare, perché ricordiamoci che le manifestazioni a favore della liberazione del mio popolo sono avvenute anche in Russia. Ha avvelenato Naval’nyj, e ha distrutto l’opposizione russa. Lukashenko, invece, sta distruggendo quella bielorussa, spianando la strada per la fusione dei due Paesi e mi distrugge pensare che le sorti della mia Nazione siano nelle mani del Cremlino.

Riuscirà, secondo te, la presidente legittima Tsikhanouskaya a spodestare il regime militare di Lukashenko? E suppongo che i cittadini bielorussi vogliano una giustizia internazionale che possa porre fine al regime di Lukashenko. Secondo te cosa l’Europa potrebbe fare per dar voce ai bielorussi?

Tikanoskaya, oggi, rappresenta la resistenza bielorussa. Dalla Lituania, dove si è rifugiata, ha avuto la capacità di creare una fitta rete di rapporti internazionali, sia in Europa che negli Stati Uniti. Tra l’altro è stata candidata al premio Nobel per la pace del 2021, ed è stata insignita, insieme all’opposizione bielorussa, del premio Sakharov per la libertà d’espressione del Parlamento europeo. Ha il sostegno popolare, indipendentemente dal fango buttatole addosso dal regime. Ha creato, inoltre, un consiglio di coordinamento guidato dalle donne: Sviatlana Tsikhanouskaya, Svetlana Alexievich, Maryia Kalesnikava, Volha Kavalkova, Veranika Tsapkala, e tante tante altre. Tutto questo ci avvicina a una soluzione. Lukashenko non abbandonerà spontaneamente la piazza dell’indipendenza a Minsk, perché gode del sostegno completo delle forze armate, che seguiranno i suoi ordini. Dopotutto mi chiedo se abbiano davvero la possibilità di scegliere, ma voglio essere chiara: Tikanoskaya non vuole ricoprire l’incarico di presidente della Bielorussia. Vorrebbe, tuttavia, guidare un governo temporaneo, che porti il Paese a delle elezioni che siano giuste. L’Europa ha fatto molto per la Bielorussia, anzitutto non riconoscendo gli esiti delle elezioni del 2020. In secondo luogo, sostenendo l’opposizione democratica tutta, ma all’ultimo dittatore d’Europa non interessa né la volontà del Parlamento europeo, né del Congresso e neanche del Presidente degli Stati Uniti in persona, perché si è innamorato del potere.

Spero che prima o poi capisca che non potrà continuare a sorreggere una dittatura che si sbriciola tra le sue mani, perché non è più il suo posto, e mai lo è stato.

Ancora oggi la gente esce di casa, e marcia pacificamente lungo le vie di Minsk, rischiando la vita e queste manifestazioni sono guidate dalle donne, pensiamo alla legittima presidente Tsikhanouskaya, Kolesnikova e Tsapkala. Qual è, quindi, la situazione di genere in Bielorussia? E qual è la condizione della donna?

L’attuale presidente ha avuto la faccia tosta di pronunciare le seguenti parole: “La nostra Costituzione non è fatta per le donne, la nostra società non è maturata al punto di votare una donna”. E le figure femminili, nella concezione di Lukashenko, dovrebbero limitarsi alle faccende domestiche, o all’accudimento dei figli. Ma, oggi, l’opposizione è guidate da tre donne straordinarie, che cambieranno insieme le sorti del mio Paese, della Bielorussia. Lukashenko se ne faccia una ragione una volta per tutte, non siamo nel 1300. Un’altra figura divenuta l’emblema di queste proteste è Nina Bahinskaja, la “nonna della Bielorussia”. Nonostante i settant’anni, ha avuto il coraggio e la forza di affrontare agenti in tenuta antisommossa, corazzati e armati. E tutto ciò dimostra come gli anziani si siano avvicinati al mondo reale, e abbiano creduto alle parole forti e dure di condanna di Tsikhanouskaya.

Come immagini la Bielorussia del 2030?

Immagino una Bielorussia libera e democratica. Uno Stato che possa essere la casa di tutti. Io ho studiato molto i siti turistici del mio Paese, e sono bellissimi. Sono ricchi di Storia, e meritano di essere conosciuti. Non lasciamo credere al mondo intero che la Bielorussia sia solo un luogo di repressione dei diritti. Prima o poi la democrazia tornerà a esserci, e spero che le grandi Potenze che, oggi, ci stanno sostenendo, possano aiutarci nella ricostruzione della nostra identità e nel processo di democratizzazione, e mi auguro non ci abbandonino lungo la strada. Spero che la Bielorussia possa ritornare a essere il bellissimo Paese che io ho imparato a conoscere.

Che messaggio vorresti lanciare a tutte quelle ragazze e quei ragazzi come te, impauriti dall’oppressione, dall’odio, e dalla paura del regime bielorusso?

Siete meravigliosi. Non abbiate paura, e continuate a scendere in piazza a manifestare pacificamente contro un regime che ci ha tolto tutto. Siate coraggiosi, perché grazie a voi le cose cambieranno, perché la rivoluzione la si fa insieme, come popolo libero. Continuate a marciare, tutti i giorni, senza nulla in mano, indipendentemente dalle armi e dalla violenza dei militari. E a te, manifestante, va il mio grazie, perchè sei consapevole che forse non tornerai a casa o che probabilmente sarai picchiato, violentato, torturato, ucciso, ma, nonostante tutto, trovi il coraggio di manifestare, ogni giorno. Siete la nostra speranza, e mi auguro che la vostra lotta non sia vana.

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